La sfida delle batterie allo stato solido si accende: i test indipendenti su Donut Lab e la tabella di marcia di Changan
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Redazione Economia
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Il settore della mobilità elettrica, che da anni attende una svolta tecnologica in grado di superare i limiti delle attuali celle agli ioni di litio, si trova ora a fare i conti con due annunci che potrebbero riscrivere le regole del gioco. Da un lato la startup finlandese Donut Lab, reduce dal successo mediatico al CES di Las Vegas, ha pubblicato i primi risultati di test indipendenti condotti dal centro di ricerca statale VTT, i quali sembrerebbero confermare le straordinarie capacità di ricarica del suo accumulatore. Dall’altro lato il colosso cinese Changan, attraverso una nota ufficiale diffusa sulla piattaforma della Borsa di Shenzhen, ha delineato una tempistica precisa per l’implementazione delle proprie batterie Golden Bell, promettendo autonomie da primato e un salto in avanti in termini di densità energetica -4-7. Sono due approcci differenti, quello della giovane azienda tecnologica che punta tutto sulla trasparenza per fugare lo scetticismo e quello del costruttore affermato che integra la rivoluzione chimica in una strategia industriale più ampia, che comprendono però entrambi un obiettivo comune: portare su strada, e nel più breve tempo possibile, la cosiddetta chimica allo stato solido.
I numeri della discordia: Donut Lab si affida al VTT
Quando Donut Lab aveva presentato al CES 2026 la sua batteria, definendola la prima al mondo pronta per la produzione in serie e capace di ricaricarsi completamente in cinque minuti, la reazione degli addetti ai lavori era stata tutt’altro che entusiastica -5-8. Promesse di una densità energetica di 400 Wh/kg, una durata di 100.000 cicli e una stabilità termica senza precedenti avevano sollevato più di un sopracciglio, tanto da spingere alcuni concorrenti, come il presidente di Svolt Energy, a parlare apertamente di bufala -9. Per questo la decisione di commissionare una verifica al VTT, l’ente di ricerca finlandese, rappresenta una mossa dal forte valore comunicativo oltre che tecnico. I primi dati rilasciati, focalizzati esclusivamente sulla velocità di ricarica, indicano che la cella sottoposta a test è stata in grado di sopportare ritmi fino a 11C, raggiungendo l'80% della carica in soli 4,5 minuti e il pieno in poco più di sette minuti, con una capacità residua dopo la scarica compresa tra il 98,4 e il 99,6% -1-2. Dati, questi, che sembrano allinearsi con le dichiarazioni iniziali dell'azienda, sebbene gli esperti interpellati dai media finlandesi, come Juho Heiska della Seinäjoki University of Applied Sciences, invitino alla cautela: il test ha riguardato una singola cella in condizioni controllate, non un pacco batteria integrato su un veicolo, e non ha toccato altri punti fermi delle promesse come l'effettiva natura solida dell'elettrolita o la longevità -10.
L’assenza di sistemi di raffreddamento attivi e le prime criticità
Uno degli aspetti più interessanti emersi dalla sperimentazione del VTT riguarda la gestione termica dell'accumulatore. Le celle di Donut Lab sono state testate in configurazioni con raffreddamento passivo, ovvero semplicemente appoggiate o leggermente compresse tra piastre di alluminio, una condizione che per le tradizionali batterie agli ioni di litio risulterebbe proibitiva a simili potenze di carica. La capacità di mantenere l'integrità strutturale senza bisogno di ingombranti e costosi sistemi di raffreddamento a liquido rappresenterebbe un vantaggio competitivo enorme in termini di semplificazione dell'architettura del pacco batteria e di abbattimento dei pesi -2. Tuttavia, secondo quanto riportato dall'emittente finlandese Yle, durante le fasi di ricarica più intense la temperatura superficiale della cella ha toccato picchi prossimi ai 90 gradi centigradi, costringendo i tecnici a interrompere la prova per permettere il raffreddamento -10. Un dettaglio, questo, che non inficia i risultati ma che apre interrogativi sulla gestione termica in scenari di utilizzo reale, magari in giornate estive o con batterie sottoposte a sforzi prolungati. La domanda, a questo punto, è se la semplicità del raffreddamento passivo potrà essere mantenuta anche quando le celle, da singole unità da laboratorio, verranno assemblate a centinaia all'interno di un autoveicolo.
Changan risponde presente: i 1.500 chilometri nel mirino
Se Donut Lab cerca legittimazione attraverso i test, Changan procede per via istituzionale, annunciando sul proprio canale ufficiale presso la Borsa di Shenzhen che l'installazione sperimentale delle sue batterie allo stato solido su veicoli e robot inizierà entro il terzo trimestre del 2026 -3-4. La tecnologia, battezzata Golden Bell (Jinzhongzhao), promette una densità energetica di 400 Wh/kg, un valore che secondo le stime della casa consentirebbe a un'auto elettrica di percorrere oltre 1.500 chilometri con una singola carica. Parallelamente l'azienda cinese, che attraverso i suoi marchi collabora anche con partner occidentali come Mazda, ha svelato di aver incrementato del 70% gli standard di sicurezza del pacco grazie all'implementazione di sistemi di diagnostica remota basati sull'intelligenza artificiale -3-7. Un dato, quest'ultimo, che lascia intendere come i problemi legati alla stabilità e all'affidabilità di lungo periodo delle nuove chimiche siano ancora tutti da verificare su larga scala. La tabella di marcia parla di produzione di massa e installazioni a partire dal 2027, con una capacità produttiva pianificata che per l'intero brand Golden Bell raggiungerà i 150 GWh -3-4. Numeri ambiziosi, che collocano Changan in una posizione di rilievo nella corsa all'accumulatore del futuro, ma che non chiariscono ancora a quali condizioni e con quali costi queste batterie arriveranno sul mercato di massa.




