La nuova rotta segreta di Hormuz e il “pedaggio” iraniano: così le petroliere sfidano il blocco

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre le cancellerie di mezzo mondo discutevano all’Onu della possibilità di usare la forza per riaprire lo Stretto di Hormuz, qualcosa si muoveva già silenziosamente sulle rotte tracciate dai computer di bordo delle petroliere. Negli ultimi giorni, un’analisi approfondita dei dati AIS – quelli che i navigatori commerciali utilizzano per evitare collisioni, ma che in tempo di guerra diventano preziosi strumenti di spionaggio – ha rivelato l’esistenza di un percorso alternativo, una sorta di "corridoio segreto" che si snoda lungo le coste dell’Oman. Non si tratta di fantascienza, bensì di una strategia di sopravvivenza messa in atto da almeno quattro grandi navi commerciali tra cui figurano petroliere, una nave da carico battente bandiera indiana e, particolare di non poco conto, una metaniera per il trasporto di GNL. L'obiettivo è uno solo: uscire dal Golfo Persico senza passare sotto il giogo del controllo esercitato dalle guardie della rivoluzione iraniana.

Il doppio binario di Teheran e il ruolo di Parigi

Questa nuova geografia navale, che gli analisti del Lloyd's List hanno ribattezzato "sistema a doppio corridoio", contrappone idealmente la vecchia rotta di guerra – quella che passa sotto il tiro dei missili antinave della Repubblica Islamica – a una direttrice meridionale più sicura, sebbene non del tutto libera da condizionamenti. Il dato geopoliticamente più caldo, tuttavia, riguarda la posizione assunta dalla Francia. In un contesto dove gli Stati Uniti premono per un intervento militare, Parigi ha scelto una linea autonoma: all’Onu, il presidente Emmanuel Macron si è schierato al fianco di Russia e Cina per bocciare l’uso della forza. E non appena la polvere della votazione si è posata, ecco materializzarsi un passaggio che sembra quasi una ricompensa. Una nave portacontainer della compagnia francese CMA CGM, colosso mondiale del trasporto marittimo guidato dalla dinastia franco-libanese dei Saadé, ha attraversato lo Stretto senza colpo ferire. La nave, battente bandiera maltese, ha compiuto la traversata utilizzando la rotta settentrionale, quella controllata direttamente dall'Iran, prendendosi persino la cura di esporre un "identificativo" particolare sul proprio trasponder: la scritta "Owner France" (proprietario Francia).

Larak, il "casello" che nessuno ammette di pagare

Ma come è stato possibile, in un mare minato e monitorato, ottenere un simile lasciapassare? Il segreto sembra celarsi in un lembo di terra poco lontano dalla costa iraniana, l’isola di Larak. Qui, secondo le ricostruzioni degli esperti di sicurezza marittima, si trova una sorta di "casello" obbligato. Le autorità di Teheran, impossibilitate a controllare l'intero Golfo, hanno accentrato il traffico in una corsia preferenziale che costeggia le loro acque territoriali; chi passa di lì, se non è considerato "nemico", può procedere, ma a caro prezzo. Negli ambienti della marina mercantile si mormora che la stessa nave francese abbia dovuto corrispondere un pedaggio, una cifra che secondo indiscrezioni raccolte da fonti specializzate potrebbe aggirarsi attorno ai due milioni di dollari per attraversamento. Non esistono conferme ufficiali – la diplomazia dell’oro nero non ama le ricevute – ma gli analisti di Windward sottolineano come il transito di queste imbarcazioni sia stato coordinato e autorizzato preventivamente dai Pasdaran. In sostanza, Teheran ha trasformato un collo di bottiglia in una risorsa finanziaria, selezionando i beneficiari del transito in base alla loro vicinanza politica o alla loro disponibilità a pagare.

La rotta di Muscat e la sfida delle superpetroliere

C’è però un’altra strada, forse più insidiosa per la strategia iraniana, che sta emergendo in queste ore. Contemporaneamente al passaggio della nave francese, altre tre grandi navi – tra cui due superpetroliere e una metaniera – sembrano aver tentato un’entrata nel Golfo tenendosi strettissime alla costa dell’Oman. Si tratterebbe di un percorso che evita completamente le acque territoriali iraniane, utilizzando un vuoto normativo creatosi dopo lo scoppio delle ostilità. Gestite dalla Oman Ship Management Company, queste imbarcazioni hanno battuto bandiera del Sultanato, un paese tradizionalmente mediatore ma che ora rischia di ritrovarsi al centro della tempesta. Il fatto che Teheran abbia annunciato di star "drafting a protocol" (redigendo un protocollo) proprio con Mascate per la supervisione del traffico dimostra quanto questa falla nel sistema sia percepita come pericolosa dalla leadership iraniana. Mentre le superpetroliere restavano in attesa nel mar Arabico – alcune di esse sono bloccate ormai da settimane con i serbatoi pieni – si è concretizzata l’ipotesi che la comunità internazionale stia cercando di creare un’alternativa fisica al "casello" di Larak. Una sorta di corsia preferenziale per le merci strategiche che, se resa operativa, potrebbe restituire fiato all’economia globale senza dover necessariamente sparare un colpo.

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