Trump accelera su Kiev, un piano in 28 punti per il cessate-il-fuoco
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Redazione Esteri
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Mentre le forze russe continuano la loro lenta ma costante avanzata nel Donbass, un nuovo disegno strategico, articolato in ventotto punti specifici, prende forma dall’amministrazione Trump con l’obiettivo dichiarato di porre un termine al conflitto. Il piano, la cui esistenza è stata riportata per prima da Axios rifacendosi a fonti proprie interne all’esecutivo americano, sarebbe stato elaborato in coordinamento con Mosca, mantenuto nel più stretto riservato e ora sottoposto all’attenzione di Kiev. Una mossa, questa, che avrebbe indotto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a valutare con la massima urgenza la proposta, nonostante la sua natura, spingendolo ad avviare delle simulazioni con il proprio entourage ristretto per analizzarne le possibili conseguenze. A complicare la già precaria posizione negoziale di Zelensky, del resto, concorrono sia le pressioni sempre più incalzanti che giungono dalla Casa Bianca, sia lo scoppio di imbarazzanti scandali di corruzione che minano la credibilità interna del suo governo, come quello recente che ha coinvolto l'ente energetico Energatom.
La diplomazia diretta del Pentagono
In questo contesto di forte pressione, la diplomazia americana tenta di sbloccare un negoziato ormai paralizzato attraverso un canale inedito e diretto. Come riporta il Wall Street Journal, citando fonti di alto profilo all’interno dell’amministrazione, il presidente Donald Trump ha infatti inviato a Kiev una delegazione di altissimo livello del Dipartimento della Difesa, con il preciso mandato di rilanciare i colloqui per fermare le ostilità. A guidare la missione è stato designato il segretario dell’Esercito Dan Driscoll, una delle figure più influenti nella definizione delle strategie militari statunitensi, la cui presenza intende segnalare la priorità assoluta che Washington attribuisce all’operazione.
Le ombre sul "piano segreto"
Il cosiddetto “piano segreto di pace”, tuttavia, nasce con una falla strutturale che ne potrebbe minare la credibilità agli occhi di Kyiv. Secondo le ricostruzioni giornalistiche, Trump lo ha discusso nuovamente in via separata con i russi, bypassando gli ucraini e servendosi dell’inviato Steve Witkoff come canale preferenziale. Le trattative, delle quali si è parlato in questi giorni, hanno visto coinvolto Kirill Dmitriev, capo del Fondo sovrano russo e uomo di fiducia del Cremlino, un personaggio ormai iscritto a pieno titolo nell’inner circle putiniano. Questa metodologia, che esclude una negoziazione trasparente a tre, rischia di alimentare il sospetto che gli interessi di Kiev possano non essere pienamente rappresentati nell’accordo finale, il quale toccherebbe, tra gli altri, temi delicatissimi come le garanzie di sicurezza e i futuri rapporti tra Stati Uniti, Russia e Ucraina.
Bruxelles in attesa
Mentre Washington e Mosca intensificano i loro contatti, Bruxelles si trova a dover osservare da una posizione defilata lo sviluppo degli eventi, senza un ruolo attivo nella definizione di un assetto che avrà ripercussioni profonde sulla sicurezza continentale. L’Unione Europea, che pure ha sostenuto Kyiv con ingenti aiuti finanziari e militari, sembra così ritrovarsi con il cerino in mano, costretta ad attendere l’esito di una partita giocata altrove. La delegazione del Pentagono a Kiev rappresenta dunque l’ultimo, tangible segnale di un’iniziativa americana che procede a ritmo serrato, lasciando agli alleati europei il compito di adeguarsi a dinamiche sulle quali hanno un’influenza ormai marginale.
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