Il ministro Giuli a Napoli dopo l’incendio del Sannazaro: “Massimo sforzo del governo per il restauro, coopereremo con tutti”
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Redazione Interno
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Il teatro Sannazaro, storica bomboniera di via Chiaia e da quasi centottant’anni uno dei templi della scena partenopea, non è più. Le fiamme, divampate nella notte tra lunedì e martedì e domate solo dopo ore di lavoro da cinque squadre di vigili del fuoco, ne hanno divorato la cupola, i palchetti, il palcoscenico e quel patrimonio immateriale fatto di repliche e di applausi che dal 1847 si stratificava tra quelle mura -3-8. Un rogo che, per la furia con cui si è propagato, ne ha cancellato gli interni riducendo in cenere decenni di allestimenti e di memorie, e che ha costretto all’evacuazione decine di residenti dei palazzi adiacenti, alcuni dei quali sono rimasti intossicati. Sulle cause dell’incendio, al momento, vige il massimo riserbo: la Procura di Napoli ha aperto un fascicolo per incendio colposo contro ignoti, ma gli accertamenti sono ancora nella fase più preliminare e nessuna pista, tecnica o accidentale, viene al momento privilegiata -4-5.
Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, è giunto nel capoluogo campano nel pomeriggio di mercoledì 18 febbraio e, dopo un vertice in Prefettura con il comitato per l’ordine e la sicurezza, ha voluto recarsi personalmente davanti alle macerie del teatro. Lì, tra l’odore acre che ancora si levava dalla struttura e lo sconforto dei titolari, ha incontrato Lara Sansone, proprietaria del Sannazaro e nipote della grande Luisa Conte, e l’ha abbracciata. “È l’abbraccio che lo Stato riserva a chi sta soffrendo per una cosa del genere”, ha dichiarato Giuli ai cronisti presenti, sottolineando come a quelle persone, che piangevano un danno enorme, abbia voluto garantire che non sono sole e che da quel momento prende avvio un percorso di rinascita -1. Parole, le sue, che hanno cercato di lenire una ferita che è insieme materiale e identitaria, e che hanno gettato le basi per quanto verrà dopo.
Una task force istituzionale per la ricostruzione, tra fondi e burocrazia da snellire
Nel dettaglio, il ministro ha delineato i contorni dell’intervento pubblico. “Siamo di fronte a una tragedia culturale”, ha ammesso Giuli, “ma da questa tragedia può nascere una splendida forma di cooperazione tra istituzioni differenti per raggiungere un obiettivo: creare una struttura ancora più forte, che dia continuità e solidità al teatro per tutti gli anni che verranno” -1. Al vertice in Prefettura, convocato dal prefetto Michele di Bari, hanno partecipato il sindaco Gaetano Manfredi, rappresentanti della Regione e i tecnici del ministero, e l’intesa raggiunta è stata unanime nel definire un percorso che porti al restauro e alla rigenerazione dello stabile nel minor tempo possibile, senza però che la programmazione artistica – hanno assicurato – debba per forza interrompersi. “La città di Napoli c’è, la Regione Campania c’è e il ministro della Cultura assicura il massimo sforzo del governo per portare avanti questo lavoro”, ha scandito Giuli, aggiungendo che il prefetto, nella sua funzione di garanzia, vigilerà affinché le procedure siano “snelle ed efficaci” -1.
Sulle risorse economiche necessarie, il ministro è stato cauto ma deciso: non si tratta di cifre che si possano improvvisare, ha spiegato, perché occorre prima una mappatura approfondita di tutte le necessità, e “noi in genere le cifre le correggiamo al rialzo”. Un modo per mettere in conto che l’intervento potrebbe rivelarsi più complesso e oneroso del previsto, ma anche per ribadire che, qualunque sia l’importo, lo Stato non si tirerà indietro. “Ogni sforzo da parte pubblica e privata è ben accetto ed è già in previsione”, ha garantito, “state certi che non sarà una questione economica” -1. L’obiettivo dichiarato è quello di restituire alla città un Sannazaro non solo uguale a prima, ma più solido, capace di proiettarsi nel futuro senza dimenticare la sua storia ultracentenaria.
