Electrolux, a Solaro 76 uscite volontarie: i sindacati chiedono garanzie sul futuro
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Redazione Economia
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Sono 76 in tutto gli esuberi previsti per lo stabilimento Electrolux di Solaro, che saranno incentivati all'uscita nei prossimi tre anni. Il dato emerge dal quadro dettagliato, stabilimento per stabilimento, del nuovo piano di ridimensionamento delle fabbriche italiane che l'azienda ha fornito ieri a Roma nel corso del tavolo tecnico al ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Il sito di Solaro, dove si producono lavastoviglie da più di sessant'anni, è il meno colpito tra i cinque stabilimenti italiani del gruppo, ma ora i sindacati chiedono garanzie soprattutto sul futuro dello stabilimento. Il contingente complessivo dei tagli annunciati dall'azienda ammonta a 1.250 unità, a cui si aggiungono i lavoratori con contratto a termine che non verranno riconfermati e coloro che sono già usciti nel frattempo.
La mappa degli esuberi nei siti italiani
Per quanto riguarda gli operai, oltre ai 50 di Solaro, le uscite previste sono 191 a Susegana, 166 a Porcia, 146 a Forlì, 77 a Cerreto d'Esi e 20 nell'area ricerca e sviluppo. Sul fronte degli impiegati, i numeri indicano 246 a Porcia e Pordenone, 173 a Susegana, 87 a Forlì, 68 a Cerreto d'Esi e 26 a Solaro. Suddivisi per funzioni, gli esuberi sono 313 in prodotto e ricerca e sviluppo, 152 nelle operazioni e 135 nello staff di supporto.
Nello stabilimento forlivese il piano prevede 233 uscite volontarie: 146 operai e 87 impiegati. Numeri sui quali la trattativa resta aperta, come sottolineano i sindacati in una nota congiunta di Fiom, Fim, Uilm e Uglm. «Come sindacati – si legge nel documento – abbiamo chiesto di migliorare il piano industriale e di ridurre il numero complessivo degli esuberi, che presuppone da parte aziendale aumenti di efficienza del 7% annuo, a nostro avviso abnormi».
Il nodo delle uscite volontarie e il ruolo del governo
Le organizzazioni sindacali contestano anche il criterio con cui dovrebbero essere gestite le uscite.
«Il criterio della non opposizione delle uscite, per garantire una effettiva volontarietà, implica che non si sopprimano intere funzioni e che l'utilizzo degli ammortizzatori sociali sia a rotazione, senza forzature né per i lavoratori con ridotte capacità né per i colletti bianchi», proseguono i rappresentanti dei lavoratori, che rivolgendosi all'esecutivo aggiungono: «Chiediamo al Governo di rifinanziare i contratti di espansione e a Electrolux di farvi ricorso, per favorire non solo l'aggancio della pensione per chi ne ha la possibilità ma anche un ricambio con assunzione di nuove risorse»
La vertenza era arrivata a un primo passaggio politico lo scorso luglio, sempre al Mimit, quando il confronto aveva certificato lo stallo e il governo aveva definito «irricevibile» il piano della multinazionale svedese. Il nuovo piano presentato dall'azienda prevede il ritiro dei licenziamenti unilaterali, un programma di investimenti in Italia da 90 milioni di euro e un progetto di reindustrializzazione per lo stabilimento marchigiano di Cerreto d'Esi.
Nelle prossime due settimane si terranno le assemblee in tutti i luoghi di lavoro per una tempestiva ripresa del negoziato in coordinamento nazionale.
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