Kimi Antonelli come Senna e Schumacher: tre vittorie su tre e già nella storia della F1

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Redazione Sport Redazione Sport   -   C’è un momento, in ogni carriera sportiva che aspiri a diventare memorabile, in cui l’asticella si sposta così in alto da non riuscire quasi più a vederla. Per Andrea Kimi Antonelli, quel momento si chiama Miami: terzo successo consecutivo, terza pole position nelle prime tre gare del mondiale, un avvio che nemmeno i più ottimisti dei suoi sostenitori – e ce n’erano molti, anche nella stessa Mercedes – avrebbero osato pronosticare. Il dato statistico, però, è impietoso e insieme glorioso: nessun altro pilota, prima di lui, era mai riuscito a trasformare le sue prime tre pole in altrettante vittorie. Nemmeno Senna, nemmeno Schumacher. E allora, per quanto si cerchi di restare con i piedi per terra, il paragone con quei giganti diventa inevitabile.

La marea rossa (di Maranello) si placa grazie al ragazzo di Bologna

Senza le vittorie di Kimi, in queste settimane staremmo probabilmente parlando d’altro. O meglio: staremmo facendo un processo alla Scuderia Ferrari, quella che a Miami si è presentata con una SF-26 profondamente rivista rispetto alle versioni precedenti – ribaltata, dicono i tecnici – eppure incapace di agguantare il podio. A Maranello avrebbero avuto bisogno di respiro, e chi glielo ha concesso? Un ragazzo di Favalanciata, classe 2006, cresciuto metaforicamente a pane e Max Biaggi, che al momento guida come se avesse dieci anni di esperienza in più. La pressione, insomma, cambia bersaglio. Gli italiani – quelli che tifano, quelli che si appassionano, quelli che cercano un eroe da osannare – hanno trovato in Kimi un nuovo punto fermo. Così la Ferrari può lavorare in pace, o almeno con meno occhi addosso, mentre il circo mediatico segue la scia di quella Mercedes numero 12.

Una gara magistrale, con Norris incollato e Verstappen respinto

La domenica di Miami ha regalato un’altra perla: Antonelli non si è limitato a gestire, ha attaccato, ha difeso, ha sofferto. Lando Norris gli è stato incollato per quasi tutta la corsa, una minaccia costante che avrebbe piegato molti rookie. Lui no. L’unica vera sbavatura – un “dritto” in partenza per resistere a Max Verstappen – ha anzi prodotto un effetto paradossale: ha aumentato la suspence e permesso a Kimi di esibirsi in una rimonta che ha dato ancora più spettacolo. Lo stesso Verstappen, va detto, ha offerto una prova di grande sostanza, regalando sorpassi e azioni da manuale. Dall’altra parte, invece, George Russell è sembrato quasi surclassato dal compagno di squadra, mentre un timido Norris e un sorprendente Colapinto – quest’ultimo capace di guadagnare posizioni con una strategia aggressiva – hanno completato il quadro di una gara ricca di sottotrame.

SuperKimi, la McLaren che torna e le domande di un mondiale appena iniziato

Tre vittorie su tre pongono automaticamente una domanda: possiamo già parlare di corsa al titolo? Nessuna certezza, ovviamente, ma il tema è sul tavolo. La McLaren sembra aver ritrovato smalto, la Ferrari cerca risposte dopo il mezzo passo falso di Miami, e la Mercedes – impeccabile nella gestione del fine settimana – predica per bocca del suo giovane fenomeno una calma che però nessuno, a vedere i numeri, riesce a condividere. Antonelli, dal canto suo, continua a ripetere che il campionato è lungo, che ci sono tante variabili, che non bisogna esaltarsi. Peccato che la storia, quella vera, non aspetti mai il momento opportuno: lei si scrive da sola, gara dopo gara, curva dopo curva. E questo inizio di stagione, per un diciannovenne italiano al volante di una freccia d’argento, ha già la sostanza dei capitoli destinati a restare.

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