L’alta pressione arranca al centro-sud, nebbia e smog assediano la Val Padana
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Redazione Interno
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L’assetto meteorologico che ha caratterizzato l’inizio di marzo, con un promontorio anticiclonico disteso senza soluzione di continuità sull’Europa centro-meridionale, mostra ora i primi segni di cedimento, sebbene la sua struttura principale resista specialmente sul Nord Italia. Nella giornata di domenica, una blanda perturbazione, legata all’evoluzione di un vortice attivo tra la Penisola Iberica e il Nord Africa, riuscirà a lambire le regioni centro-meridionali, portando con sé non solo precipitazioni di carattere irregolare – si tratta di acquazzoni sparsi e occasionali – ma anche un carico notevole di pulviscolo sahariano, quello che i meteorologi definiscono silt, capace di offuscare i cieli donando loro una tinta giallognola e lattiginosa. Questo fine settimana, dunque, vedrà un’Italia spaccata in due: al Nord, dove l’alta pressione è ancora particolarmente invadente e saldamente ancorata, il sole tornerà a splendere su gran parte delle pianure, favorendo una rapida risalita delle temperature che in pieno giorno supereranno agevolmente i sedici gradi, ma al contempo creando le condizioni ideali per la stagnazione degli inquinanti.
L’emergenza polveri sottili nel catino padano e l’evoluzione dei prossimi giorni
Proprio la persistenza dell’alta pressione, una figura che non accenna a demordere soprattutto sulle aree settentrionali, sta determinando una situazione critica dal punto di vista della qualità dell’aria. Sull’intera Val Padana, e in particolare nel triangolo compreso tra Piemonte e Lombardia, le concentrazioni di polveri sottili, quelle pericolose frazioni di PM10 che rimangono sospese nei bassi strati, hanno raggiunto livelli elevatissimi, trasformando di fatto la pianura in una delle zone più inquinate d’Europa in questo scorcio di marzo. L’orografia chiusa del territorio, un catino naturale protetto dalle Alpi e dagli Appennini, unita all’assenza di venti che possano garantire un minimo ricambio d’aria, intrappola lo smog al suolo; fenomeni come l’inversione termica notturna, che vede l’aria fredda ristagnare in basso con quella più calda sovrastante, agiscono come un vero e proprio coperchio, impedendo la dispersione degli inquinanti e aggravando una situazione destinata a rimanere critica finché non arriverà una perturbazione atlantica in grado di spazzare via l’aria stagnante.
Guardando all’inizio della nuova settimana, l’evoluzione appare all’insegna di una certa continuità. L’Italia rimarrà sostanzialmente sotto l’influsso di un campo di alta pressione, sebbene non più così robusto e compatto come nei giorni precedenti. Per martedì 10 marzo, i modelli prevedono che la nostra Penisola venga sfiorata da un debole fronte perturbato, l’ennesimo legato al vortice iberico: questo porterà un aumento della nuvolosità sulla maggior parte delle regioni, con possibili rovesci, ma senza la forza per intaccare in modo deciso la struttura anticiclonica. Le temperature, in questo contesto, oscilleranno su valori prossimi alle medie del periodo o localmente superiori, mantenendo quel clima mite che ormai ci accompagna da diverse settimane.
La tenacia dell’anticiclone e il ruolo del vortice iberico
La tendenza per la seconda settimana di marzo conferma sostanzialmente questo quadro. Avremo un nuovo vortice depressionario in evoluzione tra la Spagna e le Baleari, ma l’anticiclone, che appare piuttosto tenace sul Mediterraneo centrale e in collegamento con l’Europa orientale, sembra intenzionato a non lasciare campo libero alle perturbazioni. Ci troviamo di fronte a una configurazione barica che vede un robusto campo di alta pressione disteso quasi senza interruzioni da ovest a est; questa figura dominante sarà insidiata sul comparto iberico dall’evoluzione del vortice, il quale, secondo le attuali proiezioni dei modelli matematici, non riuscirà ad avanzare molto verso l’Italia, almeno in una prima fase. La resistenza dell’anticiclone, quindi, sembra poter limitare gli effetti del maltempo a qualche locale e sporadico episodio, senza quel ricambio d’aria che sarebbe necessario per ripulire i cieli della Val Padana.
Le precipitazioni sahariane e l’assenza di vento
Un aspetto peculiare di questa fase meteorologica, che merita di essere sottolineato, è la natura delle precipitazioni attese al Centro-Sud. Le piogge che cadranno su Sardegna, Sicilia e sulle regioni peninsulari tirreniche saranno infatti cariche di sabbia sahariana, un fenomeno che si verifica quando i venti in quota richiamano masse d’aria direttamente dal deserto. Questo pulviscolo, composto da particelle finissime di limo, non solo colora i cieli e talvolta i nevai degli Appennini di tenui tonalità rosate, ma funge anche da nucleo di condensazione per il vapore acqueo, favorendo la formazione delle gocce di pioggia. Mentre al Nord, complice l’alta pressione dominante e l’assenza di ventilazione significativa, le nebbie e le foschie notturne continueranno a rendere l’aria pesante e i paesaggi ovattati, contribuendo a mantenere le concentrazioni di inquinanti su livelli di guardia.




