Oscar Schmidt, addio alla “mano santa” che regalò alla Fernet Branca Pavia il sogno della A1
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Redazione Sport
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Pavia perde un pezzo della sua storia sportiva più gloriosa, quella che profumava di parquet e di imprese impossibili, perché se n’è andato Oscar Schmidt, il brasiliano dal tiro infallibile che nell’indimenticabile stagione 1990-91 trascinò la Pallacanestro Pavia – all’epoca sponsorizzata Fernet Branca – nell’élite del basket italiano. Scomparso venerdì 17 aprile a Santana do Parnaíba, nell’area metropolitana di San Paolo, il campione classe 1958 ha ceduto dopo una lunghissima battaglia contro un tumore al cervello, una malattia che gli era stata diagnosticata nel lontano 2011 e contro la quale aveva combattuto con una determinazione pari solo a quella mostrata in campo. Ad avere la meglio, purtroppo, è stato un malore improvviso che lo ha colto nella sua residenza: trasportato d’urgenza in ospedale, il cuore dell’eterno numero 14 si è fermato prima che i medici potessero fare qualcosa, chiudendo il sipario su una delle carriere più straordinarie che il mondo della pallacanestro abbia mai celebrato.
L’impresa sulle rive del Ticino e quella media da oltre 40 punti a partita
Chi lo ha visto giocare al PalaRavizza non lo dimenticherà mai, perché Schmidt – arrivato a Pavia dopo le otto stagioni trascorse a Caserta – possedeva quel dono raro che in Sudamerica chiamano “Mão Santa”, la mano santa capace di trasformare ogni tiro in una carezza che baciava la retina. Fu l’allenatore Tonino Zorzi a guidare quel gruppo, ma era Oscar il trascinatore assoluto: nelle notti più calde della promozione in A1, l’ala brasiliana viaggiava a una media di oltre 40 punti a partita, numeri che ancora oggi fanno impressione e che trasformarono quella cavalcata in uno dei traguardi sportivi più importanti (se non il più importante in assoluto) raggiunti dalla città di Pavia in qualsiasi disciplina. Il suo legame con la realtà pavese, va detto, non si è mai spezzato del tutto: solo un paio d’anni fa fece ritorno sulle rive del Ticino, accolto dall’allora sindaco e dalla presidente della Pallacanestro Pavia, per rincontrare ex compagni e appassionati in una serata carica di nostalgia e riconoscenza.
L’abbraccio commosso di Caserta e quel mega striscione alla Reggia
Se Pavia lo piange come l’eroe della promozione, Caserta lo venera come il re che portò il basket in una terra che senza di lui forse non avrebbe mai conosciuto certi palcoscenici. E proprio davanti alla maestosa Reggia vanvitelliana, simbolo della città campana, si è consumato un tributo che ha fatto tremare il cuore dei tifosi bianconeri: società, giocatori e semplici appassionati si sono radunati per l’ultimo saluto, issando un mega striscione che ritraeva la canotta numero 18 della Phonola mentre i cori intonavano “Oscar mitraglia, è il grido di battaglia”. Un’ondata di commozione che ha attraversato l’oceano e ha rimbalzato sui social, dove la notizia della sua dipartita ha generato un cordoglio globale, la conferma – se mai ce ne fosse stato bisogno – dell’affetto e del rispetto che Schmidt aveva saputo guadagnarsi lontano dai riflettori, con un’umanità che forse valeva quanto i suoi tiri da tre punti.
I record olimpici e quell’eredità che trascende lo sport
Non si può parlare di Oscar Schmidt senza ricordare che è stato il più grande realizzatore nella storia dei Giochi Olimpici: 1.093 punti messi a referto in cinque edizioni, da Mosca 1980 ad Atlanta 1996, un record che ancora oggi resiste e che racconta di un atleta capace di segnare 55 punti in una singola partita contro la Spagna a Seul 1988. Per oltre un quarto di secolo è stato il miglior marcatore assoluto della storia del basket mondiale, con 49.703 punti accumulati in una carriera lunga 26 anni, prima di essere superato solo recentemente da LeBron James. La sua eredità, tuttavia, va ben oltre i freddi numeri: Schmidt ha ridefinito il concetto di attaccante, trasformando il tiro in un’arte e diventando un simbolo di passione e dedizione che la Hall of Fame di Springfield ha giustamente immortalato nel 2013, con la presentazione affidata niente meno che a Larry Bird. La famiglia, in una nota, ha chiesto rispetto per un addio riservato – la cerimonia di cremazione è stata privata – e lo ha ricordato come un uomo che per quindici anni ha lottato “con coraggio, dignità e resilienza”, rimanendo un modello anche fuori dal parquet.




