Elezioni in Marocco, il Pam vince ma la coalizione di governo perde consensi

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il Partito autenticità e modernità (Pam) si è affermato come prima forza politica alle elezioni legislative marocchine, svoltesi ieri, conquistando 97 seggi su 395 alla Camera dei rappresentanti. Secondo i risultati provvisori diffusi dal ministero dell'Interno, il Raggruppamento nazionale degli indipendenti (Rni) segue con 66 seggi, mentre il partito Istiqlal si ferma a 65.

Il Partito giustizia e sviluppo (Pjd), formazione di ispirazione islamista che aveva guidato il governo tra il 2011 e il 2021, torna a occupare una posizione di rilievo con 54 seggi, dopo il crollo elettorale della tornata precedente quando ne aveva ottenuti appena 13.

Un ridimensionamento per la maggioranza uscente

Se i dati provvisori trovassero conferma definitiva, la coalizione che ha sostenuto l'esecutivo uscente ne uscirebbe complessivamente indebolita, nonostante il Pam sia l'unico dei tre partiti di maggioranza ad aver guadagnato terreno, passando dagli 87 seggi del 2021 agli attuali 97. Il Rni, che guidava la coalizione con il premier Aziz Akhannouch, accusa la perdita più consistente, scendendo da 102 a 66 seggi. Anche l'Istiqlal arretra, da 81 a 65.

Nel loro insieme, le tre formazioni conservano comunque 228 seggi, una soglia che, se confermata, permetterebbe loro di disporre ancora della maggioranza assoluta, fissata a 198 voti.

L'affluenza più bassa degli ultimi vent'anni

Il dato che emerge con maggiore evidenza è però quello della partecipazione al voto, ferma al 38,08 per cento a livello nazionale, il livello più basso registrato nel Paese dal 2007. Nelle elezioni del 2021 l'affluenza si era attestata intorno al 50 per cento. Il calo appare particolarmente marcato tra i più giovani: solo il 4 per cento dei cittadini nella fascia d'età compresa tra i 18 e i 24 anni risulta iscritto nelle liste elettorali, un elemento che contribuisce a spiegare la contrazione della partecipazione complessiva.

Il contesto delle proteste giovanili

Il voto arriva a circa un anno di distanza dalle manifestazioni che, a partire dalla fine di settembre 2025, avevano visto scendere in piazza migliaia di giovani marocchini su iniziativa del collettivo Gen Z 212, nato su piattaforme di messaggistica e rapidamente diffusosi attraverso i social network. Le richieste riguardavano il miglioramento dei servizi pubblici, in particolare sanità e istruzione, la lotta alla disoccupazione giovanile e una maggiore trasparenza nella gestione dei fondi pubblici.

Tra gli episodi che avevano alimentato la mobilitazione, l'attenzione dell'opinione pubblica si era concentrata sulla vicenda dell'ospedale pubblico di Agadir, dove, secondo quanto riportato dalle organizzazioni per i diritti umani, diverse donne erano morte in circostanze che avevano suscitato indignazione.

Le tensioni sui giovani e il peso del calcio

In vista delle elezioni, il sistema elettorale marocchino aveva introdotto alcune modifiche pensate per incentivare la partecipazione politica delle fasce più giovani della popolazione. Le nuove disposizioni prevedono un sostegno finanziario maggiorato per i partiti che candidano persone di età inferiore ai 35 anni e una riduzione da 40 a 35 anni dell'età massima dei candidati che le formazioni politiche devono collocare in testa alle liste per accedere al finanziamento pubblico.

Nel frattempo, il dibattito pubblico ha continuato a intrecciarsi con il tema dei grandi eventi sportivi: il Marocco si prepara a ospitare la Coppa d'Africa nel dicembre prossimo e, insieme a Spagna e Portogallo, il Mondiale di calcio del 2030, investimenti che durante le proteste erano stati criticati da alcuni manifestanti, i quali avevano chiesto priorità diverse per la spesa pubblica.

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