Milano, donna uccisa da minorenni in auto rubata: il campo nomadi di via Selvanesco sotto accusa
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Redazione Interno
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Plastica, rifiuti e carcasse di auto incendiate: è lo scenario che ha accolto gli agenti della Polizia locale nel campo abusivo di via Selvanesco, alla periferia sud di Milano, dove sono stati rintracciati i quattro minorenni – tre maschi e una femmina, tra gli 11 e i 13 anni – responsabili dell’investimento mortale di Cecilia De Astis, 71enne travolta lunedì 12 agosto mentre camminava in via Saponaro, nel quartiere Gratosoglio. I ragazzi, di origini bosniache ma nati in Italia, erano alla guida di un’auto rubata e hanno tentato la fuga, salvo essere identificati grazie a un dettaglio banale: le magliette identiche indossate dai tre bambini, che hanno permesso agli investigatori di risalire al negozio dove erano state acquistate e, di lì, al gruppo.
L’accampamento, descritto da un testimone come un agglomerato di degrado e illegalità, è finito al centro del dibattito politico poche ore dopo l’arresto dei minori. Matteo Salvini, vicepremier e leader della Lega, ha chiesto su X lo "sgombero immediato" e di "radere al suolo" l’insediamento, definendolo un focolaio di criminalità. Una posizione che ha diviso l’opinione pubblica, mentre il sindaco Giuseppe Sala ha bollato come "vergognoso" ogni tentativo di strumentalizzazione della tragedia.
Quello che emerge dalle indagini è un quadro di negligenza e disagio sociale. I quattro minori, sebbene giuridicamente non imputabili, erano già noti alle forze dell’ordine per piccoli reati, e il campo – privo di regolarizzazione – era da anni al centro di segnalazioni per furti e risse. La vittima, Cecilia De Astis, residente nella zona, era una pensionata conosciuta per la sua routine quotidiana, che includeva passeggiate nel quartiere. L’auto che l’ha uccisa, rubata poche ore prima, era stata abbandonata dai ragazzi poco dopo l’impatto, in un vicolo laterale.




