Carburanti, quel lieve calo che non tranquillizza: gasolio a 2,181 euro al litro ma i ribassi viaggiano a macchia di leopardo

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La tregua, se di tregua si può parlare, dura lo spazio di un rifornimento. I prezzi dei carburanti, infatti, mostrano un lieve cedimento: un respiro breve, più psicologico che sostanziale, che trova origine negli adeguamenti al ribasso comunicati dalle compagnie petrolifere. Il gasolio, in particolare, scende fino a otto centesimi al litro rispetto alla rilevazione del giorno precedente, un dato che però va letto con cautela perché non trova riscontro uniforme sull’intero territorio nazionale. Lungo la rete stradale, la fotografia scattata questa mattina (9 aprile) restituisce un prezzo medio per la benzina in modalità self service di 1,789 euro al litro, mentre il gasolio si attesta a 2,181 euro; il GPL, al contrario, segna un rialzo di quattro centesimi arrivando a 0,793 euro al litro, e il metano resta fermo a 1,606 euro al chilogrammo.

Il monito della Iea: la crisi energetica più grave mai vista

A gettare benzina sul fuoco – è il caso di dirlo – ci pensa Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale per l’energia (Iea), l’organismo che coordina le politiche energetiche di oltre trenta Paesi, Italia compresa. Intervistato dalla rivista tedesca Der Spiegel, Birol ha chiarito che benzina e diesel “resteranno alti e volatili ancora per un po’”. La sua diagnosi non lascia spazio a ottimismi: stiamo attraversando la più grande crisi energetica della storia, con interruzioni nella produzione e nell’approvvigionamento di petrolio, gas naturale e derivati che superano, messe insieme, quelle registrate nelle tre precedenti crisi globali. Un quadro che rende strutturali quelle oscillazioni dei listini alla pompa, le stesse che ogni giorno gli automobilisti si trovano a verificare con lo scontrino in mano.

Rilevazioni contrastanti e il braccio di ferro con le compagnie

Il paradosso, per chi guida, è sotto gli occhi di tutti: il petrolio cala sui mercati internazionali, eppure i prezzi alla pompa continuano a salire. Questa mattina i valori medi nazionali segnano la benzina verde self service a 1,792 euro al litro (tre millesimi in più rispetto a ieri) e il diesel a 2,184 euro (+6 millesimi). Il GPL, come accennato, guadagna cinque centesimi (0,789 euro), mentre il metano resta ancorato a 1,606 euro. In autostrada il divario si amplia ulteriormente: la benzina tocca 1,829 euro, il diesel vola a 2,203 euro, il GPL a 0,888 euro e il metano scende leggermente a 1,575 euro al chilogrammo. Un differenziale, quello tra rete ordinaria e autostrade, che alimenta la consueta polemica sul mancato allineamento dei ribassi, con il governo che – senza per ora annunciare provvedimenti – tiene sotto osservazione le strategie delle compagnie.

L’allarme di Confartigianato Sondrio: a rischio gli scuolabus e la vita quotidiana

Se il caro-carburante colpisce i portafogli dei privati, il settore dell’autotrasporto è ormai al collasso. A lanciare l’ennesimo grido d’allarme è Confartigianato Imprese Sondrio, che mette in guardia su conseguenze pesanti per la vita quotidiana dei cittadini. “Guerra in Iran e prezzi esplosi – si legge nella nota – i prossimi a fermarsi rischiano di essere gli scuolabus”. Un avvertimento che non riguarda solo il trasporto merci, ma anche quello di persone, con il rischio concreto che servizi essenziali per imprese e famiglie vadano in tilt. L’associazione chiede interventi strutturali, coordinati a livello nazionale ed europeo, capaci di incidere realmente sui costi: non ennesime tamponature, ma una stabilizzazione duratura per un settore che tiene in piedi gran parte della logistica del Paese.

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