Il rogo del Sannazaro a Napoli, distrutta la “bomboniera” di Chiaia: la Procura apre un’inchiesta per incendio colposo

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Non c’è più la cupola, quella sagoma elegante che da quasi centottant’anni definiva lo skyline del salotto buono di Napoli, e al suo posto, nel cuore di via Chiaia, ora si staglia un vuoto nero e fumante. Il teatro Sannazaro, la bomboniera che aveva visto nascere e crescere il meglio della scena partenopea, da Eduardo Scarpetta a Eduardo De Filippo, è stato divorato dalle fiamme nella notte tra lunedì e martedì. Il rogo, le cui cause sono ancora al vaglio degli inquirenti – la Procura di Napoli ha già aperto un fascicolo per incendio colposo, al momento contro ignoti – ha ridotto in cenere platea, palchi e boccascena, in un disastro che il comandante provinciale dei vigili del fuoco, Giuseppe Paduano, ha descritto senza mezzi termini come una perdita totale: “Il teatro è completamente compromesso”, ha dichiarato, con la struttura gravemente danneggiata e una stima preliminare dei danni che gli addetti ai lavori quantificano tra i sessanta e i settanta milioni di euro -1-7.

Le operazioni di spegnimento, complesse e durate ore a causa della violenza dell'incendio che si è propagato dalle retrovie dell'edificio fino a coinvolgere la copertura, hanno richiesto l'intervento di numerose squadre. Due vigili del fuoco sono rimasti lievemente feriti a causa della caduta di un palchetto e sono stati trasportati in ospedale per accertamenti, mentre otto persone, tra residenti e passanti, hanno fatto registrare sintomi da inalazione di fumo, con quattro di loro ricoverate ma mai in pericolo di vita -1-7. La furia delle fiamme ha inoltre reso inagibili diversi appartamenti circostanti, costringendo all'evacuazione di una sessantina di residenti, che hanno dovuto abbandonare le loro case nell'ora più buia, avvolti da una coltre acre e irrespirabile che per ore ha stagnato sul quartiere.

Sul posto, appena la notizia ha cominciato a diffondersi, è apparsa sconvolta Lara Sansone, proprietaria e direttrice artistica del teatro, erede di una dinastia che con questo palcoscenico ha un legame viscerale -5. Attrice nota al pubblico televisivo per il ruolo di Bice Cerruti in Un posto al sole, Sansone, quarantottenne, aveva raccolto il testimone dalla nonna, la storica prima donna di Eduardo, Luisa Conte, quando era poco più che una ragazza, e con suo marito Salvatore Vanorio aveva tenuto in vita la tradizione di famiglia, facendo del Sannazaro non solo un luogo di prosa ma un vero e proprio salotto culturale della città -2-8. Le lacrime di Lara, davanti a ciò che restava del suo teatro, hanno fatto il giro delle cronache, simbolo di un dolore che non è solo privato ma collettivo, perché in quelle macerie fumanti c’è un pezzo di storia di Napoli che va in fumo insieme ai velluti rossi e alle antiche strutture lignee.

La macchina della solidarietà e l’appello del mondo della cultura per la ricostruzione

E proprio mentre le ultime braci vengono domate, dalla città e non solo si levano voci pronte a trasformare lo sgomento in azione. La risposta del mondo della cultura è stata immediata e corale, con l’obiettivo chiaro e unanime di restituire il teatro alla sua funzione, seguendo il principio del “com’era, dov’era”. Lo scrittore Maurizio De Giovanni, presidente della fondazione Premio Napoli, si è fatto portavoce di una proposta concreta, lanciando un appello a tutte le istituzioni e agli operatori del settore per organizzare una serie di rappresentazioni straordinarie negli altri teatri della città: l’intero ricavato di queste serate, ha spiegato, dovrà essere integralmente devoluto alla ricostruzione. Un'iniziativa che mira a tenere alta l'attenzione e a raccogliere fondi in tempi rapidi, per non lasciare che l'emergenza si raffreddi insieme alla cenere.

Artisti di diversa generazione e provenienza hanno espresso vicinanza e offerto la loro disponibilità. Marisa Laurito ha insistito sulla necessità di passare dalle parole ai fatti, sottolineando come la solidarietà virtuale dei social debba tradursi in un impegno concreto e duraturo da parte delle istituzioni -4. Sergio Rubini, che su quel palco ha girato scene del suo film I fratelli De Filippo, ha paragonato la ferita del Sannazaro a quella del Petruzzelli di Bari, un precedente che, seppur doloroso, insegna come la rinascita sia possibile, anche se nulla potrà restituire l’identità perduta di ciò che le fiamme hanno cancellato -4. Anche Vincenzo Salemme ha ricordato come il Sannazaro sia un patrimonio che travalica i confini cittadini, e il ministro della Cultura Alessandro Giuli, in costante contatto con il sindaco Gaetano Manfredi, ha già annunciato l’invio del sottosegretario Gianmarco Mazzi per un sopralluogo tecnico, promettendo che il teatro tornerà a splendere -4-7.

Danni ingenti e inchiesta giudiziaria: si cercano le cause del rogo

Mentre il fronte della solidarietà si organizza, resta aperto il capitolo delle indagini. I sostituti procuratori di turno hanno aperto un fascicolo, ipotizzando il reato di incendio colposo, e nei prossimi giorni saranno fondamentali i sopralluoghi dei tecnici dei vigili del fuoco per stabilire con esattezza il punto di origine delle fiamme. Le prime ricostruzioni, ancora tutte da verificare, suggeriscono che il rogo possa essere partito da un condominio adiacente alla struttura teatrale, per poi propagarsi rapidamente all'interno, favorito forse dai materiali altamente infiammabili tipici dei vecchi teatri, come le scenografie e i tendaggi. La dinamica esatta, però, rimane al momento avvolta nel fumo, e saranno necessari accertamenti tecnici complessi per capire se si sia trattato di un tragico incidente o se vi siano responsabilità umane.

Ciò che appare certo, al netto delle cause, è l'entità di una perdita che non è solo economica ma soprattutto storica e culturale. Inaugurato nel lontano 1847, il Sannazaro era una delle sale più antiche e prestigiose d'Italia, un gioiello neoclassico che aveva visto alternarsi sul suo palcoscenico leggende come Sarah Bernhardt ed Eleonora Duse, e che per generazioni di attori napoletani ha rappresentato una sorta di tempio laico, un luogo di formazione e di consacrazione -7. Quel palco era la casa di Nino Taranto, dei fratelli De Filippo, di Concetta e Peppe Barra, di Leopoldo Mastelloni; un crocevia di talento che Lara Sansone aveva saputo mantenere vitale, aprendo anche a nuove forme di spettacolo senza mai tradire la vocazione originaria per la grande prosa.

La stagione in corso, va ricordato, era completamente sold out, con spettacoli programmati fino alla fine del mese che ora, inevitabilmente, saltano, lasciando a casa non solo il pubblico ma anche tecnici, maestranze e attori della compagnia stabile. E tra questi ultimi, come Lucio Pierri, la determinazione a ripartire è già un sentimento forte, quasi un atto di resistenza culturale: "Lara e suo marito sono persone con una forza incredibile", ha dichiarato, "dopo lo scoramento iniziale la loro intenzione è di ripartire al più presto, restituendo alla città quello che merita" -2-3. Una promessa che suona come un impegno solenne, in una Napoli che ai suoi teatri è sempre sopravvissuta, anche quando questi vanno in fumo.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.