Cremonese e Torino si neutralizzano allo Zini, D’Aversa archivia la pratica salvezza ma resta l’amaro per il gol annullato a Baschirotto

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La domenica calcistica della 33esima giornata di Serie A si è aperta con il punteggio di 0-0 tra Cremonese e Torino, un risultato che, a guardare la sostanza, accontenta parzialmente gli umori degli spogliatoi ma non regala emozioni al pubblico dello stadio “Zini”. In una partita giocata sotto il sole e segnata da ritmi compassati – se si escludono alcuni sprazzi nella ripresa – i granata di Roberto D’Aversa hanno bloccato la corsa verso la terza vittoria consecutiva, accontentandosi di un punto che, come sottolineato dal tecnico ospite, vale però un traguardo statistico non da poco: il raggiungimento aritmetico dei 40 punti. Dall’altra parte, Marco Giampaolo ha visto la sua Cremonese lottare con gli artigli ma senza riuscire a graffiare concretamente, uscendo dal match con il rimpianto per una rete annullata e la consapevolezza che la rincorsa alla salvezza resta ancora in bilico.

L’autopsia di un gol che non c’è stato: il dubbio arbitrale che infiamma la ripresa

Il copione tattico della gara, caratterizzato da un sostanziale equilibrio nella prima frazione, è esploso simbolicamente al minuto 62. Sugli sviluppi di un calcio d’angolo battuto dalla Cremonese, è stato Federico Baschirotto a insaccare il pallone alle spalle di Paleari, scatenando la gioia immediata dei padroni di casa. Un’esultanza durata lo spazio di un review al VAR: l’arbitro Fabbri, richiamato al monitor per l’on-field review, ha infatti annullato la marcatura, ravvisando un contatto del difensore sul portiere granata.

Un verdetto che, inevitabilmente, ha monopolizzato il discorso post-partita. Se D’Aversa, dal canto suo, ha liquidato la questione con un laconico “zero dubbi” – sostenendo la correttezza della decisione tecnica – Marco Giampaolo ha invece scelto una metafora tanto cruda quanto efficace per descrivere l’accaduto. “Mi sembra l’autopsia a un’azione di gioco. Andiamo a cercare il motivo per cui il malato è defunto”, ha dichiarato l’allenatore grigiorosso, esprimendo un dissenso di fondo sulla ricostruzione dinamica dell’episodio. Secondo la sua lettura, Baschirotto sarebbe arrivato prima sulla sfera, rendendo regolare l’intervento. Al di là della metrica poetica utilizzata dal mister, la realtà dei fatti parla di un punto lasciato per strada e di un’occasione sprecata per muovere una classifica che, per la formazione di casa, resta pericolosamente corta.

D’Aversa e il bicchiere mezzo pieno: “40 punti e atteggiamento da salvezza”

Se per la Cremonese ogni singolo episodio arbitrale può pesare come un macigno nella lotta per non retrocedere, per il Torino lo scenario appare decisamente più sereno. L’allenatore Roberto D’Aversa, analizzando la prestazione opaca dei suoi, ha preferito soffermarsi su ciò che il risultato porta a casa anziché su ciò che manca. “In passato questa partita l’avremmo persa”, ha ammesso il tecnico, sottolineando come il carattere mostrato sia comunque valso a evitare la sconfitta in una trasferta insidiosa.

Il raggiungimento della quota 40 punti, avvenuto con largo anticipo rispetto al rush finale, rappresenta per il club granata un obiettivo stagionale centrato. D’Aversa, pur riconoscendo le difficoltà in fase di costruzione e qualche giocatore “sotto tono” – menzionando esplicitamente il caldo del secondo tempo come fattore limitante – ha preferito blindare l’aspetto mentale della sua squadra, elogiando un atteggiamento che non ha mai concesso il fianco all’avversario, nonostante la Cremonese spingesse nella seconda parte di gara. Sul piano tattico, la scelta di accentrare Pedersen per sfruttarne la velocità non ha però prodotto gli effetti sperati, evidenziando una certa sterilità offensiva che ha impedito ai piemontesi di pungere in ripartenza.

Giampaolo carica l’ambiente: “Nulla è scontato”, ma l’attacco stecca

Dall’altra parte della barricata, Marco Giampaolo ha provato a trasmettere fiducia a un ambiente che sente il peso della pressione. “Non dobbiamo guardare in faccia a nessuno”, ha tuonato il tecnico in vista del prossimo, difficilissimo impegno contro il Napoli, un match che sulla carta sembra proibitivo ma che Giampaolo non vuole archiviare come una sconfitta annunciata. La sua analisi si è concentrata sulla difficoltà di gestire l’ansia da prestazione, ammettendo di aver visto la squadra tesa durante la rifinitura e nella prima mezz’ora di gioco.

Tuttavia, al di là delle parole di circostanza e delle buone intenzioni, il campo ha detto che alla Cremonese manca ancora la cattiveria sotto porta. Il tandem offensivo composto da Bonazzoli e Sanabria ha faticato a trovare varchi in una difesa del Torino ben protetta da Paleari, il quale è stato chiamato a un intervento decisivo proprio su Bonazzoli. L’inserimento di Okereke e Zerbin nella ripresa ha dato un po’ di vivacità, ma non sufficiente a scardinare il muro eretto dagli ospiti. La sensazione, al triplice fischio, è che per i grigiorossi la salvezza passerà necessariamente da un ritorno al gol, un’urgenza che al momento pare frenata da una evidente sudditanza psicologica.

Le scelte di formazione e la gestione della fascia da capitano

Analizzando gli undici iniziali, D’Aversa aveva confermato il trio offensivo con Vlasic a supporto di Simeone e Adams, mentre Giampaolo rispondeva con il consueto 4-4-2 affidato alle folate di Vandeputte e Floriani Mussolini sulle fasce. Tra le curiosità emerse al termine del match, l’allenatore granata ha dovuto chiarire anche un piccolo retroscena di spogliatoio relativo a una “incomprensione” sulla fascia di capitano tra Gineitis e Vlasic, un dettaglio che testimonia una gestione non sempre lineare dei ruoli all’interno di una rosa comunque già tranquilla.

Per la Cremonese, invece, la nota dolente resta l’assenza di cinismo. Come sottolineato dallo stesso Giampaolo, “un gol lo avevamo fatto” (poi annullato) e “non è bastato”. Una sintesi amara per una squadra che, pur mostrando cuore e organizzazione, rischia di pagare a caro prezzo questi pareggi che sanno di vittoria mancata.

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