Il rogo del Sannazaro a Napoli, un patrimonio di 70 milioni in fumo: aperta un'inchiesta, oggi arriva il ministro Giuli

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Quella che doveva essere una quieta alba di febbraio nel quartiere Chiaia si è trasformata in un incubo di fumo e macerie. Erano da poco passate le cinque e trenta quando le fiamme hanno cominciato a divorare il Teatro Sannazaro, la storica “bomboniera” di via Chiaia, e un residente, un ex carabiniere di nome Antonio, affacciatosi al balcone, ha visto la cupola trasformarsi in una torcia, ripresa con il cellulare mentre il rogo divampava con una violenza inaudita, probabilmente sprigionatasi dall’interno della sala. Il fuoco non ha risparmiato nulla: i legni stuccati bianchi e oro, i velluti dei palchi, la moquette della platea, tutto è stato avvolto dalle fiamme che hanno portato al crollo della cupola, precipitata sulla platea e sul palcoscenico riducendo in cenere 180 anni di storia del teatro napoletano -6-10.

Le prime stime dei danni, ancora provvisorie ma già drammatiche, parlano di una cifra che si aggira intorno ai 70 milioni di euro, un patrimonio artistico e culturale cancellato in poche ore -1-4. La Procura di Napoli ha aperto un fascicolo d’inchiesta, al momento per incendio colposo contro ignoti, e gli investigatori stanno lavorando per risalire all’esatta natura del cortocircuito che potrebbe aver innescato le fiamme, sebbene nessuna pista venga al momento esclusa e le operazioni di bonifica dei Vigili del Fuoco, che hanno lavorato per ore domando il rogo e mettendo in sicurezza l’area, siano ancora in corso a causa del fumo denso e dei detriti che rendono complesso l’accesso alla struttura -8-9. Due vigili del fuoco sono rimasti lievemente feriti durante le operazioni per la caduta di un palchetto e quattro persone sono state intossicate dal fumo, mentre circa sessanta residenti delle palazzine adiacenti sono stati costretti a lasciare le proprie abitazioni, alcune delle quali hanno riportato danni -1-9.

Il miracolo di Luisa Conte e la commedia che univa il popolo e i ricchi

Per capire cosa rappresenti il Sannazaro per Napoli, bisogna tornare con la memoria agli anni Settanta, a quando Luisa Conte, con il suo sguardo magnetico e quella voce potente che riempiva i quattro ordini di palchi, prese per mano un teatro che dopo la guerra era diventato un cinema di dubbia fama e lo riportò agli antichi splendori -6-10. Insieme al marito Nino Veglia, l’attrice, che aveva mosso i primi passi con Eduardo De Filippo e affinato la sua arte a fianco di Nino Taranto, fece del Sannazaro non solo un luogo di spettacolo, ma il salotto buono di Napoli, il tempio della commedia popolare dove il pubblico, dai professionisti del centro ai residenti dei vicoli, si mescolava in una commistione sociale unica, ritrovandosi nelle storie messe in scena e condividendo risate che i velluti delle poltroncine non riuscivano a contenere -3-7. Fu lei, con la sua Compagnia Stabile Napoletana, a inaugurare il nuovo corso nel 1971 con Annella di Portacapuana e a regalare alla città uno dei suoi più grandi successi nei primi anni Ottanta, ’A morte ’e Carnevale di Raffaele Viviani, dove il mattatore Nino Taranto, ormai alla fine della carriera, dimostrava ancora tutta la sua verve comica -3-6.

Oggi, di quel miracolo teatrale restano solo un cumulo di macerie e il dolore della nipote Lara Sansone, che con il marito Salvatore Vanorio aveva raccolto l’eredità della nonna, portando avanti la gestione di quello che è l’ultimo baluardo della tradizione popolare partenopea, riuscendo negli anni a intrecciare la radice classica con innesti più moderni come le produzioni di Cafè Chantant che hanno riscosso un enorme successo di pubblico -4-6-10. Mentre le lacrime della proprietà e di una intera città si mescolavano alla cenere, dal mondo della cultura e della politica è partito immediato un moto di solidarietà: il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, è atteso oggi a Napoli per un sopralluogo, e incontrerà il sindaco Gaetano Manfredi e il prefetto Michele di Bari per gettare le basi per la ricostruzione, con una promessa che suona come un impegno solenne: “Il Sannazaro tornerà a splendere” -4-8. Lo scrittore Maurizio De Giovanni ha già lanciato un appello per una mobilitazione generale, proponendo una serie di spettacoli in altri teatri il cui incasso sia interamente devoluto alla rinascita del Sannazaro, un'iniziativa che ha trovato l'immediata adesione di artisti come Gigi D’Alessio, Geppy Gleijeses e Marisa Laurito, tutti concordi nel non lasciare che il fuoco si spenga senza che parta una immediata azione di ricostruzione, perché perdere un teatro così, come ricordava Sergio Rubini paragonando la ferita a quella del Petruzzelli di Bari, significa privare la città di un pezzo della sua anima -4-5.

Napoli colpita al cuore, tra fiamme e memoria: la procura indaga, il ministro promette la rinascita

Il fuoco, che forse è partito da un cortocircuito in un appartamento o all’interno della struttura, questione su cui gli inquirenti stanno cercando di fare luce, ha letteralmente spazzato via un santuario dell’anima, consumando non solo legno e stucchi ma anche i ricordi di generazioni di spettatori che su quelle poltrone hanno riso e pianto, e le testimonianze di un passato glorioso che parlava attraverso i cimeli e le fotografie esposte nel foyer -4-9. Il teatro, costruito a metà Ottocento per volere del duca di Marigliano sui resti di un convento, aveva visto sul suo palcoscenico alternarsi giganti come Eleonora Duse, Sarah Bernhardt, Ermete Novelli e, naturalmente, Eduardo Scarpetta, la cui Santarella andò in scena per cento repliche permettendogli di acquistare la celebre villa al Vomero, e fu durante una sua rappresentazione che il Sannazaro venne illuminato per la prima volta con la luce elettrica, una innovazione assoluta per l’epoca -2-6. I fratelli De Filippo, ancora poco noti, lo calcarono a partire dagli anni Trenta e proprio lì avvenne l’incontro mitico tra Eduardo e Luigi Pirandello: una storia densa che oggi sembra essersi interrotta bruscamente, sebbene la volontà di rinascita, espressa con forza da tutti i livelli istituzionali e dal mondo dello spettacolo, faccia sperare che il sipario, prima o poi, possa tornare ad alzarsi su quel palcoscenico -4-6.

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