Migliaia in piazza al Quarticciolo contro il decreto Caivano

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nonostante la pioggia battente, migliaia di persone hanno riempito le strade del Quarticciolo, quartiere alla periferia est di Roma, per dire no al cosiddetto "modello Caivano". Il corteo, partito alle 17 di sabato pomeriggio, è stato organizzato dal comitato Quarticciolo Ribelle, che da anni anima il territorio con iniziative sociali come un doposcuola popolare, una palestra e un ambulatorio autogestiti. La protesta, colorata e determinata, ha visto sfilare residenti, attivisti e cittadini che hanno alzato la voce contro l’applicazione del decreto Caivano, voluto dal governo Meloni e già operativo in altre aree del Paese.

Il "modello Caivano", che prevede interventi straordinari su ordine pubblico e sicurezza per contrastare degrado e criminalità, è stato esteso anche al Quarticciolo, una delle sette zone identificate dal governo come prioritarie. Fabio Ciciliano, commissario straordinario nominato dall’esecutivo, aveva 60 giorni di tempo per presentare i piani di intervento, scaduti proprio ieri. Ma per i manifestanti, quel modello non rappresenta una soluzione, bensì una minaccia alla vivibilità del quartiere.

Tra le voci più significative del corteo, quella di Irene Marchetti, una ragazza proveniente da Caivano, che ha portato la sua testimonianza diretta. "Da quando è stato applicato il modello Caivano, ci sono molte forze dell’ordine e telecamere, ma non c’è una reale sicurezza, né un maggiore benessere", ha dichiarato ai presenti. Le sue parole hanno trovato eco tra i manifestanti, che vedono nel decreto un approccio repressivo e inefficace, lontano dalle reali esigenze del territorio.

Il Quarticciolo, spesso descritto come una "borgata" ai margini della città, è invece un quartiere vivo e resiliente, dove iniziative dal basso hanno cercato di colmare le carenze istituzionali. Proprio per questo, l’idea di importare un modello calato dall’alto, senza un reale coinvolgimento degli abitanti, è stata percepita come un’imposizione inaccettabile. "Cambiamo il quartiere, alziamo la voce", recitava uno degli slogan più gridati durante la manifestazione, a sottolineare la volontà di difendere un’identità che non vuole essere sacrificata in nome di una sicurezza solo apparente.

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