Dialoghi a Berlino, la partita della pace nel segno delle garanzie
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Redazione Esteri
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Sotto i riflettori della capitale tedesca, dove i colloqui sono proseguiti con fitto impegno, la ricerca di una via d'uscita dal conflitto si scontra con la complessità di quesiti irrisolti, che vedono al centro la definizione del futuro assetto di sicurezza continentale. Mentre Volodymyr Zelensky, dopo un confronto di cinque ore nella giornata di domenica, si è detto disposto a riconsiderare l'obiettivo dell'adesione alla Nato, ciò che emerge con forza dalle trattative è l'intransigenza americana sul proprio disegno strategico, una posizione che il Wall Street Journal ha definito come un muro contro i compromessi. D'altronde, il Cremlino, sebbene non presente fisicamente al tavolo, ha ribadito attraverso i propri canali diplomatici come la neutralità di Kiev rappresenti un punto cardine, anzi "la pietra angolare", di ogni possibile intesa, condizionando così, e non poco, il perimetro delle opzioni sul tavolo.
Il nodo del Donbass e le garanzie di sicurezza
A rendere ancor più intricato il dialogo, peraltro, è la spinosa questione del controllo territoriale sulla regione di Donetsk, in gran parte occupata dalle forze russe, un tema che si interseca inevitabilmente con quello della futura stabilità dell'Ucraina. La controproposta avanzata dal presidente ucraino, che si lega alla rinuncia alla membership atlantica, ruota attorno alla richiesta di garanzie di sicurezza bilaterali e multilaterali, paragonabili per solidità a quelle di cui godono i Paesi membri dell'Alleanza, una soluzione che tenterebbe di colmare il vuoto di protezione lasciato dalla non adesione. Tali garanzie, tuttavia, implicano una serie di impegni politici e militari da parte dei partner occidentali, degli Stati Uniti in primis, i quali, guidati dall'inviato speciale Steve Witkoff e da Jared Kushner, sembrano al momento concentrati nell'ottenere l'accettazione del proprio piano senza sostanziali modifiche, in un braccio di ferro che il quotidiano finanziario americano descrive senza mezzi termini.
L’Europa e la settimana degli asset congelati
Sullo sfondo dei negoziati, mentre a Berlino sono coinvolti anche i vertici di Unione europea e Nato, si profila una settimana decisiva per un altro dossier strettamente collegato: quello degli asset russi congelati nel territorio dell'Unione. La gestione di queste ingenti risorse finanziarie è vista da molti come una leva fondamentale per sostenere la ricostruzione ucraina e come elemento di pressione aggiuntivo, sebbene il suo utilizzo ponga interrogativi giuridici e politici di non facile soluzione. Le parole della premier, che ha parlato della necessità di evitare che la conquista del Donbass possa preludere a un cedimento più ampio, sottolineano la percezione di una posta in gioco che va ben oltre i confini nazionali, configurando uno scenario di sicurezza collettiva che appare tutt'altro che definito.
La dinamica negoziale e le prospettive immediate
La dinamica in corso, dunque, si caratterizza per una tensione palpabile tra la fermezza americana, le necessità di garanzia espresse da Kiev e le pressioni indirette di Mosca, il tutto mentre gli europei cercano un ruolo costruttivo. I negoziati, che vedono una partecipazione ampia ma escludono la controparte russa, si trasformano così in un difficile esercizio di mediazione interna al blocco che sostiene l'Ucraina, dove ognuno tenta di far prevalere le proprie priorità. La partita, in queste ore, si gioca sui dettagli tecnici delle proposte di sicurezza e sulla capacità di trovare una formulazione che possa risultare accettabile per tutti, senza che questo significhi, per nessuno dei protagonisti in campo, un passo indietro dagli obiettivi fondamentali che si è prefissato.




