Electrolux Susegana, il caso dei 25 operai "in prestito" a Porcia accende la vigilia del tavolo Mimit
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Redazione Economia
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La vertenza Electrolux, già di per sé complessa e annosa, si arricchisce di un nuovo, paradossale capitolo a poche ore dal tavolo decisivo convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. La richiesta, avanzata dalla direzione dello stabilimento di Porcia e inoltrata ai rappresentanti sindacali di Susegana, di trasferire temporaneamente 25 lavoratori dalla fabbrica trevigiana a quella pordenonese, ha gettato nuova benzina sul fuoco di una trattativa già incandescente.
La proposta, che prevede il trasferimento in "trasferta" fino a fine anno, è stata accolta con un secco e immediato rifiuto da parte delle Rsu, che vedono in questa mossa l'ennesima, stridente contraddizione di un piano industriale che il governo e le regioni continuano a bollare come inaccettabile.
Un paradosso che mina la credibilità del piano
La decisione di spostare manodopera da uno stabilimento che, secondo il piano originario dell'azienda, dovrebbe subire pesanti tagli occupazionali, ad un altro che, sempre secondo la stessa strategia, sarebbe destinato a una progressiva contrazione, appare come un cortocircuito logico di difficile interpretazione. Da un lato, Electrolux conferma la sospensione, più che il ritiro, di un piano che prevede 1.
719 esuberi complessivi in Italia, di cui centinaia solo a Susegana; dall'altro, si cercano operai per far fronte a esigenze produttive urgenti, come nel caso degli stabilimenti di Forlì e Solaro, dove nelle scorse settimane sono emerse richieste di straordinari e assunzioni temporanee.
Questa dinamica, come sottolineato dai sindacati, non solo mina la credibilità dell'intero impianto industriale proposto dal colosso svedese, ma alimenta il sospetto, tra i lavoratori e i loro rappresentanti, che la strategia reale sia quella di procedere a una riorganizzazione frammentaria e poco trasparente, foriera di conseguenze ben più gravi per il tessuto produttivo del Nordest.
La richiesta di 25 operai "in prestito", in particolare, è stata interpretata come una manovra che, se accettata, avrebbe comportato di fatto la chiusura temporanea di un'intera linea di produzione a Susegana, riducendo ulteriormente i volumi e aggravando una situazione già di per sé critica.
La mobilitazione dei territori e il fronte dei sindaci
In questo clima di crescente tensione, la voce dei territori si fa sempre più compatta e insistente. I 28 sindaci della Sinistra Piave, consapevoli che la crisi di uno stabilimento come quello di Susegana non riguarda solo i 450 esuberi paventati per i lavoratori diretti, ma l'intera filiera produttiva che vi gravita attorno, si preparano a portare le loro ragioni direttamente al tavolo del Mimit. Un'indagine di Confartigianato Imprese Veneto ha quantificato in oltre 2.
000 le aziende dell'indotto, operanti nei settori della meccanica, della carpenteria, dell'elettronica e della subfornitura, che rischiano di subire le conseguenze di un eventuale ridimensionamento o, peggio, di una delocalizzazione delle produzioni.
Il sindaco di Susegana, Gianni Montesel, che guiderà la delegazione dei primi cittadini, ha espresso tutta la preoccupazione per questo nuovo episodio, definendo la situazione "drammatica" e annunciando che chiederà conto della vicenda dei 25 trasfertisti in sede istituzionale, considerando che l'ulteriore contrazione dei volumi produttivi, prospettata da questa mossa, potrebbe mettere a rischio il destino stesso dello stabilimento trevigiano.
Il conto alla rovescia per il tavolo Mimit
L'incontro di martedì prossimo al Ministero, al quale parteciperanno i rappresentanti di Regioni, Comuni e parti sociali di Veneto e Friuli Venezia Giulia, si preannuncia quindi come un momento di verità cruciale. La posizione delle istituzioni locali e dei sindacati è chiara e inequivocabile: si chiede il ritiro definitivo del piano degli esuberi, il blocco di qualsiasi iniziativa unilaterale che possa prefigurare delocalizzazioni e, al contrario, l'incremento delle produzioni negli stabilimenti italiani.
L'episodio dei 25 operai, che sembra voler anticipare una logica di spostamento di volumi e competenze da un sito all'altro, rischia di minare ancor di più la fiducia delle parti sociali, che già avevano manifestato la loro contrarietà a un piano considerato puramente "speculativo" e non in linea con gli investimenti pubblici ricevuti dall'azienda.
L'attesa è ora tutta concentrata sulle decisioni che verranno prese nel corso del vertice romano, con la speranza che l'intervento del governo possa finalmente imprimere una svolta a una vicenda che tiene in ansia migliaia di famiglie e l'intero sistema produttivo di un'area strategica del paese.




