Urso vara il tavolo anti-caporalato, Della Valle: "Sì ai controlli ma anche rispetto"

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Redazione Economia Redazione Economia   -   All'indomani delle dichiarazioni di Diego Della Valle, il quale, dal palco del convegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria a Capri, aveva respinto con decisione le accuse della Procura di Milano e denunciato il peso degli "scoop mediatici", il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha annunciato un tavolo urgente. L'incontro, fissato per il 15 ottobre con i rappresentanti delle principali associazioni di categoria, si prefigge di definire interventi concreti su legalità, contrasto al caporalato e tutela del Made in Italy, in vista del più ampio tavolo della Moda del 17 novembre. Una risposta operativa, questa, che mira a tradurre in norme e strumenti efficaci le sollecitazioni provenienti dal mondo produttivo, il quale chiede di coniugare i necessari controlli con la serenità indispensabile per operare.

La replica a caldo dell'imprenditore

Diego Della Valle ha replicato con fermezza alle accuse che lo riguardano, per le quali la Procura ha richiesto una misura di prevenzione, sottolineando come non si possano "trattare con leggerezza temi che riguardano la dignità e la reputazione delle aziende". Il presidente di Tod's, il quale ha ribadito la propria estraneità a qualsiasi ipotesi di sfruttamento, ha evidenziato l'impatto devastante di certe notizie, affermando che non si può "pensare che sia indolore qualsiasi cosa si dica, che si possa additare, nel mio caso a livello mondiale". Le sue parole, "Servono leggi adeguate, che controllano meravigliosamente tutto, ma dateci la possibilità di lavorare", hanno così trovato un'immediata cassa di risonanza istituzionale.

Il provvedimento in cantiere

Il ministro Urso, dopo aver illustrato a Della Valle il provvedimento legislativo in preparazione, ne ha delineato l'obiettivo principale: garantire la piena legalità dell'intera filiera produttiva. L'intenzione, definita d'intesa con le associazioni del settore, è quella di istituire un meccanismo che permetta ai brand della moda che producono in Italia di certificare in via preventiva, attraverso un ente terzo, la conformità alla legge delle aziende fornitrici. Si tratterebbe di uno strumento volontario, finalizzato a mappare la supply chain e a premiare la trasparenza, isolando invece chi opera nell'irregolarità.

La piattaforma di tracciamento

In un contesto dove, come è stato osservato, "se un jeans viene prodotto a 3€, qualcosa non funziona", la possibile soluzione ai problemi di subappalti opachi, paghe inadeguate e carenze nella sicurezza sembra passare proprio per un sistema di tracciamento digitale. Questo strumento, che si configura come una sorta di piattaforma di controllo, avrebbe il compito di mappare i fornitori, creando una "green list" per le aziende in regola e segnalando con una sorta di "semaforo rosso" quelle che presentano irregolarità. Un approccio che, dopo le recenti inchieste, punta a restituire credibilità e solidità a un comparto fondamentale per l'economia nazionale.

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