Unicredit e Banco Bpm, il governo fissa i paletti: Orcel valuta la mossa

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La scalata di Unicredit su Banco Bpm, un’operazione da 14 miliardi di euro, si scontra con le prescrizioni imposte dal governo, che hanno spinto la banca guidata da Andrea Orcel a prendersi del tempo per valutare l’impatto delle nuove condizioni. «L’offerta è approvata con prescrizioni il cui merito non è chiaro», si legge in una nota rilasciata nella serata di venerdì, in cui la banca ha sottolineato la necessità di analizzare la fattibilità delle richieste, anche in relazione agli effetti su azionisti e sull’intera operazione di fusione.

Tra i vincoli posti dal ministero dell’Economia, guidato da Giancarlo Giorgetti, spicca l’obbligo di mantenere invariato, per i prossimi cinque anni, il rapporto tra impieghi e depositi in Italia, oltre a garanzie sull’aumento del credito a favore di pmi e famiglie. Un documento di 12 pagine, firmato dalla premier Giorgia Meloni e dallo stesso Giorgetti, precisa inoltre che Unicredit dovrà completare l’uscita dal mercato russo entro nove mesi, una misura che rappresenta un aggiustamento rispetto alle proposte iniziali del Tesoro.

La decisione di attivare il golden power ha però diviso la maggioranza. Antonio Tajani, ministro degli Esteri e leader di Forza Italia, ha espresso la sua opposizione in un’intervista a La Stampa, definendo «sbagliato» l’intervento dello Stato in un’operazione di mercato. «Non si deve usare il golden power su Unicredit», ha dichiarato, marcando così una distanza dalla linea di Meloni e Giorgetti.

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