Recensioni false, il Senato dice basta: stretta su hotel e ristoranti tra obblighi di autenticità e multe fino a 5 milioni

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Redazione Economia Redazione Economia   -   C’è un confine sottile tra reputazione e distorsione del mercato, e passa sempre più spesso da una manciata di stelle lasciate online. È su questo terreno che il legislatore italiano ha deciso di intervenire, con una stretta destinata a incidere in profondità su ristorazione e ospitalità. Il via libera definitivo del Senato al disegno di legge annuale sulle piccole e medie imprese – il cosiddetto Ddl Pmi – apre una nuova fase: quella in cui le recensioni online smettono di essere un Far West per diventare, almeno nelle intenzioni del governo, uno spazio regolato.

La portata del fenomeno è ben nota a chiunque abbia provato a prenotare un tavolo o una camera affidandosi ai voti della piattaforma di turno. Secondo una recente indagine di TheFork, quasi il 45% degli italiani ne legge almeno cinque prima di decidere dove andare a pranzo o a cena, dedicando a questa ricerca almeno 13 minuti. Dall’altra parte, però, un sondaggio Epam condotto a Milano mostra che la maggioranza degli stessi consumatori – il 66% – che non resiste alla curiosità di sapere cosa si dice di un determinato posto, ha poi dichiarato di imbattersi regolarmente in valutazioni inattendibili. Un paradosso che alimenta il mercato nero dei like e delle stelline gonfiate ad arte, capace di rovinare un'attività seria o di regalare visibilità immeritata a chi paga per averla.

Obblighi di trasparenza e stop alla compravendita di recensioni

Il cuore della riforma, contenuta nel Capo IV del provvedimento (articoli 18-23), stabilisce paletti rigidi per distinguere un’opinione autentica da una costruita a tavolino. Le recensioni saranno considerate lecite solo se rilasciate entro trenta giorni dalla data di effettiva fruizione del servizio o del prodotto: un termine che punta a garantire la concretezza dell’esperienza raccontata. Inoltre, scatta una presunzione di autenticità se il commento è corredato da documentazione fiscale – scontrino, ricevuta o fattura – trasformando così la prova d’acquisto in un elemento cardine del sistema. Trascorsi due anni dalla pubblicazione, la recensione decade automaticamente dalla propria liceità.

Ma la vera svolta è nel divieto categorico di acquistare, vendere o cedere a qualsiasi Titolo recensioni, apprezzamenti o interazioni, anche tra imprenditori e piattaforme digitali. Un colpo diretto al mercato sommerso delle agenzie che commercializzano pacchetti di stelline false, una pratica diffusa soprattutto nei settori della ristorazione e dell’ospitalità. I legali rappresentanti delle imprese avranno il diritto di segnalare i commenti illeciti, mentre le associazioni di categoria del turismo potranno richiedere la qualifica formale di “segnalatore attendibile” per accelerare le procedure di rimozione dei contenuti non conformi.

Sanzioni fino a 5 milioni e il ruolo dell’Antitrust

Per le imprese che continueranno a violare le nuove regole – o per le piattaforme che non vigileranno a dovere – il rischio economico è tutt’altro che trascurabile. L’impianto sanzionatorio prevede multe amministrative che possono arrivare fino a 5 milioni di euro oppure al 10% del fatturato aziendale, a seconda di quale dei due valori risulti più elevato nel caso concreto. Una soglia pensata per colpire in modo proporzionale tanto le piccole realtà quanto i grandi operatori digitali.

A vigilare sull’applicazione della legge sarà l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm), che dovrà emanare apposite linee guida in raccordo con il ministero del Turismo, svolgendo un monitoraggio annuale e riferendo alle Camere. Il ministro Daniela Santanchè ha definito il traguardo raggiunto come “storico”, rivendicando per l’Italia il primato di essere “pioniere, in Europa, su una tematica di stretta attualità sulla quale era necessario e doveroso intervenire per garantire trasparenza, correttezza e legalità nel mercato”.

Accoglienza favorevole dal settore, ma restano criticità applicative

Il comparto della ristorazione e del turismo – storicamente esposto ai capricci del voto online – accoglie con favore la norma. La Federazione Italiana Pubblici Esercizi (Fipe) sottolinea come ogni valutazione non autentica impatti direttamente sul fatturato delle piccole e medie imprese, e il suo presidente Lino Stoppani ha parlato di “atto di civiltà e primo passo per dotarci di strumenti normativi più adeguati ad affrontare le sfide del mercato contemporaneo”. Una battaglia, quella contro le false recensioni, che viene vista come premessa necessaria per ricostruire un rapporto di fiducia tra imprese e consumatori.

Tuttavia, non mancano le ombre. Esperti e operatori denunciano possibili criticità applicative: l’onere della documentazione fiscale potrebbe scoraggiare i consumatori più frettolosi, mentre il termine di trenta giorni per pubblicare un commento rischia di escludere feedback maturati con il tempo. Restano sul tavolo anche i dubbi di compatibilità con le normative europee sulla libertà di espressione e sul commercio digitale, oltre alla concreta efficacia delle sanzioni in un mercato dove la compravendita di recensioni avviene spesso attraverso soggetti esteri. La vera partita, dunque, si giocherà nei prossimi mesi, quando l’Agcm pubblicherà le linee guida operative e si vedrà se l’impianto normativo saprà reggere l’urto della pratica.

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