Piazza Affari torna sopra i 50mila punti, banche e tregua spingono il Ftse Mib

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La settimana si chiude con un segno più per Piazza Affari, che riesce nell’impresa di riagganciare – e di fatto mantenere – la soglia psicologica dei 50mila punti, un livello che non manca di evocare i fasti dei massimi storici toccati solo pochi giorni fa. L’indice Ftse Mib, trainato in particolare dal comparto creditizio e da alcune eccellenze del lusso e dei servizi digitali, ha archiviato la seduta del 29 maggio 2026 con un progresso dello 0,42%, fissandosi a 50.037 punti.

Un risultato, questo, che assume un rilievo particolare se letto in controtendenza rispetto alla sostanziale stagnazione delle altre principali piazze europee: Parigi ha ceduto lo 0,1%, Londra lo 0,1%, mentre Francoforte si è limitata a un timido +0,1%.

Il motore degli acquisti: banche, Nexi e l’effetto tregua

A spingere il listino milanese verso l’alto è stata una combinazione di fattori, dove la leva geopolitica – seppur indirettamente – ha giocato un ruolo non secondario. Le speranze, sempre più concrete, di una estensione della tregua in Medio Oriente e di un memorandum proprio tra Stati Uniti e Iran hanno infatti alleggerito la pressione sul prezzo del petrolio, favorendo un contesto di "risk-on" selettivo.

In questo scenario, i riflettori si sono accesi sui titoli bancari: Mediolanum ha messo a segno un +2%, seguito a ruota da Nexi con un analogo balzo del 2% e da Unicredit, che ha guadagnato l’1,8%. Una performance, quella del comparto, che conferma la sensibilità degli istituti di credito alle variazioni del sentiment sui tassi e alla riduzione del cosiddetto "rischio Paese".

Il peso dell’inflazione e il recupero tecnico del listino

Nonostante l’euforia degli acquisti, lo scenario macroeconomico presenta ancora qualche ombra, a partire dall’accelerazione dell’inflazione. A maggio, secondo le stime preliminari dell’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo è salito al 3,2%, in deciso aumento rispetto al +2,7% registrato ad aprile.

Un’accelerazione, questa, che sembra essere alimentata prevalentemente dalle tensioni sui prezzi dei beni energetici non regolamentati e dei servizi legati ai trasporti; un effetto di freno, al contrario, arriva dal comparto alimentare, la cui dinamica dei prezzi è rimasta sostanzialmente stabile. Sul fronte grafico, gli analisti osservano come il Ftse Mib, dopo il veloce recupero di venerdì, si sia portato a ridosso di un’importante area di resistenza posta a 50.

300 punti; solo un breakout deciso di questo livello potrebbe fornire un nuovo segnale rialzista di tipo direzionale, anche se la tendenza primaria del mercato rimane ampiamente positiva.

Il contrasto tra energetici e lusso

Guardando il dettaglio delle singole performance, emerge un netto contrasto tra i settori. Se da un lato le banche hanno dominato la scena, dall’altro il comparto del lusso – con marchi come Cucinelli e Moncler – ha beneficiato dell’allentamento delle tensioni internazionali, registrando rialzi significativi.

Una situazione diametralmente opposta a quella vissuta dai titoli petroliferi come Eni, che hanno invece sofferto il contemporaneo calo del greggio sceso sotto i 92 dollari al barile, risentendo della prospettiva di una pace duratura che potrebbe ripristinare i flussi nello Stretto di Hormuz. In generale, la tendenza primaria rimane positiva: da un punto di vista grafico, però, solo il breakout della resistenza posta a 50.

300 punti potrebbe fornire un nuovo, inequivocabile, segnale rialzista di tipo direzionale, mentre gli operatori attendono ora maggiori dettagli sull’intesa tra Washington e Teheran.

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