La furia dell'uragano Melissa, da categoria 5 a 3, si abbatte su Cuba dopo aver devastato la Giamaica

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L'uragano Melissa, che viene considerato il peggiore del secolo superando per intensità anche la feroce Katrina del 2005, ha toccato terra sulla costa meridionale della parte orientale di Cuba, dopo aver lasciato una scia di devastazione in Giamaica. Il sistema, sebbene sia stato declassato dalla massima categoria 5 a una comunque pericolosissima categoria 3, ha investito l'isola con venti sostenuti che hanno raggiunto i 195 chilometri orari, come riportato dal Centro Nazionale Uragani degli Stati Uniti con sede a Miami. La sua furia, che in Giamaica aveva toccato picchi di 295 chilometri orari, si conferma dunque una delle più potenti mai registrate nell'area atlantica, portando con sé una minaccia composita fatta di vento impetuoso, piogge torrenziali e un innalzamento del livello del mare.

I danni ingenti alle infrastrutture sanitarie

Mentre l'attenzione si sposta sulle coste cubane, il bilancio dei danni in Giamaica comincia a delineare un quadro di grave compromissione delle strutture essenziali. Ben quattro ospedali hanno subito danni significativi, con i venti che hanno scoperchiato tetti e fatto crollare pareti, rendendo inagibili reparti fondamentali. In un video, divenuto rapidamente virale sui social media, si osserva una clinica il cui tetto è stato completamente divelto, un'immagine che, più di molte parole, restituisce l'entità della devastazione. Secondo le prime, frammentarie testimonianze, molti di coloro che si trovavano all'interno, pazienti e personale medico, sono stati costretti a cercare rifugio in aree più protette degli edifici, nel disperato tentativo di mettersi al riparo non solo dalla forza del vento ma anche dai detriti che esso sollevava.

L'imponente operazione di evacuazione a Cuba

Sull'isola di Cuba, dove l'uragano è approdato in prossimità della città di Chivirico, le autorità hanno messo in atto una delle più vaste operazioni di evacuazione della storia recente, facendo trasferire oltre settecentomila persone dalle zone a rischio. L'obiettivo primario, com'è ovvio, è stato quello di prevenire la perdita di vite umane di fronte a un fenomeno classificato come "estremamente pericoloso". I meteorologi, dal canto loro, avevano preannunciato con precisione il pericolo costituito da mareggiate capaci di innalzarsi fino a 3,6 metri e da piogge torrenziali che potrebbero accumularsi per oltre 50 centimetri, fattori che pongono un altissimo rischio di inondazioni improvvise e frane, specialmente nelle aree più vulnerabili.

Il paesaggio sconvolto in Giamaica

Il passaggio del ciclone sulla Giamaica ha lasciato un paesaggio profondamente mutato, segnato da alberi sradicati, case private dei loro tetti e linee elettriche abbattute, con la conseguenza di blackout estesi che complicano ulteriormente le operazioni di soccorso e di prima valutazione dei danni. La furia degli elementi, che ha unito la violenza del vento a quella di un mare in tempesta e di piogge incessanti, ha reso molte zone irriconoscibili, mettendo a nudo la fragilità delle infrastrutture di fronte a eventi meteorologici di tale portata. Il National Hurricane Center continua a monitorare la situazione, sottolineando come le precipitazioni, sebbene l'occhio del ciclone si sia mosso, possano ancora innescare pericolose inondazioni e frane nelle ore successive al suo passaggio.

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