Venezia, cade nel rio davanti ai turisti: un ventenne morto annegato

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’alba a Venezia, per chi la vive dal Ponte di Rialto o dalle fondamenta deserte di San Polo, può ancora regalare quella quiete irreale che solo la laguna sa offrire; ma ieri mattina, intorno alle 5.30, quel silenzio è stato lacerato da grida disperate – le urla di tre giovani finiti in acqua, forse per un momento di distrazione o per una perdita di equilibrio aggravata dalla scarsa visibilità, almeno stando alle prime ipotesi degli investigatori. Di quei tre, due sono stati tratti in salvo. Il terzo, un ragazzo di appena vent’anni, non ce l’ha fatta: il suo è stato recuperato dai sommozzatori dei vigili del fuoco dopo più di un’ora di ricerche subacquee, già privo di vita.

La dinamica e i soccorsi

Secondo una prima ricostruzione, ancora frammentaria e al vaglio dei carabinieri, il gruppo si trovava nei pressi della corte Amaltea, nel sestiere di San Polo, quando i tre sono scivolati o caduti nel rio sottostante. Sul posto sono intervenute immediatamente più squadre: vigili del fuoco, Suem 118, e i carabinieri, che hanno avviato un’inchiesta per chiarire l’esatta sequenza dei fatti. Non si esclude che la scarsa illuminazione notturna – tipica di quelle ore, prima dell’alba – possa aver giocato un ruolo decisivo, così come l’eventuale stato di alterazione dei giovani, un aspetto su cui gli inquirenti mantengono il massimo riserbo. Due turisti, che si trovavano a passeggiare nei paraggi, hanno assistito alla scena: uno di loro ha tentato un recupero di fortuna, gettandosi in acqua, ma senza riuscire a raggiungere il ventenne, trascinato via dalla corrente superficiale del canale.

La chiamata ai soccorsi e il recupero del A dare l’allarme è stata una donna residente nella zona: svegliata dal pianto del figlio, ha udito le urla provenire dal rio e ha subito chiamato il numero unico per le emergenze. I sommozzatori, arrivati in pochi minuti, hanno scandagliato il fondale per oltre sessanta minuti prima di localizzare il corpo del ragazzo di origini magrebine – probabilmente tunisino – che giaceva a pochi metri dal punto della caduta. I due amici superstiti, visibilmente sotto choc, sono stati affidati alle cure del personale del Suem e successivamente accompagnati in caserma per essere ascoltati. Nessuna accusa è stata al momento formalizzata, ma l’indagine procede su più fronti, compresa l’analisi delle immagini delle telecamere di sorveglianza private che potrebbero avere inquadrato l’area.

Le indagini e il contesto giudiziario

I carabinieri stanno raccogliendo le testimonianze di chi ha assistito alla tragedia, inclusa la coppia di turisti che ha tentato il salvataggio e la donna che ha lanciato l’allarme. Il fascicolo, per ora aperto per omicidio colposo e cause di morte da accertare, resta contro ignoti. Gli investigatori non escludono che la caduta possa essere stata accidentale, ma vogliono escludere ogni altra ipotesi, compresa quella di un eventuale litigio o di una caduta provocata da terzi. Nel frattempo, la procura di Venezia ha disposto l’autopsia sul del ventenne, per stabilire con certezza se la causa del decesso sia stato esclusivamente l’annegamento o se abbiano concorso altri fattori. Il rio di San Polo, come molti canali veneziani, è noto per le correnti subacquee e per la visibilità quasi nulla durante le ore notturne, condizioni che rendono difficile anche per un nuotatore esperto orientarsi dopo una caduta. I due giovani sopravvissuti, che al momento non risultano indagati, sono stati sentiti come persone informate sui fatti; dalle loro dichiarazioni, ancora parziali, si cercherà di ricostruire l’esatto momento in cui la serata – o la mattina presto – si è trasformata in tragedia.

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