Spread Francia-Germania sopra 150 punti: cosa sta succedendo
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Redazione Economia
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La Francia torna sotto pressione sui mercati obbligazionari, con lo spread tra i titoli di Stato francesi e i Bund tedeschi sopra i 150 punti base, una soglia che non veniva superata dal 2011. Il differenziale ha raggiunto quota 156 nel primo pomeriggio, prima di ridiscendere a 151 in serata. Un movimento che riporta al centro dell'attenzione degli investitori la sostenibilità del debito pubblico di Parigi, mentre crescono le tensioni politiche e le difficoltà nel risanamento dei conti statali.
Perché i mercati chiedono rendimenti più alti alla Francia
Lo spread misura la differenza tra i rendimenti dei titoli di Stato di due Paesi e rappresenta uno degli indicatori utilizzati per valutare il rischio associato al debito sovrano. Quando il differenziale aumenta, significa che gli investitori richiedono una remunerazione maggiore per acquistare le obbligazioni dell'emittente considerato più rischioso. Nel caso francese, il confronto avviene tra gli OAT decennali e i titoli tedeschi della stessa durata, tradizionalmente utilizzati come riferimento nell'Eurozona. Il rialzo incide sulle condizioni alle quali lo Stato può finanziarsi e, attraverso il mercato obbligazionario, può influenzare anche il costo del credito per imprese e famiglie.
Le tensioni sono alimentate da conti pubblici particolarmente fragili. Il debito francese si colloca intorno al 119% del prodotto interno lordo, mentre il disavanzo previsto per il 2026 raggiunge il 5,4%. A complicare la situazione contribuisce una crescita economica molto debole: il Fondo monetario internazionale stima un'espansione dello 0,4% nell'anno in corso. La combinazione tra elevata spesa pubblica, entrate insufficienti e scarsa crescita rende più difficile ridurre il ricorso a nuovi finanziamenti. Secondo i dati dell'istituto nazionale di statistica INSEE, l'indebitamento complessivo ha raggiunto circa 3.600 miliardi di euro nel secondo trimestre.
Il confronto con l'Italia e le differenze nei conti pubblici
La situazione francese presenta caratteristiche diverse rispetto a quella italiana. Nel confronto riportato, lo spread Btp-Bund si attesta a 112 punti base, un livello inferiore a quello registrato dai titoli transalpini. La differenza non dipende soltanto dall'ammontare complessivo del debito. Un'analisi di Intesa Sanpaolo distingue infatti tra un problema di stock, cioè l'elevato indebitamento accumulato dall'Italia, e uno di flussi, legato alla continua formazione di nuovi disavanzi in Francia. Roma beneficia di avanzi primari relativamente stabili, mentre Parigi non registra un saldo primario positivo dal 2001. Questo significa che le entrate francesi non riescono a coprire le spese pubbliche neppure escludendo gli interessi sul debito.
Gli analisti Riccardo Bellesia e Andrea Volpi prevedono che la distanza tra i rapporti debito/PIL dei due Paesi possa restringersi a 17 punti percentuali nel 2027, meno della metà del divario registrato nel 2020. Nelle loro proiezioni, l'indebitamento italiano si stabilizzerebbe vicino al 138% della produzione nazionale, mentre quello francese supererebbe il 120%. La ricerca individua anche una fragilità condivisa: la progressiva scomparsa dei benefici che l'inflazione aveva prodotto sul peso relativo delle passività pubbliche. Con il venir meno di questo effetto, la spesa per interessi assume un ruolo crescente nella gestione dei bilanci statali, soprattutto per i Paesi con consistenti necessità di rifinanziamento.
Proteste, bilancio pubblico e tensioni sui titoli di Stato
Alle difficoltà economiche si aggiunge l'instabilità politica. Le proteste contro il costo della vita e il deterioramento dei servizi pubblici hanno aumentato le pressioni sul governo, chiamato contemporaneamente a contenere la spesa. La proposta di bilancio per il prossimo anno prevede interventi di risparmio per decine di miliardi di euro, ma la frammentazione parlamentare ostacola il raggiungimento di un accordo. Anche Moody's ha richiamato l'attenzione sulle difficoltà di approvare un percorso pluriennale di consolidamento fiscale. Il rendimento dei titoli decennali francesi ha sfiorato il 5%, tornando su livelli che non si osservavano dal 2002.
La crisi di fiducia ha avuto effetti anche sul mercato azionario. Secondo il Financial Times, dall'inizio dell'anno l'indice CAC 40 ha perso circa il 3%, contro un rialzo del 7% dello Stoxx Europe 600. Particolarmente penalizzati risultano i gruppi bancari, esposti al mercato del debito sovrano, e le grandi società del lusso. Un ulteriore elemento di vulnerabilità riguarda la composizione dei creditori: circa il 55% del debito pubblico francese è detenuto da investitori esteri. Sul piano della politica monetaria, le aspettative di tassi più elevati nell'area euro aggiungono pressione al mercato obbligazionario. La prossima revisione del merito di credito da parte di Moody's è prevista per il 23 ottobre.
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