Pecoraro Scanio e la mobilitazione della società civile: “Ricostruire subito, è un simbolo mondiale”
All’indomani del disastro, il fronte di chi chiede tempi rapidi per la ricostruzione si è allargato ben oltre le aule istituzionali. Alfonso Pecoraro Scanio, presidente della Fondazione UniVerde e promotore della rete EcoDigital, ha diffuso una nota nella quale esprime soddisfazione per l’impegno già preso dal governo e dal Comune, ma sollecita a non perdere neppure un minuto. “Il teatro Sannazaro va ricostruito senza indugi”, ha dichiarato, “è importante lo slancio della società civile napoletana e non solo. Il Sannazaro è un simbolo del teatro italiano e un presidio culturale di una delle città più importanti del mondo” -2-6. Parole che fanno da contraltare a quelle del ministro e che insistono sulla necessità di procedere in parallelo con le inchieste della magistratura: è giusto che si accertino eventuali responsabilità, spiega Pecoraro Scanio, ma nel frattempo la priorità deve essere quella di restituire alla città uno dei simboli della tradizione teatrale italiana, conosciuta e apprezzata ovunque -2.
Del resto, la storia del teatro Sannazaro parla da sola. Inaugurato nel 1847, ha visto succedersi sul suo palcoscenico generazioni di grandissimi interpreti: da Eduardo Scarpetta a Eleonora Duse, da Eduardo De Filippo a Luigi Pirandello, e poi ancora i grandi nomi della drammaturgia contemporanea -4-8. Una tradizione che aveva fatto del Sannazaro non solo un luogo di spettacolo, ma un vero e proprio centro di produzione, uno spazio in cui la cultura napoletana si rinnovava senza tradire le proprie radici. Perdere un teatro così, hanno detto in molti, è un colpo durissimo per l’intero paese, non solo per la città partenopea. E la consapevolezza che il fuoco abbia già colpito, in passato, altri templi della cultura – dal Petruzzelli di Bari alla Fenice di Venezia, solo per citare i casi italiani più noti – rende ancora più forte la determinazione a non arrendersi all’idea che il sipario possa calare per sempre -5.
Le indagini e lo stato dei luoghi: si lavora per mettere in sicurezza l’area
Mentre la politica e il mondo culturale si mobilitano, i vigili del fuoco continuano a lavorare senza sosta per mettere in sicurezza l’area e consentire ai tecnici della magistratura di compiere i primi rilievi. L’incendio, che ha richiesto l’intervento di numerose squadre e ha tenuto col fiato sospeso l’intero quartiere Chiaia per tutta la giornata di martedì, ha danneggiato anche alcuni edifici limitrofi: una sessantina di persone sono state sgomberate dalle loro abitazioni e per quattro di loro, rimaste intossicate dal fumo, è stato necessario il ricovero in ospedale, per fortuna senza conseguenze gravi -3-4. Il fronte caldo, al momento, è proprio quello della messa in sicurezza delle strutture lesionate e della verifica della staticità degli immobili vicini, alcuni dei quali hanno riportato danni alle facciate e alle coperture.
Il procuratore della Repubblica, che ha aperto un fascicolo contro ignoti, ha disposto i primi accertamenti tecnici e nei prossimi giorni si procederà con le perizie per stabilire l’esatta origine del rogo. Le ipotesi al vaglio, al momento, restano tutte aperte: da un cortocircuito elettrico a un guasto agli impianti, ma non si esclude nessuna pista, compresa quella dolosa, anche se al momento non ci sono elementi concreti per suffragarla. “Per qualsiasi valutazione di carattere tecnico credo sia un po’ presto”, ha tagliato corto Giuli, “e soprattutto, credetemi, non è il ministro della Cultura che può avventurarsi in discorsi del genere, anche per rispetto di chi sta lavorando in questo momento per capire quali sono le condizioni effettive del teatro” -1.




