Forza Italia, i Berlusconi rinnovano la fiducia a Tajani. Un vertice di quattro ore a Cologno per blindare il partito
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Redazione Interno
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A Cologno Monzese, dunque, si è consumato l’atto di defaillance che molti attendevano o temevano, a seconda dei punti di vista, eppure si è chiuso con un nulla di fatto sul fronte delle scelte traumatiche. La riunione, durata poco meno di quattro ore e mezza, ha ufficialmente sancito la “rinnovata fiducia” nel segretario Antonio Tajani da parte di Marina e Pier Silvio Berlusconi; un esito, va detto, che restituisce un’immagine di continuità, sebbene il luogo prescelto – gli uffici dell’azienda televisiva di famiglia – e l’insolita durata del confronto lascino intendere quanto fosse realmente complessa la partita in gioco. Perché è chiaro che un faccia a faccia così prolungato, svoltosi nella sede operativa del loro impero economico, ha rappresentato per i due eredi un modo per riaffermare, senza bisogno di troppe parole, l’ipoteca che essi ancora esercitano sul movimento fondato dal padre Silvio.
A fare da ago della bilancia, indossando le vesti del mediatore navigato, c’era Gianni Letta; la sua presenza, peraltro, è stata cruciale per incanalare le discussioni – che riguardavano sia il nodo caldo dei congressi locali sia la scelta del nuovo capogruppo alla Camera – verso una “visione unitaria e condivisa per il rilancio”. In pratica, se i malumori dei territori e le polemiche seguite all’esito del referendum avevano fatto temere una richiesta di sostituzione, i figli del fondatore hanno invece scelto di blindare Tajani, pur dettando con chiarezza le coordinate della gestione futura. Non è un dettaglio, del resto, che il comunicato finale parli di rilancio “nello spirito e con i valori del fondatore”, una formula che lega strettamente le mani al segretario, costringendolo a muoversi all’interno di un perimetro ben preciso.
Quanto agli argomenti concreti trattati in quelle quattro ore, le fonti raccontano di un confronto serrato sulla riorganizzazione interna; da un lato, la questione dei congressi regionali, visti da molti come un passaggio potenzialmente esplosivo per il controllo del partito, dall’altro la sostituzione di Paolo Barelli alla guida dei deputati, con Enrico Costa che sembra fare da apripista in questa partita a scacchi. E proprio la lunga durata del vertice, stando a quanto filtra da ambienti vicini alla famiglia, sarebbe stata determinata dalla necessità di mettere a punto una “exit strategy” dignitosa per l’ex capogruppo, dimostrando che se la fiducia a Tajani è stata rinnovata, ogni sua mossa dovrà comunque passare al vaglio minuzioso dei suoi finanziatori.
Un vertice nella “casa del fondatore” per ricordare le gerarchie
La scelta della location, in questo senso, non è affatto neutrale: riunirsi a Cologno, piuttosto che nella sede romana del partito, ha rappresentato un messaggio subliminale ma potentissimo per tutta la classe dirigente azzurra. Marina e Pier Silvio, ricevendo il segretario nel loro “feudo” mediaset, hanno voluto ribadire che Forza Italia – pur essendo oggi guidata da Tajani – rimane una proprietà morale della dinastia, la quale non intende delegare in bianco le strategie future. Per quattro ore, insomma, Tajani è stato “a rapporto”, ascoltando le istanze dei suoi azionisti di riferimento in un clima che fonti vicine alla famiglia descrivono come “di grande amicizia e cordialità”, ma che gli addetti ai lavori sanno essere stato piuttosto teso nei momenti di snodo.
Al centro della discussione, va ricordato, c’erano anche le proteste che ribollono dai territori contro il percorso congressuale; molte federazioni locali, infatti, temono che la competizione per le tessere possa aprire voragini insanabili nel partito, indebolendolo in vista delle prossime sfide elettorali. Per smussare questi angoli, Letta ha dovuto lavorare di fino, cercando di convincere i Berlusconi che una scossa brusca avrebbe rischiato di far saltare il banco, mentre dall’altra parte cercava di garantire a Tajani quella libertà di manovra che, senza il beneplacito della famiglia, sarebbe stata solo illusoria.




