Borse in attesa dei dati Usa, petrolio in calo e Stm in rimonta
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Redazione Economia
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Le Borse europee hanno avviato la seduta del 5 settembre con un approccio cauto, in un clima di generale attesa per la pubblicazione dei dati sul mercato del lavoro statunitense, considerati dagli analisti il vero market mover della settimana. Gli operatori, che hanno progressivamente aumentato le scommesse su un taglio dei tassi da parte della Federal Reserve già nel corso di questo mese, scrutano ogni indicatore per confermare le aspettative di un’inversione di rotta della politica monetaria americana. La riunione della Fed, il cui esito è atteso per il 17 settembre, rappresenta infatti l’appuntamento cruciale per i mercati finanziari globali, i quali sembrano aver parzialmente beneficiato, nelle sessioni precedenti, del contemporaneo calo dei rendimenti obbligazionari che ha alleggerito la pressione sui titoli azionari.
Nonostante il supporto offerto dal contesto dei tassi, permangono tuttavia diverse incertezze legate alle politiche di bilancio delle principali economie e alle prospettive di crescita globale, fattori che contribuiscono a limitare l’entusiasmo degli investitori. In questo quadro di vigilanza, il listino di Milano ha mostrato un andamento altalenante, distinguendosi però per la performance positiva del titolo Stm, che ha registrato un significativo sprint rialzista, andando controcorrente rispetto alla maggior indecisione che caratterizzava la piazza.
L’attenzione è ora tutta concentrata sull’imminente uscita del rapporto mensile sull’occupazione negli Stati Uniti. Il consensus degli economisti prevede la creazione di circa 75.000 posizioni non agricole per il mese di agosto, un dato sostanzialmente in linea con quello registrato a luglio, mentre il tasso di disoccupazione dovrebbe salire al 4,3% dal 4,2% del mese precedente. Altro parametro cruciale sarà la crescita delle retribuzioni orarie medie, attesa in rallentamento al +3,7% su base annua, dopo il +3,9% di luglio; un suo eventuale raffreddamento verrebbe interpretato come un ulteriore segnale di disinflazione, incoraggiando la Fed verso una politica più accomodante.




