Autotrasportatori, la protesta si divide: cittadini al fianco dei blocchi
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Redazione Interno
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La protesta degli autotrasportatori contro il caro gasolio continua a dividere il Sud Italia, tra le difficoltà provocate dai blocchi e la solidarietà di una parte della popolazione, che chiede ai camionisti di non interrompere la mobilitazione. Studenti, ristoratori e famiglie si sono avvicinati ai presidi per manifestare sostegno, anche attraverso gesti concreti come la distribuzione gratuita di alimenti. La contestazione, tuttavia, sta producendo conseguenze pesanti per chi dipende dalle consegne quotidiane, con scaffali vuoti nei supermercati e attività economiche in difficoltà. Il contrasto tra il disagio provocato dai mezzi fermi e il sostegno espresso da alcuni cittadini rappresenta uno degli aspetti più significativi della protesta.
In Campania restano i blocchi sulla viabilità
La Campania rimane l'area più interessata dai presidi dopo la sospensione del fermo annunciata dalle organizzazioni degli autotrasportatori in Sicilia e Calabria. Nella mattinata di giovedì 22 ottobre 2026, la situazione più evidente riguarda l'uscita di Nocera-Pagani sull'autostrada A30, chiusa in entrambe le direzioni. Nelle prime ore della giornata erano stati segnalati rallentamenti anche nel nodo di Casoria della A1, sull'Asse Mediano e sulla statale 7 quater Domitiana, oltre a presidi a Castellammare di Stabia e Sala Consilina. Con la riduzione delle mobilitazioni in alcune regioni, la protesta resta concentrata soprattutto nei punti in cui il trasporto delle merci incontra ancora ostacoli.
Alimenti freschi, produzione e servizi sotto pressione
Le conseguenze più immediate riguardano la distribuzione dei prodotti deperibili. Pesce, carne, latte, latticini, frutta e verdura rischiano di deteriorarsi quando i mezzi non riescono a raggiungere negozi, mercati e stabilimenti di lavorazione. Carlo Alberto Buttarelli, presidente di Federdistribuzione, ha denunciato lo spreco di grandi quantità di pesce, definendo immorale dover gettare cibo ancora destinato al consumo. La difficoltà nel reperire le materie prime incide anche sulle aziende alimentari, che non possono mantenere regolarmente i ritmi di lavorazione se mancano le consegne necessarie. Tra le preoccupazioni segnalate figura anche il possibile coinvolgimento dei rifornimenti di farmaci, essenziali per garantire la continuità dei servizi sanitari.
Gli effetti non si limitano alla spesa alimentare. A Foggia la raccolta dei rifiuti sta incontrando rallentamenti, mentre nel Golfo di Napoli sono state segnalate riduzioni dei collegamenti marittimi e il trasporto aereo deve fare i conti con limitazioni operative legate alla disponibilità di carburante. Anche i caseifici che producono specialità Dop e i pastifici risentono delle difficoltà logistiche, con sospensioni temporanee delle attività dovute alla mancanza di materie prime. Nel mercato ittico di Termoli, intanto, si registrano variazioni nei prezzi, con il pesce che in alcuni casi costa meno degli ortaggi. Le ripercussioni raggiungono quindi filiere differenti, dai servizi urbani alla trasformazione alimentare, fino alla movimentazione delle merci.
Il caro carburante e le richieste al governo
Alla base della mobilitazione c'è l'aumento dei costi sostenuti dalle imprese di trasporto, con il gasolio al centro delle richieste di intervento. Il governo ha avviato un confronto con le rappresentanze del settore e prepara misure di sostegno rivolte agli autotrasportatori e agli agricoltori, mentre le autorità puntano a garantire il passaggio delle merci essenziali. La tensione nasce anche dalla difficoltà di conciliare le rivendicazioni economiche dei lavoratori con le conseguenze dei blocchi su cittadini e imprese che non partecipano alla protesta. Secondo Reuters, il produttore alimentare La Doria ha fermato le attività in sette stabilimenti del Mezzogiorno e collocato in congedo forzato metà della propria forza lavoro.
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