UniCredit, il cda fa il punto sul risiko bancario: da Commerzbank a Banca Generali

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Un consiglio di amministrazione straordinario, convocato in giornata a Milano, ha riunito i vertici di UniCredit attorno a un'informativa dell'amministratore delegato Andrea Orcel dedicata allo stato del consolidamento bancario in Europa e in Italia. Sul tavolo, secondo quanto filtra, non solo le operazioni in cui l'istituto di Piazza Gae Aulenti è direttamente coinvolto, ma l'intero scacchiere dei dossier allo studio, in una fase in cui il risiko italiano ed europeo ha accelerato bruscamente.

Il dossier tedesco e il rinvio dei conti

Il primo fronte è quello di Commerzbank. UniCredit ha già conquistato una quota vicina al 50% del capitale dell'istituto tedesco, una soglia che secondo gli analisti sarebbe sufficiente per controllare di fatto l'assemblea ordinaria degli azionisti, tradizionalmente partecipata dal 70-80% del capitale.

Il percorso regolamentare resta tuttavia in corso: dopo il via libera della vigilanza tedesca BaFin alla richiesta di superare il 30% del capitale, il dossier è passato alla Bce, che avrà 60 giorni lavorativi per completare la valutazione, termine prorogabile di altri 20 in caso di richieste informative. Restano poi da ottenere le autorizzazioni dell'Antitrust europeo e delle autorità competenti nei Paesi in cui opera Commerzbank, tra cui Stati Uniti e Polonia.

La banca ha rinviato l'approvazione dei conti trimestrali proprio per iniziare a recepire nei numeri almeno parte dei dati dell'istituto tedesco.

L'incrocio con la partita Mps, Intesa e Generali

Sullo sfondo si muovono i nuovi equilibri azionari legati all'Opas di Intesa Sanpaolo su Mps, che ha raccolto il favore di alcuni dei principali soci della banca senese, con possibili ripercussioni sugli assetti di Generali, di cui UniCredit è uno degli azionisti più rilevanti con una partecipazione del 9%. Il riferimento è alle adesioni annunciate da Delfin ed Edizione, la holding della famiglia Benetton, che hanno modificato il quadro delle alleanze attorno a Monte dei Paschi.

In questo contesto, l'interesse attribuito a Orcel per le reti di distribuzione nel private banking, come Banca Generali, può avere alimentato l'attenzione del banchiere con le recenti ipotesi di un interesse di Generali per le quote di minoranza della controllata guidata da Gian Maria Mossa.

Le ipotesi su Banca Generali

Le indiscrezioni su un possibile cda straordinario di UniCredit dedicate al dossier di Banca Generali si erano diffuse nelle ore precedenti. Generali detiene già una partecipazione di controllo pari al 50,17% della banca privata e, secondo quanto riportato da Affari Italiani, sarebbe pronta a lanciare un'Opa totalitaria sull'istituto. Ai prezzi di mercato, rilevare tutto il capitale non già in mano al Leone costerebbe circa 3,49 miliardi di euro, premio escluso.

La mossa servirebbe a irrobustire il perimetro del gruppo dopo il via libera alla fusione di Alleanza Assicurazioni in Generali Italia. Banca Generali è da tempo una pedina del risiko: Mps ha lanciato ad agosto un'Ops proprio su Banca Generali, oltre che su Banco Bpm, in un piano che secondo diversi osservatori di mercato appare ora in salita dopo il rilancio dell'Opas di Intesa Sanpaolo.

La posizione di UniCredit

Orcel ha ribadito in più occasioni che UniCredit non intende farsi trascinare nel risiko italiano solo per ragioni dimensionali o difensive, e che ogni eventuale operazione dovrà garantire una creazione di valore superiore rispetto alle alternative. Dopo l'operazione tedesca, il gruppo si considera sempre più paneuropeo, con l'Italia destinata a rappresentare circa un terzo delle attività, la Germania un altro terzo e l'Austria insieme agli altri mercati la quota restante.

La partecipazione in Generali continua a essere qualificata come un investimento finanziario, ma il panorama in movimento potrebbe indurre la banca a rivedere le proprie valutazioni sulla base dei nuovi equilibri.

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