Milano, il caso De Astis e il vuoto che le ruspe non colmano: serve chi semina relazioni

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   La morte di Cecilia De Astis, travolta da un’auto rubata e guidata da quattro minorenni rom nel quartiere Gratosoglio, ha scoperchiato un vaso di Pandora che scuole e sgomberi, da soli, non riescono a contenere. Quello che emerge, oltre alla cronaca nera – il furto dell’auto, la fuga dopo l’impatto, il tragico destino di una pensionata uscita per fare la spesa – è l’assordante silenzio di un campo rom svuotato, ieri mattina, come se quelle famiglie bosniache, proprietarie del terreno su cui sostano, avessero percepito l’onda d’urto della tragedia prima ancora che diventasse scandalo nazionale.

«L’inclusione non è un progetto, è una trama di relazioni quotidiane», aveva detto a luglio don Paolo Steffano, sacerdote della Comunità pastorale del Gratosoglio, quartiere dove lunedì si è consumato l’incidente. Le sue parole, oggi, suonano come un monito. I quattro minori coinvolti – un 13enne alla guida, due undicenni e un dodicenne – dopo aver investito la donna, invece di cercare aiuto, sono saliti sul tram 15 per raggiungere il centro commerciale Fiordaliso, come se nulla fosse. «Siamo scappati perché avevamo paura», hanno spiegato in seguito, aggiungendo che «i freni non funzionavano». Una versione che non restituisce il peso di quell’istante in cui Cecilia De Astis, 71 anni, è stata strappata alla vita.

Quel che colpisce, nelle ore successive al fatto, è l’assenza di una risposta sociale capace di andare oltre l’emergenza. Il campo di via Selvanesco, dove vivono i ragazzi, appare deserto, quasi abbandonato, mentre la città si interroga su come sia possibile che bambini di 11 anni abbiano accesso a dinamiche criminali senza che nessuno, prima, ne intercettasse il disagio. Le ruspe, simbolo di un’azione repressiva tanto plateale quanto inefficace, non bastano. Servono presidi umani, figure come don Steffano, che da anni lavorano nelle periferie tessendo legami invisibili ma vitali.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.