La Francia apre a un compromesso sui motori termici, ma pone condizioni all'Ue

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Redazione Economia Redazione Economia   -   In un momento di stallo negoziale, mentre la Commissione Europea rinvia a metà dicembre e a gennaio le sue comunicazioni sul pacchetto auto, la Francia precisa la sua posizione in una lettera formale indirizzata a Bruxelles. Il governo di Parigi, stando a quanto riportato da fonti giornalistiche, si dichiara disposto a valutare dei correttivi alla normativa che dal 2035 vieterebbe la vendita di auto a benzina e diesel, una disposizione che molti osservatori giudicano ormai in bilico. Questa apertura, però, non è affatto incondizionata e si lega a precise richieste di garanzie a tutela della propria industria automobilistica, settore nel quale, com'è noto, il Paese vanta colossi di fama mondiale. La mossa francese, del resto, si inserisce in un dibattito comunitario sempre più polarizzato, dove le pressioni per una revisione degli obiettivi green si sono fatte via via più insistenti.

L'incertezza di Bruxelles e la nebbia sul futuro

La metafora della vettura in corsia di sorpasso che viene avvolta improvvisamente dalla nebbia, circolata negli ambienti di Bruxelles, descrive con efficacia l'attuale impasse. Il percorso verso la mobilità elettrica, un tempo tracciato con apparente certezza, oggi appare infatti oscurato da ripensamenti strategici e da calcoli politici, tanto che lo stesso divieto per i motori termici potrebbe essere soggetto a un rinvio, ipotizzato da alcuni fino al 2040. La Commissione, che pure aveva calendarizzato la presentazione del nuovo pacchetto di misure, ha preferito prendere tempo, slittando la decisione di alcune settimane e alimentando un clima di attesa carico di aspettative contrastanti.

La lettera dei sei leader e il principio di neutralità

A complicare ulteriormente il quadro contribuisce l'iniziativa diplomatica di sei capi di governo europei, tra cui il presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni, i quali hanno sottoscritto una missiva congiunta indirizzata alle istituzioni comunitarie. In quella lettera si chiede esplicitamente un cambio di rotta nelle politiche di transizione, a partire proprio dal settore automotive, invocando il pieno rispetto del principio di neutralità tecnologica. Una richiesta, questa, che di fatto spingerebbe verso un approccio meno vincolante e più aperto a soluzioni ibride o alternative alla pura elettrificazione, accogliendo così le preoccupazioni di una parte significativa dell'industria continentale.

Le contropartite e la partita industriale

La posizione francese, pertanto, lungi dall'essere isolata, riflette una preoccupazione condivisa da molti stati membri sulla sostenibilità economica e occupazionale della transizione. Parigi, nel dichiararsi disponibile al compromesso, chiede implicitamente all'Ue di farsi carico dei costi che tale cambiamento comporta per i costruttori nazionali, auspicando probabilmente un nuovo pacchetto di sostegno finanziario. Si delinea, in altri termini, uno scambio politico di non poco conto: una flessibilità sulle date e sulle tecnologie consentite, in cambio di un robusto impegno comunitario a proteggere un'industria che, per alcuni paesi, rappresenta ancora il cuore della manifattura e dell'innovazione.

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