La sfida delle batterie allo stato solido: la startup finlandese Donut Lab pubblica i test del VTT dopo le accuse di "truffa"

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Nel dibattito, sempre più acceso, che anima il settore della mobilità elettrica, poche cose riescono a polarizzare l’attenzione quanto le promesse legate alle batterie allo stato solido. Se ne parla da anni come della svolta definitiva, quella capace di coniugare densità energetiche elevatissime e tempi di ricarica irrisori, ma il salto dalla teoria alla pratica, come è noto, si è sempre rivelato impervio. A riaccendere la miccia della discussione, nelle ultime settimane, ci ha pensato Donut Lab, una startup finlandese che, forte di numeri da capogiro presentati al CES di Las Vegas, ha scatenato entusiasmi ma anche, e forse soprattutto, un'ondata di scetticismo profondo, se non di aperta ostilità, da parte di alcuni big del settore. L'azienda, ora, ha deciso di giocare la carta della trasparenza, pubblicando i primi risultati di test condotti da un ente terzo, il centro di ricerca tecnologica VTT, per dimostrare la fondatezza delle proprie affermazioni -1-6.

L'istituto di ricerca svedese, va detto, ha effettivamente messo nero su bianco delle performance notevoli: una singola cella da 26Ah, in condizioni di laboratorio, sarebbe stata in grado di passare dallo zero all'ottanta per cento di carica in soli quattro minuti e mezzo, con il pieno raggiunto in meno di dieci minuti -7. Questi dati, pubblicati sul sito dal nome ironico “I Donut Believe”, rappresentano la prima controffensiva tecnica dopo le pesanti critiche arrivate dall'industria, in particolare dalla Cina. Il CEO di Svolt Energy, Yang Hongxin, non aveva usato mezzi termini nelle scorse settimane, bollandole come “impossibili” e definendo l’intera operazione, con i suoi parametri di 400 Wh/kg e i centomila cicli di vita dichiarati, una vera e propria “truffa” ai danni del mercato -3-8.

Il confronto si fa serrato: i dubbi degli esperti e la replica della startup

La risposta di Donut Lab, dunque, arriva puntuale e si basa su evidenze che, almeno sulla carta, sembrerebbero dare ragione alle loro tesi. Le misurazioni del VTT, infatti, hanno simulato anche scenari particolarmente gravosi, come l'assenza di un sistema di raffreddamento attivo, una condizione che metterebbe in crisi qualsiasi accumulatore tradizionale agli ioni di litio. Ebbene, anche in quella configurazione estrema, con la cella poggiata su una sola piastra passiva, la batteria finlandese ha retto, mostrando una capacità residua dopo la scarica superiore al novantotto per cento -7. Si tratta, innegabilmente, di risultati che spingono il confine della tecnologia conosciuta, ma che non hanno ancora spento le perplessità della comunità scientifica. Professori e ricercatori, come Daniel Brandell dell'Università di Uppsala, continuano a sottolineare come la vera sfida non sia tanto raggiungere uno di questi obiettivi isolatamente, ma riuscire a sommarli tutti insieme – densità, velocità di ricarica, durata e sicurezza – in un prodotto che sia poi industrializzabile e commerciabile a prezzi ragionevoli -2.

La Cina accelera: il piano di Changan per il 2026

Nel frattempo, la partita dell'innovazione non si gioca solo in Scandinavia. Mentre Donut Lab cerca di legittimarsi con i test del VTT, dalla Cina arrivano notizie che confermano quanto il settore sia in ebollizione. Changan Automobile, uno dei colossi automobilistici cinesi che collabora anche con Mazda per alcuni modelli elettrici, ha infatti diramato una tabella di marcia precisa per l'implementazione delle batterie allo stato solido sui propri veicoli -5-10. L'azienda ha annunciato che già nel terzo trimestre del 2026 avvierà installazioni sperimentali del suo pacco Golden Bell, che promette una densità di 400 Wh/kg e un'autonomia di oltre 1.500 chilometri, con l'obiettivo di passare alla produzione di massa nel corso del 2027 -4-9.

Si delinea, quindi, uno scenario in cui le promesse, da una parte e dall'altra del mondo, iniziano a tradursi in tempistiche industriali. Resta da capire, ed è questo il punto cruciale, se le celle testate in laboratorio dal VTT per Donut Lab siano effettivamente le stesse che potranno essere montate su una moto Verge o, in prospettiva, su un'autovettura, e se i dati di ricarica rapidissima reggeranno anche una volta assemblate in pacchi batteria complessi. La strada verso la rivoluzione energetica, insomma, è lastricata di dubbi e di verifiche incrociate, e ogni attore del settore cerca di portare a casa la propria fetta di credibilità. Le prossime settimane, con la pubblicazione di ulteriori rapporti da parte della startup finlandese e con l'avvicinarsi delle scadenze annunciate da Changan, saranno fondamentali per capire chi, tra i contendenti, riuscirà a trasformare l'ambizione in realtà.

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