Gangfeng Lithium avvia la produzione di batterie solido-liquide e Donut Lab si affida al VTT per fugare i dubbi
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Redazione Economia
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Nel settore della mobilità elettrica, da sempre alla ricerca di un compromesso tra densità energetica, sicurezza e velocità di ricarica, si registrano due sviluppi paralleli destinati a ridefinire il prossimo decennio tecnologico. Da un lato il gigante cinese delle materie prime Gangfeng Lithium, fornitore storico di colossi come Changan e Hyundai, ha annunciato l’avvio della produzione su larga scala di celle ibride solido-liquido; queste ultime, grazie all’impiego di una lega di litio multi-elemento, raggiungerebbero una densità energetica record di 650 Wh/kg, una soglia che fino a ieri sembrava appannaggio esclusivo della ricerca pura -1-2. Dall’altro lato, in un contesto geografico e culturale completamente diverso, la startup finlandese Donut Lab ha deciso di rispondere allo scetticismo che aveva accolto le sue audaci promesse (batteria completamente allo stato solido con ricarica in cinque minuti e 100.000 cicli di vita) affidandosi a un ente terzo, il VTT Technical Research Centre of Finland, i cui primi risultati saranno divulgati a partire dal 23 febbraio -4-8.
La mossa di Gangfeng Lithium, a ben vedere, rappresenta un passaggio industriale di rilievo perché sposta l’asticella delle prestazioni molto al di sopra degli standard odierni. Se le attuali batterie agli ioni di litio si attestano mediamente sui 200-250 Wh/kg, e quelle di ultima generazione faticano a superare il 10-15% in più, il dato dichiarato di 650 Wh/kg implicherebbe la possibilità di costruire pacchi batteria dalle dimensioni più che dimezzate a parità di autonomia, o al contrario di garantire percorrenze superiori ai 1.000 chilometri con ingombri identici a quelli attuali -1. Il salto, insomma, non è incrementale ma potenzialmente rivoluzionario. L’azienda cinese, fondata nel 2000 come produttore di sali di litio e poi evolutasi in integratore di sistemi, sostiene di aver domato il problema dei dendriti – quelle ramificazioni metalliche che crescono all’interno della cella durante la carica e possono causare cortocircuiti – attraverso l’uso di anodi in lega di litio a deformazione zero. Questi anodi, abbinati a catodi a base di zolfo, subirebbero un’espansione volumetrica contenuta tra il 3% e il 5% durante i cicli, un valore che garantirebbe stabilità meccanica e una riduzione drastica dei rischi termici: le prove di penetrazione e riscaldamento fino a 250°C avrebbero mostrato una reazione esotermica inferiore di oltre il 90% rispetto al litio puro -2-5.
La scommessa della produzione campione per le celle completamente solide
Parallelamente alla commercializzazione delle ibride solido-liquido, Gangfeng Lithium ha avviato le prime produzioni campione di pacchi completamente allo stato solido, segnando il trasferimento della tecnologia dai laboratori a una dimensione più concreta e industriale -1. Sebbene al momento queste celle avanzate trovino impiego in settori non automobilistici, l’esperienza maturata con la lega di litio potrebbe rivelarsi cruciale per accelerare i tempi di introduzione su veicoli di serie. Le case costruttrici, del resto, osservano con attenzione: Hyundai, che nel 2024 ha siglato un accordo con Gangfeng, potrebbe beneficiare direttamente di questi progressi, mentre Changan ha già dichiarato di voler validare batterie allo stato solido su prototipi entro il 2026, puntando a densità di 400 Wh/kg e autonomie fino a 1.500 chilometri -7. Resta sullo sfondo, ma sempre più attuale, il tema della ricarica rapida: la densità di corrente critica di 50 mA/cm² e la capacità areale di 1 mAh/cm² dichiarate da Gangfeng soddisferebbero i requisiti per una ricarica a 3C, riducendo i tempi di sosta alle colonnine in modo significativo -2.
Donut Lab e la verifica indipendente del VTT
Dall’Europa, intanto, arriva la replica della finlandese Donut Lab allo scetticismo che aveva accolto le sue dichiarazioni al CES 2026. L’amministratore delegato Marko Lehtimäki ha rotto il silenzio sostenendo che dietro alle critiche dei grandi produttori di batterie si celi talvolta la difficoltà ad accettare una discontinuità tecnologica capace di minare posizioni consolidate; l’azienda, lungi dal ritirarsi, ha incaricato il VTT – istituto di ricerca che risponde al ministero dell’Economia finlandese – di effettuare misurazioni indipendenti sulle proprie celle, i cui risultati verranno pubblicati in una serie di video e report a partire dal 23 febbraio sul sito idonutbelieve.com -4-8. La scelta di rendere pubblico l’intero processo di verifica, con tanto di documentazione video, rappresenta un tentativo di trasformare lo scetticismo in credibilità attraverso l’evidenza empirica. Il VTT, dal canto suo, ha confermato di aver eseguito i test ma, nel rispetto della riservatezza commerciale, non ha anticipato i contenuti delle misurazioni; toccherà quindi a Donut Lab mostrare se i numeri dichiarati – 400 Wh/kg di densità, ricarica completa in cinque minuti e 100.000 cicli – reggono al vaglio di un ente terzo -4-10. L’esito di questa validazione, qualora positivo, aprirebbe scenari impensabili fino a pochi mesi fa, mentre in caso contrario rischierebbe di seppellire definitivamente la credibilità della startup. In ogni caso, il fatto che un produttore di motocicli come Verge Motorcycles abbia già pianificato l’installazione di queste batterie su un modello di serie nel primo trimestre dell’anno aggiunge un elemento di concretezza che rende l’attesa dei prossimi giorni ancora più densa di significato -8.




