David di Donatello 2026, il trionfo inaspettato di “Le città di pianura” mette in ombra Sorrentino
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Poteva sembrare, a guardare la lista dei candidati, la notte della consacrazione per uno dei registi più acclamati del panorama contemporaneo, e invece la 71ª edizione dei David di Donatello, trasmessa in diretta da Cinecittà su Rai 1, si è trasformata nel racconto di un’autentica, e per molti versi sorprendente, rivincita del cinema di provincia. A spuntarla, portando a casa una cifra record di statuette – otto per la precisione – è stato “Le città di pianura” di Francesco Sossai, film che molti avevano etichettato come opera di nicchia o comunque destinato a restare nell’ombra dei colossi in gara. La pellicola, una sorta di “on the road” veneto dall’anima alcolica e graffiante che sembra uscita dalla penna di un poeta come Paolo Conte, ha così messo in fila, una dopo l’altra, le produzioni dei big, imponendosi come il vero protagonista della serata. Per Paolo Sorrentino, che pure si presentava all’appuntamento con ben quattordici candidature per il suo “La Grazia”, il verdetto della giuria è stato spietato: nessun premio, un ritorno a casa a mani vuote che rappresenta forse l’immagine più nitida di questa edizione.
L’effetto Sossai, tra basso budget e alta qualità narrativa
Ciò che rende ancor più clamoroso il successo di “Le città di pianura” – opera seconda del regista bellunese che aveva già stupito la critica nelle scorse stagioni – è la sua natura di autentico “outsider”. Girato nella piana veneta con attori lontani dai riflettori della grande celebrità (al netto delle presenze, seppur in ruoli ridotti, di Pennacchi e Citran), il film ha costruito la sua forza sulla freschezza della scrittura e sulla sincerità dello sguardo. I David conquistati non sono solo quelli minori o tecnici: la pellicola ha strappato le statuette più pesanti del lotto, quelle per il Miglior Film, la Miglior Regia, la Sceneggiatura e la Produzione, oltre a quella per il Miglior Attore Protagonista, andata a Sergio Romano. Una vera e propria manciata di premi che certifica come, in un momento di crisi del settore e di dibattiti accesi sui finanziamenti, sia ancora possibile fare scuola con un’idea chiara e poco budget. Dall’altra parte, il silenzio tombale attorno a Sorrentino – il quale, insieme a Valeria Bruni Tedeschi, ha visto sfumare ogni possibilità di alloro – racconta il coraggio di una giuria che ha scelto di non barcamenarsi tra i nomi altisonanti.
Volti e retroscena di una serata ad alta tensione
A tenere le redini di una cerimonia che ha toccato diverse corde, dall’omaggio musicale di Annalisa al cinema ai riferimenti alle guerre nel mondo, sono stati Flavio Insinna e Bianca Balti. Il duo, che ha aperto la diretta subito dopo la conclusione di “Affari Tuoi”, ha cercato di dosare ritmo e intrattenimento tra un discorso di ringraziamento e l’altro, senza però poter ignorare l’atmosfera di malcontento che aleggiava tra i lavoratori del settore. La cronaca della serata, infatti, non può prescindere dai frequenti accenni ai problemi legati al tax credit e alle proteste di chi, ogni giorno, fatica a tenere in vita le maestranze del cinema italiano. Sul tappeto rosso, poi, la moda ha fatto la sua parte: i look scelti dalle star hanno infiammato i social come da tradizione, anche se l’attenzione generale è rimasta fissa sulla capolista a sorpresa. Tra gli altri premiati della notte spiccano i quattro David tecnici andati a “Primavera” di Damiano Michieletto, mentre “Le assaggiatrici” di Silvio Soldini si è dovuta accontentare delle statuette per la sceneggiatura non originale, il miglior trucco e il David giovani.
Un verdetto che parla il linguaggio della modernità
Se è vero che “Le città di pianura” era partito con un pieno di candidature – sedici per l’esattezza – la conversione di otto nomination in altrettanti premi rappresenta un segnale forte per l’industria culturale nostrana. Si è trattato di una serata in cui la forza dei grandi mezzi ha dovuto cedere il passo alla poesia del quotidiano, dove il racconto sgangherato ma veritiero della provincia ha battuto sulla distanza la lirica compositiva dei kolossal urbani. Per Sossai si concretizza un successo che, oltre a riempire la bacheca, lo consegna definitivamente tra i nomi più importanti del nuovo cinema d’autore italiano. Per Sorrentino, invece, c’è l’amaro in bocca di una serata passata all’ombra di un trionfatore inaspettato, in un’edizione dei David che resterà negli annali come quella della “svolta” autentica rispetto alla retorica del cinema facile.




