La marina Usa cattura una nave iraniana nel Golfo dell’Oman, Teheran rompe i negoziati
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Redazione Esteri
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Il Golfo dell’Oman, che di questi tempi è tornato a essere un teatro di tensioni ad alta intensità tra Washington e Teheran, ha fatto da scenario a un intervento militare statunitense conclusosi con la cattura di un cargo battente bandiera iraniana. L’imbarcazione, identificata come Touska, sarebbe stata intercettata mentre tentava di forzare il blocco navale imposto dagli Stati Uniti; lo ha reso noto Donald Trump, che dal suo social Truth ha fornito la prima ricostruzione ufficiale dell’accaduto. Secondo quanto scritto dal presidente – che da più di un anno siede nuovamente alla Casa Bianca – la nave è stata prima avvertita, poi, di fronte al rifiuto di ottemperare alle disposizioni, la Marina americana ha aperto il fuoco contro la sala macchine, immobilizzandola e assumendone il pieno controllo. Le immagini del sequestro, che mostrano l’unità ormai saldamente in mano agli Stati Uniti, sono state successivamente diffuse senza ulteriori dettagli operativi.
L’ultimatum di Trump e la rottura del tavolo negoziale
Proprio mentre diffondeva la notizia dell’azione militare, Trump ha tentato di tenere aperto un canale diplomatico annunciando la ripresa dei negoziati – prevista per oggi in Pakistan – tra la delegazione americana e quella iraniana. Un annuncio che però è parso subito in contraddizione con la durezza delle parole che lo accompagnavano: “Offriamo un accordo equo, accettino o distruggeremo ogni singola centrale elettrica e ogni singolo ponte in Iran”. Una minaccia a tutto campo, quella del presidente Usa, che non ha lasciato spazio ad ambiguità. La risposta di Teheran non si è fatta attendere ed è stata perentoria: niente colloqui finché resterà in vigore il blocco navale statunitense. Le richieste di Washington, secondo fonti vicine al governo iraniano, sarebbero state giudicate “eccessive”, al punto che la stessa leadership di Teheran ha definito la ripresa della guerra “lo scenario più probabile”.
La “trappola di Hormuz” e le diplomazie in stallo
In questo quadro di reciproche accuse e azioni unilaterali, alcuni osservatori parlano ormai di una vera e propria “trappola di Hormuz” – un riferimento indiretto allo stretto strategico che collega il Golfo Persico all’Oceano Indiano – nella quale Trump sarebbe scivolato da settimane, anche per effetto delle pressioni esercitate da Benjamin Netanyahu. La strategia presidenziale, fatta di annunci improvvisi e ultimatum a vuoto, sembra aver inceppato qualsiasi tentativo di distensione. Nonostante l’annuncio di un nuovo round di colloqui a Islamabad, gli iraniani hanno ribadito con fermezza che non si presenteranno al tavolo, gelando di fatto ogni prospettiva di intesa. Il quadro, va detto, cambia di ora in ora: chi ha più fretta di arrivare a un accordo, in realtà, è proprio Trump.
Il video della cattura e le conseguenze sul blocco navale
La diffusione del video che documenta la cattura della Touska – un’operazione presentata da Washington come una legittima azione di contrasto al tentativo di forzare il blocco – ha ulteriormente inasprito i toni. La Marina americana, nel breve comunicato che accompagnava le immagini, ha ribadito che la nave era stata messa in guardia più volte prima di essere colpita. Dal canto suo, Teheran ha respinto al mittente ogni accusa, parlando di pirateria internazionale e minacciando ritorsioni. Per ora, nessuna delle due capitali ha fornito un elenco preciso di vittime o danni collaterali, e le indagini giudiziarie – se mai saranno avviate – restano in una fase ancora embrionale. Quel che è certo è che il Golfo dell’Oman è tornato a essere un poligono di tiro per la diplomazia delle cannoniere, e che l’unico dato certo, in questa fase, è l’assenza di qualsiasi segnale di tregua.




