Electrolux, presidio sulla Pontebbana a Susegana: otto ore di sciopero e 1.450 esuberi nel piano

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Gli operai dello stabilimento Electrolux di Susegana non ci stanno. Davanti al piano industriale che prevede 1.450 esuberi in Italia e la chiusura del sito di Cerreto d'Esi, hanno deciso di scendere in strada, lungo la Pontebbana, per far sentire la propria voce con un corteo e un volantinaggio.

La protesta rientra nelle otto ore di sciopero proclamate in tutti gli stabilimenti italiani del gruppo, una mobilitazione che Fim, Fiom e Uilm hanno annunciato dopo due giorni di confronto presso il ministero delle Imprese e del Made in Italy, tenutisi la scorsa settimana, nei quali la multinazionale svedese ha sostanzialmente confermato le scelte annunciate nei mesi precedenti.

Il piano contestato e i numeri della vertenza

Il gigante degli elettrodomestici ha ribadito la chiusura dello stabilimento marchigiano e un numero di eccedenze pari a 1.450 dipendenti in Italia, a cui si aggiungono 135 contratti a termine in scadenza che non saranno rinnovati, oltre a 91 contratti già cessati senza rinnovo. Nel frattempo, l'organico a tempo indeterminato è già diminuito, passando da 4.279 a 4.200 persone tra aprile e agosto. Sul tavolo restano 420 esuberi a Susegana, di cui 240 operai e 180 impiegati.

I sindacati contestano anche la volontà dell'azienda di superare gli accordi sull'organizzazione del lavoro, aumentando le cadenze delle linee di montaggio fino a 140 pezzi all'ora e puntando alla stabilizzazione di un unico turno giornaliero negli stabilimenti, richieste che le tre sigle hanno definito pesanti e tali da imporre ulteriori sacrifici ai lavoratori.

La delocalizzazione dei frigoriferi di bassa gamma

Ad alimentare la preoccupazione dentro lo stabilimento trevigiano è arrivata un'ulteriore notizia, circolata a Roma al termine dei tavoli tecnici e poi confermata da alcune fonti sindacali: i frigoriferi di bassa gamma cancellati dalla produzione di Susegana saranno affidati in conto terzi in Cina, la patria di Midea, con cui il gruppo ha stretto accordi commerciali in Nord America. Gli elettrodomestici arriveranno poi in vendita anche sul mercato italiano con il marchio svedese.

Una scelta che, per chi lavora sulle linee trevigiane, rende ancora più concreto il timore di un progressivo ridimensionamento del sito, che secondo le ricostruzioni dovrebbe concentrarsi sui frigoriferi da incasso di fascia alta. La logica ricalca quanto già avvenuto con le lavasciuga, la cui produzione è stata delocalizzata in Thailandia, a Rayong.

Le storie di chi teme per il domani

Dentro la fabbrica, storie molto diverse si intrecciano dentro la stessa domanda sul futuro. C'è chi ha un mutuo ancora da pagare, chi un figlio adolescente da mantenere, chi è arrivato dal Sud trent'anni fa proprio perché Electrolux rappresentava la sicurezza di un lavoro. E c'è chi quel posto fisso lo ha conquistato soltanto da poco, dopo anni di contratti a termine. La paura, raccontano i lavoratori, non riguarda soltanto la giornata lavorativa immediata: riguarda la casa, la famiglia, i figli, l'intera prospettiva di vita costruita attorno alla fabbrica.

La manifestazione nazionale e il confronto con le istituzioni

La risposta dei sindacati è già stata fissata. Martedì 15 settembre sono in programma otto ore di sciopero in tutti gli stabilimenti italiani, con una manifestazione nazionale davanti all'impianto di Cerreto d'Esi, quello destinato alla chiusura. «Saremo a Cerreto perché quel sito non deve chiudere.

Difendere Cerreto significa difendere il lavoro, la presenza industriale e il futuro di un territorio», hanno dichiarato Fim, Fiom e Uilm in una nota congiunta, annunciando che la mobilitazione proseguirà fino a quando l'azienda non ritirerà esuberi e dismissioni e non presenterà un piano industriale fondato sull'occupazione e sul rilancio degli stabilimenti italiani.

Le tre sigle chiedono inoltre una convocazione urgente del tavolo con il ministro e con le Regioni interessate, Marche, Emilia-Romagna, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia e Veneto, nonché un'assunzione di responsabilità da parte di tutti i soggetti istituzionali.

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha avuto un confronto telefonico con i presidenti delle Regioni coinvolte, al termine del quale ha ribadito la volontà di preservare gli stabilimenti e l'occupazione, pretendendo dall'azienda un piano di rilancio credibile, fondato su investimenti e su una produzione sostenibile nel tempo. Il tavolo nazionale si riunirà dopo il Consiglio Competitività del 24 settembre.

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