Panetta alle banche: "Settore più solido, ma l'Europa è debole senza integrazione"

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il governatore della Banca d'Italia, Fabio Panetta, nel suo intervento al comitato esecutivo dell'Abi, ha tracciato un quadro del sistema bancario nazionale definendolo, complessivamente, più redditizio e più attento alla gestione del rischio. Sebbene l'economia globale abbia dovuto assorbire una serie di shock significativi, ha osservato, non si è assistito alla riemersione dei crediti deteriorati che in passato ne aveva minato la stabilità, segno di una condizione di partenza ormai più robusta. Questo scenario positivo, ha sottolineato, non deve però indurre a spinte deregolatorie simili a quelle che provengono dagli Stati Uniti, bensì a un lavoro di razionalizzazione, volto a "semplificare dove ci esistono ridondanze" e dove gli oneri derivano "solo da complicazioni normative" che non aggiungono sicurezza ma appesantiscono l'attività.

Le nuove vie del commercio e il peso della politica

Panetta ha quindi spostato l'analisi sul quadro internazionale, notando come le dinamiche commerciali stiano rapidamente mutando forma per eludere gli ostacoli. "Il mondo è più furbo dei dazi", ha affermato, illustrando come il commercio abbia già individuato percorsi alternativi per aggirarli: le esportazioni cinesi dirette verso gli Stati Uniti, per esempio, sono calate, ma si sono sviluppati altri flussi che di fatto bypassano le barriere. A condizionare profondamente gli scenari, tuttavia, non sono più soltanto le variabili geopolitiche tradizionali, bensì fattori "sempre più politici" in senso stretto, i quali influenzano le scelte di investimento, gli scambi e persino le decisioni sui tassi d'interesse. Questa incertezza, ha spiegato il governatore, rende estremamente difficile qualsiasi valutazione economica e impedisce di formarsi un quadro coerente della situazione.

La vulnerabilità di un'Unione non compiuta

Il cuore della riflessione di Panetta si è concentrato sulla fragilità europea. Rispondendo a una sollecitazione del presidente di UniCredit, ha espresso una diagnosi netta: "Noi siamo deboli perché l'integrazione non l'abbiamo fatta". L'unione dei mercati dei capitali e l'unione bancaria, ha ricordato, restano due esempi emblematici di un processo incompiuto, lasciando il continente esposto e diviso. Una debolezza che, nel contesto attuale, si traduce in una posizione di passività rispetto alle tensioni esterne. "Se noi fossimo integrati, non solo economicamente e finanziariamente ma anche politicamente, e avessimo una capacità di risposta", ha argomentato Panetta, "forse non saremmo così passivi oggi nei confronti delle tensioni che ci vengono da fuori". Una presa di posizione che va oltre la pura analisi finanziaria, toccando il nodo politico della sovranità condivisa.

La complessità dello scenario globale

L'intervento del governatore, nel suo insieme, delinea quindi uno scenario duplice. Da un lato, un sistema bancario domestico che mostra una resilienza accresciuta e che richiede non una demolizione delle regole ma una loro intelligente semplificazione. Dall'altro, un orizzonte globale in cui le logiche commerciali si adattano con rapidità alle restrizioni, mentre le variabili politiche – comprese quelle legate alle scelte dell'amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump – injectano un elemento di imprevedibilità che turba i mercati e complica il lavoro degli analisti. In questo contesto, la principale vulnerabilità italiana ed europea non risiederebbe in un settore bancario deficitario, ma nella strutturale incompiutezza del progetto di integrazione continentale, che limita la capacità di agire come un attore unitario e sovrano sullo scacchiere mondiale.

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