La riforma della Corte dei conti finisce alla Consulta: «Coi limiti al danno erariale violato il patto sociale coi cittadini»
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
I giudici della Corte dei conti di Genova, dopo aver esaminato il caso di un paziente rimasto paraplegico a seguito di un intervento a Sestri Ponente, hanno deciso di sollevare una questione di legittimità costituzionale sulla legge Foti, portando di fatto il governo davanti alla Corte costituzionale. La norma, entrata in vigore lo scorso gennaio, ridisegna le regole sulla responsabilità per danno erariale – quel danno economico, insomma, che lo Stato o un ente pubblico subisce a causa di negligenze, errori grossolani o cattiva gestione da parte dei propri funzionari – introducendo un tetto massimo al risarcimento. Nel mirino dei magistrati contabili finisce proprio questo meccanismo, che limita l’addebito al 30% del pregiudizio accertato (o comunque al doppio dello stipendio annuo del responsabile), scaricando di fatto la maggior parte del danno sulla collettività.
Il caso concreto che ha fatto scattare la scintilla
La vicenda processuale che ha innescato il ricorso alla Consulta, va detto, è drammatica nella sua ordinarietà. Durante un intervento neurochirurgico andato storto, un paziente si è risvegliato paraplegico; la Asl di Genova, ritenuta civilmente responsabile, ha dovuto risarcire la vittima con un milione e 350mila euro. Una somma che l’azienda sanitaria ha naturalmente chiesto indietro ai tre medici ritenuti responsabili dell’errore. E qui, nota l’ordinanza della seconda sezione centrale d’appello (relatrice Maria Cristina Razzano), scatta l’effetto “irrazionale” della riforma: uno dei sanitari, inizialmente condannato a versare 945mila euro, ha fatto ricorso invocando la nuova legge, vedendosi ridurre la propria esposizione a soli 170mila euro. In questo modo, secondo l’accusa dei giudici contabili, “premia l’amministratore incapace”, perché gli consente di cavarsela con una cifra irrisoria rispetto al disastro provocato, lasciando i restanti 945mila euro (il 70% del danno) a carico dell’erario, quindi di tutti i cittadini.
Undici articoli della Carta sotto accusa
La questione sollevata non è di poco conto, se è vero che i giudici hanno chiamato in causa ben undici articoli della Costituzione, definendo il sistema introdotto dalla maggioranza “manifestamente irrazionale e palesemente iniquo”. In particolare, la Corte dei conti ritiene che venga violato quel “patto sociale” (che regge l’intera impalcatura del sistema tributario ai sensi degli articoli 23 e 53), perché nella sostanza si impone ai cittadini un duplice danno: da un lato subiscono il disservizio o il furto di risorse pubbliche, dall’altro sono costretti a pagare anche i due terzi del costo della mala gestio. L’assunto di fondo, insomma, è che la riforma Foti entri in rotta di collisione con i principi di eguaglianza (articolo 3) e di solidarietà sociale (articolo 2), oltre che con la corretta gestione delle risorse imposta dall’Unione europea, trasformando la responsabilità contabile in una sorta di irresponsabilità assistita dallo Stato.
Uno scontro politico-giudiziario destinato a infiammarsi
Nonostante la legge porti il nome del ministro Tommaso Foti (dunque un provvedimento voluto e votato dalla maggioranza), la magistratura contabile non ha esitato a bollarla come un sistema che “incoraggia comportamenti contrari al buon andamento della pubblica amministrazione”. E il dato è ancora più rilevante se si considera che la riforma, approvata a stretta maggioranza tra le polemiche, si applica anche ai procedimenti già in corso (retroattività, quindi), bloccando di fatto la possibilità di chiedere giustizia piena in molti casi di malasanità o sperperi. Ora, come prevedibile, la palla passa alla Consulta: toccherà ai giudici delle leggi stabilire se questo tetto al danno erariale rappresenti una legittima scelta politica per “sbloccare la paura della firma” dei dirigenti pubblici, oppure una cesura incostituzionale del dovere di vigilanza e tutela del denaro collettivo. La decisione, qualunque essa sia, avrà inevitabilmente ricadute enormi su ogni futuro procedimento contro funzionari, politici e amministratori.




