Electrolux, niente da fare dopo il tavolo al Mimit: l'azienda conferma il piano e i sindacati proclamano otto ore di sciopero

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La vertenza Electrolux, dopo due giorni di estenuanti tavoli tecnici al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, si è risolta in una fumata nera che lascia presagire un autunno caldo per i lavoratori del gruppo. Le sigle sindacali Fim, Fiom e Uilm, al termine del confronto romano, hanno annunciato la proclamazione di uno sciopero di otto ore in tutti gli stabilimenti italiani, dando il via a uno stato di agitazione che potrebbe segnare una svolta decisiva nelle trattative.

La ragione di questa mobilitazione è la presa d'atto che la multinazionale svedese, contrariamente alle speranze delle parti sociali, non ha ritirato il proprio piano di riorganizzazione, limitandosi a proporre modifiche giudicate marginali rispetto alla portata devastante delle misure annunciate.

Un piano senza sostanziali discontinuità

Secondo quanto riportato in una nota congiunta da Fim, Fiom e Uilm, durante il vertice al Mimit Electrolux ha sostanzialmente ribadito le linee guida del proprio programma industriale, confermando la chiusura dello stabilimento di Cerreto d'Esi e il taglio di 1.450 posti di lavoro a tempo indeterminato, un numero che, seppur in calo rispetto ai 1.719 iniziali, rimane drammaticamente alto.

A queste eccedenze, come sottolineato dai sindacati, vanno aggiunti i 135 contratti a termine che non verranno rinnovati, portando di fatto il conto complessivo delle uscite a una cifra ben più consistente. Lo stesso organico a tempo indeterminato, va detto, ha già subito una riduzione nei mesi scorsi, passando da aprile ad agosto da 4.279 a 4.200 unità, mentre 91 contratti determinati sono già scaduti senza che si sia provveduto al loro rinnovo, a testimonianza di un processo di assottigliamento della forza lavoro già in atto da tempo.

L'accusa di Usb e la richiesta di intervento del ministro Urso

Anche il sindacato Usb Lavoro privato-Categoria operaia dell'industria nazionale ha espresso una durissima presa di posizione al termine del confronto, accusando Electrolux di non aver presentato alcuna vera discontinuità rispetto al piano iniziale e di non aver ritirato le proprie intenzioni. Secondo l'organizzazione, la riduzione del numero degli esuberi sarebbe minima e di facciata, mentre la strategia complessiva dell'azienda rimarrebbe immutata, con un obiettivo chiaro: produrre di più con meno lavoratori.

Per questo motivo, la struttura di coordinamento a difesa dei lavoratori ha chiesto l'intervento diretto del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, affinché convochi immediatamente un tavolo politico che possa scardinare una posizione considerata ormai inaccettabile. «Il piano resta inaccettabile. Ora deve intervenire la politica», si legge in una nota di Usb, che annuncia anche la volontà di riprendere rapidamente la mobilitazione in tutti i siti produttivi.

I numeri degli esuberi: Porcia e Susegana nel mirino

L'impatto della ristrutturazione si fa sentire in maniera pesante in diversi territori, con gli stabilimenti del Nordest destinati a subire le conseguenze più gravi del piano. Secondo i dati presentati ieri a Roma, Porcia, in provincia di Pordenone, si trova a dover gestire la cifra più alta di esuberi, con un totale di 463 lavoratori che rischiano il posto, dei quali 208 appartenenti al plant della produzione diretta e 255 allo staff.

Segue a ruota lo stabilimento di Susegana, in provincia di Treviso, dove le eccedenze sono state quantificate in 420 unità, con la particolarità che circa la metà del personale impiegatizio, ben 180 lavoratori su 360, risulterebbe in esubero, mentre gli operai in eccesso ammonterebbero a 240. Per quanto riguarda gli altri siti, Cerreto d'Esi conta 154 esuberi, ma la sua chiusura definitiva ne determinerà la scomparsa come polo produttivo, Forlì registra 297 eccedenze e Solaro 116.

La prospettiva di un pezzo ogni 26 secondi e la mobilitazione

Ma il nodo della vertenza non è solo il numero dei tagli, quanto la filosofia che li accompagna: un aumento della produttività che, secondo i sindacati, si tradurrebbe in ritmi di lavoro insostenibili. Con modalità diverse sito per sito, il piano prevede un incremento delle cadenze produttive finalizzato a ottenere una maggiore produzione per addetto, con punte che in stabilimenti come Solaro e Susegana arriverebbero a sfiorare i 140 pezzi l'ora, l'equivalente di circa un pezzo ogni 26 secondi.

Una logica aziendale, quella di «meno lavoratori, più produzione», che Usb definisce esemplificativa di un approccio che scarica il costo della competitività interamente sulle spalle della manodopera.

La proclamazione dello sciopero di otto ore, la cui modalità verrà precisata nei prossimi giorni, rappresenta per Fim, Fiom e Uilm il primo atto di una fase di lotta che si preannuncia dura, mentre la richiesta di un confronto con il ministro Urso e le Regioni interessate diventa il terreno su cui si giocherà il futuro della vertenza, con l'obiettivo dichiarato di usare ogni leva possibile per far cambiare idea alla multinazionale.

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