Salis e la tassa sui croceristi, quella lettera alla Corte dei Conti per i diciassette milioni mancanti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La sindaca di Genova, Silvia Salis, ha formalizzato un esposto alla Corte dei Conti, inviato per conoscenza anche alla Procura della Repubblica, per accertare se la mancata riscossione dell’addizionale comunale sui diritti di imbarco, quella che comunemente viene definita tassa sui croceristi, possa configurare un’ipotesi di danno erariale. Il mancato introito, maturato nel corso degli ultimi due anni e quantificato dall’attuale amministrazione in circa diciassette milioni di euro, sarebbe il risultato dell’inadempienza della giunta precedente, guidata da Marco Bucci, rispetto a un accordo siglato con il ministero dell’Interno nel novembre del 2022. Un accordo, quello sottoscritto con il sottosegretario Alfredo Mantovano, che impegnava il Comune a introdurre il tributo di tre euro a passeggero per ogni imbarco e sbarco nel porto a decorrere dal primo gennaio del 2023, un obbligo che, di fatto, non è mai stato onorato.

Non si tratta, a detta di Salis, di una scelta discrezionale bensì di un adempimento doveroso, come avrebbe ricordato anche il Viminale in una lettera recapitata a Tursi lo scorso dicembre, nella quale si dichiarava l’ente “inadempiente” e si paventava il rischio concreto di un taglio dei trasferimenti statali, una misura che avrebbe potuto sottrarre alle casse cittadine fino a sessanta milioni di euro, includendo nel computo anche la possibile rimodulazione dell’addizionale Irpef. La sindaca, in più occasioni, ha ribadito di aver semplicemente consegnato alla magistratura contabile una fotografia nitida di quanto accaduto, muovendosi in autotutela per scongiurare ripercussioni finanziarie ben più gravi per l’ente che oggi amministra. Di qui la necessità di procedere speditamente con l’iter applicativo del tributo, nonostante le vibranti proteste degli operatori del settore marittimo e la minaccia, ormai concreta, di un ricorso al Tar.

Il fronte legale aperto dagli armatori e le ragioni del dissenso

Proprio mentre palazzo Tursi muove i primi passi per dare attuazione alla tassa, programmando per il prossimo maggio l’avvio delle interlocuzioni tecniche per definire le modalità di riscossione, il cluster marittimo e portuale ha messo a punto la sua controffensiva. Assarmatori, l’associazione che riunisce le compagnie di navigazione, ha formalizzato l’intenzione di presentare un ricorso dinanzi al Tribunale Amministrativo Regionale, sollevando una questione che attiene principalmente alla legittimità del soggetto impositore. Stefano Messina, presidente di Assarmatori, ha spiegato come la normativa vigente riservi all’Autorità di Sistema Portuale, e non certo a una municipalità, la competenza in materia di tassazione sui flussi passeggeri e merci; il Comune, in questa ricostruzione, starebbe dunque invadendo un campo che non gli compete, configurando un vulnus normativo che renderebbe l’addizionale inapplicabile.

A sostenere questa tesi, in queste ore, è intervenuto anche Pietro Piciocchi, ex vicesindaco e reggente durante il periodo post dimissioni di Bucci, il quale ha rivendicato con forza la scelta della precedente amministrazione di non deliberare il tributo. Piciocchi, interpellato in merito all’esposto di Salis, ha parlato di una misura dagli impatti incerti e potenzialmente controproducenti per l’attrattività dello scalo, e ha rivelato come lo stesso ministero, a suo dire, si fosse reso conto del “vulnus” e avesse aperto alla possibilità di rivedere l’accordo. Le posizioni, a questo punto, appaiono inconciliabili: da una parte la sindaca che tira dritto, forte di un accordo statale e dell’obbligo di coprire un buco di bilancio, dall’altra gli armatori che preparano le carte bollate per fermare quella che ritengono essere una tassa illegittima.

Querele per gli insulti sessisti e l’incontro con il procuratore

Parallelamente alla battaglia sulla tassa, Salis ha intensificato la sua azione su un altro fronte, quello della tutela della sua immagine e del decoro delle istituzioni, colpita ripetutamente da una scia di insulti e minacce. La sindaca, nei mesi scorsi, ha sporto diverse querele contro autori di commenti ingiuriosi e sessisti pubblicati sui suoi profili social, commenti che lei stessa ha avuto modo di denunciare pubblicamente in Consiglio comunale, leggendo alcuni dei messaggi più gravi per dare la misura di un fenomeno che trascende la semplice critica politica. Messaggi in cui si faceva riferimento, con termini inequivocabili e volgari, al suo e alla sua sessualità, un trattamento che, come ha più volte sottolineato, difficilmente verrebbe riservato a un collega uomo.

Non solo attacchi verbali, però. All’attenzione della Digos erano finite anche alcune lettere minacciose recapitate a suoi indirizzi personali e agli stessi uffici comunali, missive firmate con nomi di fantasia ma dal contenuto intimidatorio che avevano sollevato un coro di condanna bipartisan da parte di tutte le forze politiche, inclusi esponenti del centrodestra come il presidente della Regione Marco Bucci e il viceministro Edoardo Rixi. Proprio in questi giorni, la prima cittadina ha avuto un secondo colloquio in poco tempo con il procuratore capo di Genova, Nicola Piacente: un confronto durante il quale, con ogni probabilità, si è parlato dello stato dei procedimenti aperti per le ingiurie — alcuni dei quali, secondo quanto si apprende, sarebbero in dirittura d’arrivo e potrebbero concludersi con la mediazione e il versamento di risarcimenti che Salis ha annunciato saranno devoluti in beneficenza — ma anche delle altre inchieste che riguardano da vicino le partecipate comunali, come il caso Amt e i bilanci del teatro Carlo Felice.

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