Festa del governo a Bari, le opposizioni attaccano: "Si autocelebrano mentre i lavoratori perdono il posto"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La lunga scia di polemiche che ha accompagnato la due giorni di Bari non si è certo placata con il calare del sipario sul palco allestito nel porto. Anzi, le voci critiche, quelle che arrivano principalmente dagli scranni dell'opposizione parlamentare, si sono fatte più aspre e vibranti proprio mentre il centrodestra alzava i calici per celebrare un traguardo statistico di tutto rispetto.

Il record di longevità dell'esecutivo guidato da Giorgia Meloni, che ha superato il precedente limite di quasi quattro anni di attività ininterrotta, è stato accolto con entusiasmo dalla platea del partito, ma fuori da quel perimetro, e in particolare nei pressi degli stabilimenti ex Ilva di Taranto, l'atmosfera era diametralmente opposta.

Il motivo è presto detto: la concomitanza tra i festeggiamenti per la durata del governo e l'arrivo, nelle cassette postali di oltre duemila famiglie, delle tanto temute lettere di licenziamento ha finito per oscurare, almeno agli occhi dei critici, qualsiasi possibile legittimo orgoglio per la stabilità politica raggiunta.

La festa sul palco e il dramma nei cassetti

La kermesse del centrodestra nel porto di Bari, un evento che assommava ai toni autocelebrativi il bilancio politico di una coalizione capace di reggere finora, al netto delle frizioni interne e delle divergenze su diversi provvedimenti, ha avuto un contrappunto amaro e drammatico nelle ore immediatamente precedenti. È in quel lasso di tempo, infatti, che sono state formalmente spedite le comunicazioni di risoluzione del rapporto di lavoro per i dipendenti dell'Ilva di Taranto, un'ombra lunga e pesante che ha subito gettato un velo di malinconia e rabbia sulla città pugliese.

"Mentre Giorgia Meloni festeggia, partono duemilacinquecento lettere di licenziamento a Taranto destinate ai lavoratori dell'acciaio", hanno tuonato le opposizioni, sottolineando quella che a loro avviso rappresenta una contraddizione stridente tra la narrazione trionfalistica del governo e la realtà concreta che si consuma nei luoghi di lavoro.

Per i sindacati e per i rappresentanti del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle, l'evento di Bari non era altro che una gigantesca operazione di facciata, un modo per distogliere l'attenzione dai problemi strutturali dell'economia e dalle decisioni impopolari che continuano a produrre effetti devastanti sul tessuto sociale e produttivo del Paese.

Il coro da stadio e la replica ironica alla sinistra

Nonostante il clima di contestazione che serpeggiava al di fuori della zona riservata all'evento, sul palco allestito nel porto di Bari la musica era ben diversa. Un coro quasi da stadio, "C'è solo un presidente, un presidente...", ha salutato l'arrivo della premier Meloni, la quale ha ricambiato con grandi sorrisi visibilmente compiaciuta: "Grazie, è un'emozione immensa", ha dichiarato alla folla accorsa per l'occasione.

Nel suo intervento conclusivo, la presidente del Consiglio non ha risparmiato frecciate all'indirizzo del centrosinistra, giocando abilmente con la retorica del "si stava meglio quando si stava peggio". Con tono ironico e a tratti pungente, ha sfottonato l'opposizione ricordando i presunti fallimenti del passato: "Si sa, si stava meglio quando c'erano loro, signora mia.

Quando c'erano loro il salario era minimo davvero, quando c'erano loro i banchi a rotella arrivano in orario, quando c'erano loro la porta di casa potevi lasciarla aperta, tanto pure se la chiudevi la casa te la occupavano uguale". Un passaggio che ha scatenato l'applauso della platea, prima di concludere con una battuta a doppio taglio: "Quanto ci mancano loro... però anche loro oggi celebrano un traguardo perché se noi siamo il governo più duraturo della storia della Repubblica, loro sono l'opposizione più duratura della Repubblica".

Il videomessaggio di Rama e la questione democratica

A impreziosire la giornata di festa è arrivato anche un saluto inaspettato, quello del premier albanese Edi Rama, che ha voluto omaggiare la collega Meloni con un videomessaggio pubblicato sui suoi canali social. "Giorgia, leggo che da oggi sei alla guida del governo più longevo della storia della Repubblica italiana. Mi ero abituato male: a cambiare interlocutore a Roma quasi al ritmo dei cambi dell'allenatore del Milan", ha scherzato Rama, facendo riferimento alla cronica instabilità politica italiana che tanto ha caratterizzato gli ultimi decenni.

Ma è stata una frase successiva, pronunciata con un tono tra l'ironico e il serio, a far discutere e a offrire ulteriore materiale per le riflessioni degli analisti. "La democrazia italiana non sembra affatto in pericolo, nonostante tutto quello che noi, da sinistra, avevamo previsto quando sei arrivata a Palazzo Chigi in pantaloni neri", ha detto il leader albanese, smontando in parte le narrazioni catastrofiste che avevano accolto l'insediamento dell'attuale esecutivo.

Un endorsement, quello di Rama, che i sostenitori del governo hanno accolto con favore, mentre le opposizioni lo hanno invece liquidato come un gesto di cortesia tra alleati, privo di reale significato politico rispetto alle dinamiche interne italiane.

Le critiche sull'autocelebrazione e il nodo Ilva

Il filo rosso che lega la contestazione delle opposizioni resta però saldamente ancorato alla vicenda dell'ex Ilva, considerata la cartina al tornasole della presunta disattenzione del governo verso le fasce più deboli della popolazione. I rappresentanti dei lavoratori, interpellati dai cronisti presenti a Taranto, hanno espresso tutto il loro sconcerto per la tempistica scelta per l'invio delle lettere, quasi a voler nascondere la notizia dietro il fragore dei festeggiamenti baresi.

Il governo, dal canto suo, ha sempre sostenuto di stare lavorando a un piano di rilancio per la ex acciaieria più grande d'Europa, ma i fondi stanziati e le procedure di salvaguardia attivate finora non sono bastati a fermare l'emorragia di posti di lavoro e a garantire certezze sul futuro occupazionale di migliaia di famiglie.

La concomitanza dei due eventi, la festa e i licenziamenti, ha offerto alla sinistra e ai sindacati di base l'occasione per rilanciare la loro mobilitazione, annunciando nuove iniziative di piazza e presidi davanti agli stabilimenti, mentre la politica nazionale si divide tra chi esalta la stabilità del governo e chi denuncia la mancanza di una visione strategica per il rilancio industriale del Mezzogiorno.

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