Il crollo del regime siriano di Assad

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L'8 dicembre scorso, nel tranquillo quartiere di al-Maliki a Damasco, i residenti sono stati svegliati nel cuore della notte dalle urla dei soldati. In una villa modernista di quattro piani, circondata da palme e arroccata su una collinetta, viveva l'ex dittatore Bashar al-Assad con la moglie Asma e i loro tre figli. Quella notte, però, non era come le altre: ben prima dell'alba, i vicini della residenza presidenziale sono stati spaventati da un insolito baccano. Il regime di Assad, sostenuto per anni dalla Russia, è crollato, segnando un momento cruciale nella storia della Siria.

La caduta di Assad ha avuto conseguenze significative non solo per la Siria, ma anche per la regione circostante. Con il collasso del regime alauita, la Russia ha subito un declassamento dal rango di grande potenza, con ripercussioni soprattutto per l'operatività marittima di Mosca. Già l'invasione russa dell'Ucraina aveva comportato pesanti perdite navali per Mosca, con il Mar Nero trasformato in una "tonnara" dai missili antinave e dai droni ucraini, supportati in modo decisivo dal Regno Unito.

Nel frattempo, l'emergere di una nuova "costellazione" di potere nel territorio un tempo riconosciuto come Siria rischia di diffondersi in tutta la regione. La Turchia, governata da Erdogan, potrebbe tentare di prendere il controllo regionale, approfittando del vuoto di potere lasciato dalla caduta di Assad. Erdogan, definito a suo tempo un dittatore dall'ex presidente del consiglio italiano Draghi, potrebbe vedere in questa situazione un'opportunità per espandere la propria influenza.

La situazione in Siria rimane complessa e in continua evoluzione, con molteplici attori coinvolti e interessi contrastanti.

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