Zelensky in Olanda tra ricerca di sostegno e nodo insormontabile dei territori
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Redazione Esteri
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Volodymyr Zelensky prosegue senza sosta la sua campagna diplomatica, toccando ora L'Aja dopo le recenti tappe a Londra, Roma, Città del Vaticano e Berlino. Il presidente ucraino, che incontrerà le massime autorità politiche e istituzionali olandesi, mantiene fermo il principio cardine della sua azione negoziale, dichiarando, come riportato dall'agenzia Unian, che Kiev "non riconoscerà il Donbass come territorio russo, né de jure né de facto". Una presa di posizione netta, che si scontra però con la complessa realtà dei colloqui in corso, nei quali gli Stati Unati, secondo quanto affermato da Zelensky a Berlino, stanno cercando una soluzione di compromesso proponendo l'istituzione di una zona economica libera nella regione contesa.
La spinta americana e il muro russo
Proprio dall'amministrazione statunitense, guidata dal presidente Donald Trump, arrivano segnali di ottimismo sullo stato delle trattative, con l'affermazione che si è "più vicini che mai alla soluzione". Questo slancio sembra trovare conferma nella programmazione di un nuovo round di colloqui tecnici, previsto per il prossimo fine settimana probabilmente a Miami, dove gruppi di lavoro e personale militare esamineranno le mappe sul terreno. Fonti citate da Axios riferiscono di significativi progressi sul capitolo delle garanzie di sicurezza per Kiev, un elemento che ha sorpreso alcuni funzionari europei per l'ampiezza delle concessioni discusse. Il quadro generale, tuttavia, rimane oscurato dall'irrigidimento di Mosca, che continua a respingere qualsiasi ipotesi di dispiegamento di truppe straniere in Ucraina e mantiene una chiusura totale su qualsiasi negoziato che presupponga la restituzione dei territori occupati.
Il contesto europeo e le ombre della cronaca
Mentre Zelensky cerca di consolidare il sostegno europeo, incontrando anche il premier olandese Dick Schoof e discutendo di risarcimenti di guerra, il fronte continentale non appare completamente compatto. L'Ungheria, attraverso il suo primo ministro Viktor Orban, ha rinnovato le sue critiche ai prestiti dell'Unione Europea destinati a Kiev, aggiungendo un elemento di tensione interna in un momento delicato. Parallelamente, il conflitto continua a mietere vittime e a generare episodi che alimentano la spirale della violenza, come l'abbattimento di un drone su Mosca, evento trattato dalle autorità con la massima serietà e inserito nelle indagini di cronaca nera che periodicamente emergono dal teatro bellico, senza che ciò porti, almeno per il momento, a un'inversione di rotta da parte dei belligeranti.
Il compromesso impossibile e la strada per Miami
La partita decisiva si gioca quindi sul bilanciamento tra la richiesta ucraina di garanzie di sicurezza concrete e il rifiuto categorico di cedere sovranità sui territori. La proposta americana di una zona economica speciale nel Donbass rappresenta un tentativo di aggirare l'ostacolo, offrendo una formula che, nelle intenzioni di Washington, potrebbe soddisfare esigenze economiche senza un esplicito trasferimento di controllo politico-militare. Resta il fatto che Zelensky ha ribadito con chiarezza come per Kiev il Donbass resti parte integrante del paese, un principio non negoziabile che rischia di trasformarsi in una linea invalicabile, rendendo il vertice di Miami un appuntamento cruciale per testare la reale flessibilità delle parti in causa su quello che si conferma essere il nodo più intricato dell'intero conflitto.




