La svolta della batteria Donut: test indipendenti confermano la ricarica in cinque minuti
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Redazione Scienza e Tecnologia
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L’annuncio, arrivato a gennaio durante il CES di Las Vegas, aveva sollevato un polverone di scetticismo, come è inevitabile che accada quando una startup — per giunta finlandese e con un nome che strizza l’occhio alla cultura pop — promette di aver risolto l’enigma della batteria perfetta. Donut Lab, la divisione ricerca e sviluppo di Verge Motorcycles, sosteneva di avere pronta per la produzione in serie una batteria allo stato solido capace di ricaricarsi completamente in cinque minuti, offrendo al contempo una densità energetica di 400 Wh/kg e una vita utile da far impallidire le attuali agli ioni di litio, nell’ordine dei centomila cicli. Promesse talmente ardite da essere state accolte, com’era prevedibile, con un coro di perplessità da parte degli esperti del settore, i quali, come il professor Daniel Brandell dell’Università di Uppsala, le avevano liquidate come qualcosa di “troppo bello per essere vero”. A distanza di poche settimane, però, l’azienda ha compiuto una mossa che ha costretto molti a ricredersi, almeno in parte: ha chiamato un ente terzo a verificare i propri dati.
La verifica del VTT: numeri concreti sul tavolo
L’istituto prescelto è stato il VTT, il centro di ricerca tecnologica finlandese, un nome che nel settore gode di una credibilità indiscutibile. I primi risultati di queste misurazioni indipendenti, pubblicati nei giorni scorsi, riguardano la velocità di ricarica e il comportamento termico delle celle, e i numeri parlano un linguaggio chiaro. In condizioni di laboratorio che simulavano uno scenario estremo, privo di sistemi di raffreddamento attivo, la cella Donut è stata sottoposta a cicli di carica a potenze elevatissime, misurate in C-rate. Se le batterie tradizionali operano tipicamente tra 1C e 3C, qui si è arrivati a 11C. I risultati, pubblicati sulla piattaforma idonutbelieve.com allestita dalla stessa azienda, indicano che la batteria ha raggiunto l’80% della carica in soli 4,5 minuti, toccando il 100% in poco più di sette minuti, con una capacità residua utilizzabile dopo lo scaricamento compresa tra il 98,4% e il 99,6%. Numeri che, di fatto, allineano la prestazione reale a quella promessa a gennaio, dimostrando come la cella sopporti tassi di ricarica elevatissimi senza richiedere complessi sistemi di gestione termica.
Il nodo della pressione e della stabilità meccanica
Uno degli aspetti più interessanti emersi dalle verifiche del VTT, e che contribuisce a spiegare perché questa tecnologia si discosti dalle concorrenti, riguarda la semplicità architetturale del pacco batterie. Le comuni batterie allo stato solido in fase di sviluppo da parte di colossi come Toyota o Mercedes, infatti, scontano spesso problemi legati alle variazioni volumetriche degli elettrodi durante i cicli di carica e scarica, che possono arrivare fino al 20%; per contrastare questo fenomeno e mantenere i contatti tra i componenti solidi, necessitano di sistemi di compressione complessi e ingombranti. La cella di Donut Lab, al contrario, non richiede alcuna forza di compressione particolare e si accontenta di un raffreddamento passivo, semplificando in modo drastico la struttura dei pacchi batteria e riducendone i costi, come ha spiegato il CTO Ville Piippo. Un vantaggio non da poco, questo, che potrebbe tradursi in maggiore libertà progettuale per i costruttori e in una più agevole integrazione del pacco batteria nei veicoli.
I tasselli ancora mancanti e il clima da Far West tecnologico
Se i dati sulla ricarica rapida rappresentano una prima, significativa vittoria per Donut Lab, è altrettanto vero che il percorso verso la piena validazione è ancora irto di ostacoli. Le misurazioni pubblicate non coprono, per esempio, altri parametri fondamentali come l’effettiva densità energetica di 400 Wh/kg, la stabilità a lungo termine e la durata di centomila cicli, tutte caratteristiche che l’azienda aveva sbandierato a gennaio e che attendono ora una conferma sperimentale. La stessa comunicazione dei risultati, affidata a un sito web aziendale e non a una rivista scientifica con revisione paritaria, lascia spazio a più di una riserva. Daniel Brandell, interpellato nuovamente dai colleghi finlandesi di Yle, ha ribadito che, sebbene la velocità di ricarica sia stata dimostrata, la vera sfida rimane la combinazione di tutte le proprietà dichiarate in un unico prodotto stabile e scalabile. E la prudenza è d'obbligo, anche alla luce del passato del CEO Marko Lehtimäki, già coinvolto in progetti ambiziosi come Asilab, che prometteva intelligenze artificiali in grado di superare l'uomo senza però mai fornire prove concrete. A ciò si aggiungono le pesanti accuse di frode lanciate dal presidente di Svolt Energy, Yang Hongxin, che ha definito le affermazioni di Donut Lab un inganno, alimentando un clima di competizione e di sospetto che, in un settore strategico come quello delle batterie per la mobilità elettrica, è tutt'altro che insolito. La prima applicazione concreta di queste celle sarà sulle moto Verge TS Pro, attese per i prossimi mesi: sarà la strada, con i suoi imprevisti e le sue esigenze reali, a decretare il vero successo di questa tecnologia.




