L'abito su misura per il Toro: Abate trasforma e si gioca la carta del cambio modulo

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Redazione Sport Redazione Sport   -   "Non dobbiamo fossilizzarci sui numeri, l'obiettivo è cucire di volta in volta l'abito migliore per questa squadra". Fin dalle prime settimane della sua avventura sulla panchina del Torino, Ignazio Abate aveva chiarito con trasparenza la propria filosofia di gioco. Dichiarazioni d'intenti che rischiavano di rimanere concetti astratti se non avessero trovato riscontro sul campo.

A Firenze contro la squadra di Grosso, invece, la promessa si è trasformata in realtà concreta: il tecnico granata ha dimostrato coraggio e lucidità tattica, passando dalle parole ai fatti nel momento di massima necessità.

La prima vittoria che porta la firma del nuovo corso

La sfida del Franchi si è rivelata il banco di prova ideale per testare la consistenza di un progetto ancora in fase di rodaggio. Il Torino, reduce da un avvio senza vittorie, ha raccolto i primi tre punti stagionali imponendosi per 1-2 sul campo di una Fiorentina che, al contrario, resta ancorata a quota zero dopo tre partite di campionato. Il match si era messo inizialmente in salita per i granata, con i viola capaci di passare in vantaggio a inizio ripresa grazie alla rete di Pellegrino, ma la reazione ospite è stata veemente e ha cambiato il volto della partita.

L'ex di turno Rolando Mandragora ha firmato il pareggio con un missile dalla distanza, mentre Che Adams ha completato la rimonta con un gol in acrobazia, regalando ad Abate il primo successo in Serie A da allenatore del Torino.

Il momento della svolta: Abate cambia pelle e sistema

La partita, però, racconta molto di più di un semplice risultato positivo e diventa il simbolo di un'evoluzione tattica che potrebbe segnare il futuro della squadra. Nelle prime uscite, il punto debole granata era stata la difesa, con cinque gol incassati in tre partite tra coppa e campionato, un aspetto che Abate aveva più volte sottolineato in conferenza stampa come prioritario da correggere. Di fronte alle difficoltà incontrate nel corso del match e al vantaggio avversario, il tecnico non ha esitato a rimescolare le carte in tavola.

La difesa a tre iniziale, che sembrava l'assetto di partenza, è stata trasformata in una linea a quattro con un passaggio al 4-3-1-2. Un rombo a centrocampo che ha liberato Nikola Vlasic nel suo ruolo naturale di trequartista, alle spalle delle due punte, garantendo maggiore densità e qualità nella costruzione del gioco. È stato l'ingresso di nuovi elementi, come Belghali, e lo spostamento degli equilibri a dare una scossa decisiva alla manovra offensiva.

Mandragora come alfiere e la scommessa del mercato

L'arrivo di Mandragora si è rivelato immediatamente decisivo, confermando le valutazioni positive espresse dall'allenatore nei giorni precedenti. Il centrocampista, considerato da Abate "il più pronto" tra i nuovi acquisti e definito un leader e un acquisto importante per lo spessore che aggiunge alla rosa, è stato il fulcro della rimonta, sbloccando il risultato con un tiro che ha punito i suoi ex compagni. Ma la vittoria di Firenze apre anche scenari più ampi sul futuro tattico del Torino.

L'adattabilità dimostrata dalla squadra, capace di cambiare volto a partita in corso, è la dimostrazione pratica della filosofia di Abate che punta a non fossilizzarsi su schemi fissi. "Volta per volta, sceglierò la formazione migliore", aveva anticipato il tecnico durante la settimana, e il successo del Franchi sembra avergli dato ragione. La possibilità di avere una rosa con tante alternative, capace di variare dal 3-5-2 al 4-3-1-2, diventa un'arma in più per affrontare le diverse situazioni di gioco.

Un bivio per la Fiorentina e l'azzardo vincente di Abate

La sconfitta ha invece gettato la Fiorentina in una crisi profonda, con la piazza che ha iniziato a contestare duramente l'operato di Fabio Grosso dopo un avvio che rappresenta il peggiore degli ultimi ottant'anni per i viola. Il tecnico viola, che ha parlato di una sconfitta non meritata, si è assunto le responsabilità, sottolineando però come il tempo sia l'elemento necessario per far amalgamare un gruppo profondamente rinnovato dal mercato.

Da parte sua, Abate, con la prima vittoria in panchina, ha lanciato un segnale chiaro: il suo Torino è un cantiere aperto, pronto a sorprendere e a mettere in pratica le intuizioni studiate in settimana. Una rondine, va detto, non fa primavera e servirà continuità per parlare di una vera svolta. Tuttavia, il coraggio dimostrato a Firenze, con un cambio modulo che ha ribaltato le sorti della partita, è un indicatore importante di come il tecnico stia cercando di trovare la giusta alchimia.

La strada è ancora lunga e le prossime sfide diranno se questa sarà una felice parentesi o l'inizio di un nuovo corso strutturato per il Torino di Abate.

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