The Italian Sea Group, il cda si dimette dopo lo scandalo degli extra budget: indagini interne e conti a rischio
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
L’onda lunga delle spese fuori controllo è arrivata a infrangersi contro i cantieri di The Italian Sea Group, il colosso della nautica di lusso che controlla marchi del calibro di Admiral, Tecnomar, Perini Navi e Picchiotti. Lunedì scorso, il consiglio di amministrazione ha ufficializzato l’avvio di una due diligence forensic affidata a Kpmg, un accertamento tecnico che punta a dissezionare la gestione delle commesse e a far luce su un sistema di spese extra budget che ha prosciugato le casse della società. Al centro della bufera, come emerso da una nota ufficiale della società, ci sarebbero alcune figure apicali dell’azienda, dirigenti di primo piano che avrebbero aggirato i blocchi alle spese autorizzate, dichiarandosi peraltro autori e responsabili di azioni compiute — questa la loro versione — a totale insaputa dell’amministratore delegato Giovanni Costantino, del consiglio e degli organi di controllo.
Non si tratta, però, del classico sforamento di budget legato a ritardi o aumenti dei costi delle materie prime. Dalle prime verifiche emerge un quadro più articolato e preoccupante: una parte significativa di quegli extracosti, infatti, sarebbe già transitata a conto economico negli esercizi precedenti, come a dire che il danno contabile non è solo prospettico ma ha già intaccato i bilanci passati, mentre la parte residua verrà imputata secondo i principi ordinari. La situazione di cassa, già compromessa da questa progressiva emorragia di liquidità, ha costretto il socio di maggioranza Gc Holding, facente capo proprio a Costantino, a iniettare un finanziamento soci da 25 milioni di euro, deliberato il 18 febbraio ed erogato il giorno successivo, una mossa che da sola la dice lunga sullo stato di sofferenza finanziaria in cui versava la società.
Segnalazioni degli organi di controllo e dimissioni ai piani alti
La reazione a catena non si è fatta attendere. Il collegio sindacale e la società di revisione BDO, ricevuta una richiesta di pagamento da International Factor Italia lo scorso 24 febbraio, hanno trasmesso al cda delle segnalazioni ai sensi dell’articolo 25-octies del decreto legislativo 14/2019, quello che regola la crisi d’impresa e l’insolvenza. Un passaggio tecnico ma di una chiarezza inequivocabile: i sindaci hanno rilevato la probabile sussistenza dei presupposti per attivare le procedure di regolazione della crisi, concedendo all’organo amministrativo dieci giorni di tempo per riferire in merito alle iniziative intraprese. In sostanza, un campanello d’allarme formale che certifica lo stato di tensione finanziaria in cui si dibatte il gruppo.
Nel frattempo, la governance ha subìto scossoni violenti. Filippo Menchelli ha rinunciato alla carica di membro e di presidente del consiglio di amministrazione con effetto immediato, seguito a ruota da Marco Carniani, che ha lasciato non solo la poltrona di vicepresidente ma anche l’incarico di dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili. Una figura, quest’ultima, che riveste un ruolo cruciale nella trasparenza dei bilanci e che ora è scoperta, con la società costretta a correre ai ripari nominando un sostituto prima dell’approvazione del bilancio. Al loro posto, Giovanni Costantino è stato eletto all’unanimità nuovo presidente, con l’impegno dichiarato di procedere a verifiche approfondite sulle condotte dei dimissionari al fine di porre in essere tutte le azioni a tutela della società.
La reazione del mercato e il nodo della liquidità
Piazza Affari, si sa, non perdona. E il Titolo The Italian Sea Group, quotato sul segmento Star, ha proseguito la sua parabola discendente, accumulando perdite superiori al 47 per cento dall’inizio dell’anno. Un crollo verticale che ha polverizzato gran parte della capitalizzazione e che riflette lo scetticismo degli investitori sulla capacità del gruppo di uscire dal pantano. La società, attraverso una nota, ha cercato di arginare la fibrillazione spiegando che l’amministratore delegato e i consulenti finanziari sono al lavoro per individuare le forme più adeguate a ripristinare il corretto equilibrio finanziario, avviando interlocuzioni con il sistema bancario e con le società di factoring, con un primo incontro già calendarizzato nei prossimi giorni.
Sul fronte dei dipendenti, la tensione è palpabile e si è già tradotta in uno sciopero di due ore proclamato dopo un’assemblea dei lavoratori. Il pagamento degli stipendi, come ha riferito lo stesso Costantino al cda, ha subìto un ritardo di otto giorni a febbraio a causa dell’insufficienza di liquidità nel periodo immediatamente precedente l’erogazione del finanziamento soci. Una circostanza che ha spinto il prefetto a contattare l’amministratore delegato per concordare l’istituzione di un tavolo di confronto con il sindaco, le associazioni sindacali e l’autorità portuale di La Spezia e Marina di Carrara, dove hanno sede i cantieri. Per ora, l’azienda esclude il ricorso alla cassa integrazione, ma la delicatezza della fase è tale che ogni eventuale evoluzione verrà monitorata con attenzione, mentre i tempi di approvazione del bilancio al 31 dicembre 2025 saranno inevitabilmente rimodulati per consentire alla forensic di Kpmg di completare il suo lavoro nei prossimi tre mesi.




