L’Europa riconsidera i rapporti con Israele mentre a Gaza la crisi umanitaria si aggrava

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Martedì, il Consiglio degli Affari esteri dell’Ue ha approvato, con 17 voti su 27, l’avvio di una revisione dell’articolo 2 dell’Accordo di Associazione tra Bruxelles e Tel Aviv, siglato nel 1995 e operativo dal 2000. Un passo significativo, che potrebbe mettere in discussione i vantaggi commerciali di cui Israele ha goduto finora, dalle tariffe agevolate all’accesso privilegiato al mercato europeo. La decisione arriva in un momento in cui la pressione internazionale sul governo di Benjamin Netanyahu cresce, mentre a Gaza la situazione umanitaria – definita “catastrofica” dalle Nazioni Unite – continua a deteriorarsi.

Non solo le istituzioni europee hanno mostrato segni di insofferenza. Anche figure pubbliche, come lo chef Yotam Ottolenghi, israeliano di nascita ma britannico d’adozione, hanno alzato la voce. In un post sui social, Ottolenghi ha denunciato senza mezzi termini la tragedia dei civili palestinesi, sottolineando come “nessun bambino dovrebbe morire di fame a causa della guerra”. Un appello che riflette il crescente malessere nell’opinione pubblica occidentale, sempre più critica verso le operazioni militari israeliane nella Striscia.

L’Ue, che fin dall’inizio del conflitto ha cercato di bilanciare il sostegno a Israele con la difesa dei diritti dei palestinesi, sembra ora orientata verso una linea più dura. Undici nuovi ambasciatori accreditati a Bruxelles hanno presentato le credenziali ad António Costa, mentre nel Parlamento europeo si è discusso di possibili sanzioni, con alcuni gruppi politici – in particolare la sinistra – che hanno invocato un embargo. Termini come “genocidio” e “piano di sterminio”, fino a poco tempo fa tabù nelle discussioni ufficiali, sono stati pronunciati senza remore.

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