Prato, crocevia della criminalità organizzata: dalla Cina alla 'ndrangheta, gli affari illeciti che prosperano
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Redazione Interno
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La provincia di Prato, da tempo sotto la lente delle autorità, conferma la sua reputazione di territorio fertile per gli interessi illeciti della criminalità organizzata. Secondo la relazione annuale della Direzione investigativa antimafia (Dia), resa pubblica nel 2024, il tessuto economico locale è minacciato da una «forte presenza» di gruppi criminali cinesi, specializzati in attività come il riciclaggio, il gioco clandestino e lo sfruttamento del settore tessile. «Si tratta di giri d’affari consolidati», si legge nel documento, «che spesso si intrecciano con l’imprenditoria legale, rendendo difficile tracciare un confine netto tra legalità e illegalità».
Non solo la mafia cinese, però. Anche la ’ndrangheta ha consolidato il suo radicamento in Lombardia, dove punta a infiltrarsi negli appalti pubblici e nei servizi. L’omicidio di Antonio Bellocco, esponente dei Bellocco – storica cosca reggina – avvenuto lo scorso settembre a Cernusco sul Naviglio, è stato definito dalla Dia un «evento emblematico» della strategia silenziosa ma pervasiva adottata dalle organizzazioni calabresi. «La ’ndrangheta cerca imprese, istituzioni ed enti pubblici», sottolinea il rapporto, evidenziando come il metodo sia quello di agire «lontano dai riflettori», privilegiando l’infiltrazione economica rispetto alla violenza plateale.
A Palermo, intanto, Cosa nostra dimostra di aver mutato pelle. Se un tempo la sua forza risiedeva nella ferocia, oggi punta su una struttura «articolata e policentrica», basata sulla cooperazione tra clan e su un controllo meno visibile ma altrettanto efficace. «Non c’è un capo unico», spiega la Dia, «ma molti mandamenti che collaborano, influenzando economia, politica e perfino il sistema carcerario». Un modello che, pur evitando gli scontri eclatanti, mantiene intatta la capacità di condizionare il territorio.




