L'oro vola sui mercati, tocca i 4.625 dollari l'oncia mentre la Fed è nel mirino
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Redazione Economia
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Il prezzo dell'oro, dopo aver sfondato il muro dei 4.600 dollari l'oncia, ha consolidato un nuovo record assoluto attestandosi a 4.625 dollari, con un rialzo dello 0,65% che riflette una domanda di asset rifugio divenuta pressante. Una spinta propulsiva, quella che ha portato il metallo giallo a livelli inediti, alimentata da un insieme di fattori di incertezza i quali, intrecciandosi, spingono gli investitori a cercare protezioni tradizionali. Anche l'argento ha cavalcato l'onda, salendo dell'1,57% a 85,57 dollari l'oncia, in una giornata che ha visto invece il biglietto verde cedere terreno contro l'euro e la sterlina, in un chiaro segnale di cautela verso i rischi statunitensi.
L'indagine penale che scuote la Federal Reserve
La notizia che ha agito da detonatore per questa fuga verso la sicurezza è l'apertura di un'inchiesta penale da parte del Dipartimento di Giustizia nei confronti del presidente della Federal Reserve, Jerome Powell. L'indagine, che riguarda la gestione della costosa ristrutturazione della sede centrale dell'istituto, è stata percepita dai mercati non come una semplice questione contabile, bensì come una minaccia concreta all'indipendenza e alla credibilità della banca centrale stessa. La possibilità, paventata dallo stesso Powell, di un'incriminazione penale ha creato un'atmosfera di tensione istituzionale senza precedenti, gettando un'ombra sulle future decisioni di politica monetaria e sulla stabilità del quadro normativo.
Il contesto geopolitico che alimenta la paura
A questo scenario già di per sé volatile, si sono sommate le turbolenze geopolitiche che continuano a caratterizzare l'inizio dell'anno. L'operazione militare statunitense in Venezuela, con le sue inevitabili ripercussioni sull'equilibrio regionale, ha prodotto un effetto domino che ha beneficiato sia il dollaro, temporaneamente rafforzato, sia l'oro, visto come un bene al di sopra delle contese internazionali. Parallelamente, la rinnovata attenzione dell'amministrazione Trump verso l'acquisizione della Groenlandia, giustificata con argomenti di sicurezza nazionale, ha contribuito a disegnare un quadro di instabilità e di espansione geopolitica che spinge il capitale verso approdi più sicuri.
Mercati in attesa e il contrasto tra le istituzioni
In questo clima, i listini azionari hanno mostrato segnali di nervosismo e di incertezza, con i future su Wall Street – in particolare quelli sul Nasdaq, in calo di quasi l'1% – che hanno registrato arretramenti, mentre le borse europee si muovevano senza una direzione chiara. L'attenzione è rimasta focalizzata, in questa prima settimana completa di Borsa del 2026, proprio sul contrasto sempre più acuto tra la Casa Bianca e la Federal Reserve, un conflitto istituzionale che rischia di minare la fiducia degli operatori. Mentre gli Exchange Traded Fund legati alle terre rare e ai metalli preziosi raccolgono consensi, il caso giudiziario che coinvolge il vertice della Fed si profila come il fattore dominante per gli equilibri finanziari, più delle stesse dinamiche economiche sottostanti.




