L’Europa nell’incrocio tra Cina e Usa: nuovi dazi, vecchie tensioni

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina entra in una fase più aspra, con ritorsioni immediate e misure che rischiano di coinvolgere l’Europa in uno scontro dai contorni ancora indefiniti. All’annuncio di Washington di un ulteriore 34% di dazi sui prodotti cinesi – che porta il totale al 54% – Pechino ha replicato senza esitazioni, imponendo a sua volta un aumento del 34% sulle merci statunitensi e presentando un ricorso formale al Wto. «Non cederemo al bullismo commerciale», ha dichiarato il ministro degli Esteri Wang Yi, confermando una linea dura che non ammette passi indietro.

La risposta cinese, però, non si limita ai dazi. Il governo ha incluso undici aziende americane nella cosiddetta "lista delle entità inaffidabili", vietando qualsiasi rapporto commerciale con esse, mentre altre sedici imprese non potranno più acquistare beni a duplice uso. A completare il quadro, il blocco delle esportazioni di sette terre rare, materiali cruciali per l’industria tecnologica, e la sospensione delle importazioni di alcuni prodotti agricoli e avicoli. Una mossa calcolata, che colpisce settori sensibili per l’economia statunitense.

L’Europa, intanto, osserva con preoccupazione. Se da un lato Bruxelles teme un’invasione di merci cinesi rese più competitive dall’esclusione dal mercato americano, dall’altro non può ignorare la possibilità che Pechino cerchi alleanze con i Paesi Ue e asiatici per isolare Washington. La retorica cinese, che accusa gli Usa di minacciare la globalizzazione con politiche unilaterali, trova ascolto in capitali già irritate dalle precedenti misure protezionistiche di Trump.

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