Lo Stato acquisisce il Teatro Sannazaro di Napoli, l’annuncio del ministro Giuli dopo il vertice in prefettura
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Redazione Interno
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A tre settimane esatte dal rogo che ne ha divorato la struttura, ferendo uno dei luoghi cardine della scena culturale partenopea, il destino del Teatro Sannazaro di via Chiaia ha subito una svolta istituzionale netta e, per certi versi, sorprendente nella sua rapidità. Al termine di un vertice convocato in prefettura, il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha ufficialmente annunciato la volontà del suo dicastero di procedere all’acquisizione diretta dello stabile, strappando di fatto la storica sala – quella che i napoletani, per la ricchezza dei suoi stucchi e la sua eleganza, avevano soprannominato la “bomboniera” – dalle secche di una trattativa privata o, peggio, dall’incertezza di un recupero affidata alle sole forze del mercato. L’operazione, come ha tenuto a sottolineare lo stesso ministro al termine della riunione che lo ha visto seduto allo stesso tavolo con il prefetto Michele di Bari, il governatore della Campania Roberto Fico e il sindaco Gaetano Manfredi, non si configura come un semplice acquisto di un immobile danneggiato. “Il ministero – ha dichiarato Giuli – non sta acquistando delle ceneri, ma un blasone, un posto che ha un’anima, un’anima che benché ferita è viva”, paragonando la futura rinascita della struttura a quella di una fenice.
La ricostruzione e la continuità artistica nel Palazzo Reale
Il piano delineato dal ministro non si limita tuttavia alla mera transazione immobiliare, ma prevede un cronoprogramma articolato che mira a salvaguardare innanzitutto la continuità della produzione artistica, un aspetto, quest’ultimo, che era stato immediatamente sollevato dai sindacati di categoria nelle ore immediatamente successive al disastro. I lavori di ricostruzione, che Giuli ha promesso verranno avviati con la massima sollecitudine – “subito”, ha scandito, e sui tempi burocratici ha aggiunto, con una battuta che cela una chiara indicazione politica: “Io direi ieri” –, richiederanno infatti mesi, se non anni, ma l’attività del Sannazaro non subirà una battuta d’arresto. Per garantire alla “grande famiglia del teatro”, espressione con cui il ministro ha voluto includere proprietà, gestori, lavoratori e pubblico, una sede temporanea dove continuare a calcare le scene, il Ministero ha già individuato una possibile soluzione negli spazi del Palazzo Reale di Napoli, e più precisamente nel suo teatrino di corte, una struttura di proprietà statale che, se l’iter dovesse concretizzarsi, tornerebbe a vivere proprio grazie a questa emergenza culturale.
Il sostegno delle istituzioni locali e dei sindacati
Dall’incontro prefettizio, che ha visto la partecipazione anche dei proprietari dello stabile – la famiglia Sansone, storicamente legata alla gestione della sala – e dei rappresentanti dei lavoratori, è emersa una compattezza istituzionale che raramente si registra in situazioni simili. Il presidente della Regione Roberto Fico, nel dichiarare il proprio pieno appoggio all’operazione, ha specificato come l’ente regionale abbia già stanziato un primo milione di euro nel bilancio 2026 proprio per contribuire a questo percorso di rinascita. Un milione che si andrà ad aggiungere alle risorse che il Mic metterà in campo per l’acquisizione e la successiva ricostruzione, il cui valore economico sarà determinato da una prossima valutazione di congruità, anche se il ministro ha già fatto intendere che non vi saranno intoppi sulla cifra. Anche il sindaco Manfredi ha espresso una soddisfazione profonda per l’intesa raggiunta, ricordando come la promessa fatta alla famiglia Sansone subito dopo il rogo del 17 febbraio – quella di un sostegno pubblico concreto e celere – sia stata mantenuta. A raccogliere l’annuncio con particolare favore sono state poi le rappresentanze sindacali: Melicia Comberiati e Gisberto Rondinella, rispettivamente per Cisl Napoli e Fistel Cisl Campania, hanno parlato di un “segnale concreto” non solo per la cultura ma soprattutto per le lavoratrici e i lavoratori dello spettacolo, rimasti improvvisamente senza una prospettiva dopo il devastante incendio. Per loro, così come per le maestranze tecniche e artistiche, la garanzia di una prosecuzione dell’attività in altra sede rappresenta, al di là della ricostruzione muraria, la vera ancora di salvezza.
Un precedente illustre per la tutela del patrimonio
Questa operazione di salvataggio pubblico si inserisce in una strategia più ampia che il Ministero della Cultura, sotto la guida di Giuli, sembra voler perseguire con decisione. L’acquisizione del Sannazaro, infatti, giunge a pochissimi giorni di distanza da un altro importante annuncio del ministro: l’acquisto del Ritratto di Monsignor Maffeo Barberini di Caravaggio, un’opera di eccezionale importanza che entrerà a far parte delle collezioni delle Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma. Se nel caso del dipinto si trattava di evitare che un capolavoro andasse disperso nel mercato privato, nel caso del teatro napoletano l’obiettivo è duplice: da un lato, impedire che un luogo simbolo dell’identità cittadina, inaugurato nel lontano 1847 e testimone dei passaggi di artisti del calibro di Eleonora Duse, Eduardo Scarpetta e dei fratelli De Filippo, venga abbandonato al degrado post-incendio; dall’altro, si tratta di rilanciare un intero tessuto produttivo culturale. La procedura, che verrà seguita probabilmente da una struttura commissariale o direttamente dagli uffici del Mic, dovrà ora tradurre in atti concreti la volontà politica espressa in prefettura, ma la sensazione, per una volta, è che la macchina dello Stato abbia già ingranato la marcia giusta.




